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Archive for the 'ogni lasciata è persa' Category

Waka Waka, a true story

Non è propriamente nello stile di questo blog (ammesso e non concesso ne abbia mai avuto uno), però mi sembrava giusto scrivere un piccolo fucus on che avesse per protagonista il tanto discusso inno dei Mondiali.

La scelta, diciamolo, è stata una lama a doppio taglio per la giovinetta colombiana. Senza nulla voler sottrarre al successo discografico (che, indubbiamente, sta rappresentando) e alla popolarità del brano (più che duttile nelle declinazioni estive, dal villaggio turistico, ai passaggi radiofonici, alle discoteche).

Per chi non avesse già spulciato Google, vi porto un riassunto delle puntate precedenti.

C’era una volta un pezzo camerunense del 1986, dei Golden Sounds.  Il pezzo si chiamava Zamina Mina (Zangalewa, sottotitolo) e vinse addirittura un Disco di Platino. Divenne, oltre che tormentone, anche colonna sonora per le truppe del Camerun. Nel testo sono presenti notevoli riferimenti di sprone al coraggio, ai combattimenti, ai soldati

Sei un buon soldato
scegli le tue battaglie
ti dai da fare,
e ti pulisci dalla polvere
torni in sella
sei in prima linea
tutti guardano
sai che è una cosa seria
ci stiamo avvicinando
non è finita

In pochi lo ricorderanno, ma Jovanotti studiò una simile operazione, adottata in seguito come sigla di apertura del telefilm Classe di Ferro. Sto parlando di ASSO. Forse (e dico forse, bisognerebbe domandarlo a Lorenzo Cherubini), il tormentone ASSO, prendeva spunto dall’aviazione americana e dalla definizione  Aces, utilizzata per nominare chi, in battaglia, si era distinto per aver accoppato almeno cinque nemici. O forse, ancora, dal PASSO da parata (poi troncato in ‘ASSO), insieme a CADENZA e RUOTARE (più plausibile). Non è ben chiaro. Nella marcia composta, fu inserita anche la classica “sveglia militare”, tipica dei corpi armati. Nessuno però, all’epoca, si pose il quesito del se e del come  Jovanotti  avesse plagiato l’Esercito Italiano, o chi per esso.

Certo, non vinse il Disco di Platino. E non divenne neppure una Hit come inno dei Mondiali per il football.

Ma lasciamo la Classe di Ferro, e torniamo al Camerun. Anzi, no. Facciamo un salto nella Repubblica Domenicana, dove spopola un trio di sbarbate cotonate. E’ il 1982, si fanno chiamare  Las Chicas del Can, e sono specializzate in cover e rivisitazioni dei classici in stile merengue. Largamente usati e abusati, brani ballabili, ritmati. Alcuni originali, altri no. La Media María, Sukaína, Juana la Cubana, Culeca, Ta’ Pillao, Fuego, Fiebre, and Las Pequeñas Cosas animano le strade e i festival, raggiungono anche programmi televisivi seguitissimi.

Wilfrido Vargas, loro pigmalione e manager, cura arrangiamenti e coerografie per le ragazze su tutti i brani, tra i quali EL NEGRO NO PUEDE, nel 1982, rivisitazione del WakaWaka Camerunense, in un secondo momento (1987) riportata in auge dal cantante spagnolo Georgie Dann, ed esportata in Francia e Germania con un nuovo sound.

In pochi lo hanno detto che, Wilfrido Vergas, non è l’ultimo stupido sulla faccia del globo terrestre. Vincitore di un Grammy Award nel 1991, vanta una carriera storica che lo ha incoronato Re Assoluto del Merengue. In pratica, Vergas sarebbe il Michael Jackson della musica Latino Americana.  Nel 1994, apriva il prestigioso Festival del Carnevale di Barranquilla, davanti ad un pubblico di 30.000 persone. Tra la folla, sicuramente, c’era anche la giovane Isabel Mebarak Ripoll, diciassettenne, oggi conosciuta da tutti come la popstar Shakira.

Se domanda 11 milioni di euro Vargas,  oggi, alla bionda Shakira  per il presunto plagio di WakaWaka, lo fa per una ragione di immagine (oltre che di denaro). Sarà divertente vedere come andrà a finire.

Chi plagia chi? E, soprattutto, secondo quale dinamica?

Qui ci sarebbe da domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Nel senso che il termine WakaWaka, e relativo ritornello cantato, era già nel gergo dei marmittoni da tempo immemore. Dunque, i Golden Sounds, altro non fecero che ritrasporlo in una marcetta orecchiabile al ritmo di classici passi da parata militare africana. Vargas, a sua volta, gli avrebbe dato un’identità più ferma e riconoscibile, cesellandolo e dandogli un packaging dal respiro internazionale, forte anche della sua popolarità come personaggio e stella della musica latino-americana.  Tra i due litiganti, il terzo (come sempre) gode e, per quel che immagino, Shakira ne uscirà indenne, così come il suo co-writer e la sua casa discografica Sony. La quale casa discografica, comunque, con gli introiti del pezzo (pure uscendo perdente da eventuali cause giudiziarie), potrà abbondantemente coprire  indennizzo, spese legali, danni d’immagine, varie ed eventuali.

Elementare, Watson.

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de Re-impasti

Prendo al volo una roba scritta da Fran come spunto. E sarò breve. Brevissima.

Lo giuro.

Compilando da zero il mio account su LinkedIn, ho controllato come, in tanti anni di onorata e inarrestabile carriera, a questo punto, dovrei già esser bella che pronta al pre-pensionamento. Ma il Mondo non gira sempre come vorremmo…

Anzi. Diciamo che non gira proprio. E se gira, quando gira, nei miei pensieri all’incontrario va.

Procedendo secondo l’assioma di Murphy

…se qualcosa può andare male, lo farà.

Mucciante, nuovo padre-padrone di RadioDue, mette alla porta i grandi professionisti che han fatto il successo della Radio giallo/arancio della RAI, per dar spazio a fenomeni da baraccone, ballerine e nani dislessici.

Non firmerò petizioni. Non invierò mail. Non protesterò ad alta voce.

Proverò solo pena per chi non comprende il mio genio a basso impatto culturale e, soprattutto, low-cost.

A quest’ora, credo, una one-woman-show come me, tra Timperi e Pastore, ci sarebbe stata da Dio…

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Siamo alla frutta.Secca.

—–>Questo è un post da corda insaponata appesa in cima al doccino del bagno, avverto per correttezza.Ma l’analista costa una cifra, ed io sono quasi al verde.<—–

the poor poet

Mentre ho promesso mari&monti di video, articoli, post dal piglio vivace e gioioso ad amici, brand nazionali e testate di varia natura, mi ritrovo qui a scrivere di cose che non vorrei.In un momento che non vorrei.Con uno stato d’animo che, decisamente, non vorrei.

Dopo il Natale rattoppato, secondo in classifica dopo la venuta di quel Gesù che, tanto, a Pasqua, massacreremo per l’ennesima volta (spiegatemi cosa si festeggia nella nascita di un ragazzino da trucidare con sistematica programmazione…), in casa Maggi, il caro, vecchio  Santa Claus (Klaus?Clauz?Colino?) ha deciso pure di bloccare alla frontiera la parrucchetta nuova di mia madre, quella ordinata ai crucchi, due mesi fa.

Insomma, è un duemilaeotto triste.Triste da manuale.Senza tacchinella, senza aperitivi, senza stelle filanti, senza grandi propositi per grandi anni a venire.Qui si vive giorno per giorno.Ad un livello che Oliver Twist, quando vuol far commuovere i bambini mentre fiocca la neve, prende e racconta due o tre capitoli de “la Vita in casa Maggi”davanti al camino di casa.

Ho il fegato in sciopero, l’asma bronchiale, il colorito di una tisica in fase terminale.

E sono stanca.

Se proprio devo dirlo, sono stanca un pò di tutto.E di tutti.

Sono stanca dei muscoli tirati ogni volta che si litiga con i Miei (eh si, il Mulino Bianco è stato raso al suolo e “La Piccola Fiammiferaia” è il tabloid più gettonato), stanca di cercare di far pace per forza con chi giudica per non esser giudicato (l’ultima Cenerentola si chiamava Pretty Woman… non vi pare abbastanza indicativo del fatto che anche le Favole stiano degenerando?), stanca di sbattermi per due soldi, cercando con le unghie e con i denti di mantenere uno sputo di dignità professionale. Stanca di sognare l’Amore quando poi, alla fine, non posso viverlo.E stanca di provare una profonda invidia e senso di belligeranza totale nei confronti di chi è più felice di me, anche se solo in apparenza.

Questo è un blog personale.Non dovrebbe.Ma lo è.

E non ha sottotitoli.Perchè non può permetterseli.

Perchè quando finisci di lavorare nel cuore della notte, dando per certo che qualcosaqualcosa l’avrai sbagliata e domani, sicuramente, ne sbaglierai qualcuna di più, ti rendi conto che la pazienza è agli sgoccioli e che piangere serve a poco.Anche se sarebbe tanto liberatorio.

Le delusioni cocenti, i dolori profondi, le ferite purulente, quelle che vivo, le conosco solo io.E chi mi vuol bene.O me ne ha voluto.Per davvero.

E’ un Capodanno senza bottigliate, concerti in piazza, cenoni da doversi sbottonare i pantaloni.

Il 2008 finirà per molti ma, per me e per Lei, il31 Dicembre, sarà solo un giorno in più sul calendario.

A farmi rabbia è che, dopo tanti sforzi, tanto impegno, tanta dedizione e tanti sacrifici,questo Capodanno  sarà tutto quello che posso promettere a mia Madre.L’impotenza è più deleterea della rabbia.Non comprenderne i motivi, o l’origine o l’antidoto, manda in loop ogni spiacevole pensiero amplificandolo all’Infinito.

Lei non se lo merita e, forse, neanche io.

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De Pignoramenti

Comunicazione Sociale:

se avete contratto un mutuo e, simultaneamente, una bella assicurazione che garantisca serenità alla Vostra famiglia in occasione di un futuro decesso (“fratello, ricordati che devi morire”), fate gli scongiuri, affidatevi al Vs Dio e, soprattutto, auguratevi di non beccarvi una malattia terribile DOPO aver firmato il suddotto carteggio assicurativo.

Inoltre fate un nodo al fazzoletto.

Così vi ricorderete, fra le clausole scritte in piccolo, tra un pianto disperato e l’altro, mentre lottate tra la vita e la morte nelle corsie di dieci ospedali diversi, che avete 30 giorni di tempo dall’avvenuto riscontro del male, per comunicare la notizia all’Assicurazione.

Pena della dimenticanza, essere presi di mira dalla legge come TRUFFATORI o, peggio ancora, veder sfumare anni e anni di premi ritrovandovi, nel peggiore dei casi, con la quattro mura sudate in anni di contributi e lavoro… PIGNORATA.

Io non so chi abbia scritto le Sacre Tavole del DIRITTO CIVILE , però lasciatemelo dire che, codesti geni, potrebbero anche darci il tempo di litigare prima con i primari, poi con le sacche da trasfusione, poi (ancora) con gli uffici delle A.S.L. che devono accertare lo stato di invalidità permanente, poi con le convulsioni, con gli ecocardiogramma di urgenza, con le trasferte low cost da 10 ore in aereoporto, con le liste per il ticket, con le farmacie di turno che dovrebbero essere aperte nei festivi e invece si divertono a chiudere ugualmente.

Ma la Legge, si sa, non ammette ingoranza.

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Chiamiamo le cose con il loro nome

In molti sanno che non ho mai amato l’idea di avere “pagine dei segreti”.La mia vita è un pò un libro aperto e, fin dove possibile, ne ho anche scritto da queste parti senza mai troppa vergogna nè censure.

Da qualche tempo ad oggi, sono desaparecida da qualsiasi blog, et social network, et messenger di qualsiasi foggia e natura, in molti mi hanno contattata chiedendomene il perchè e, con l’impossibile connessione wap, seppure flat, concessami a dueuri settimanali per 100Mb di traffico da casa TIM, spiegarlo a tutti via mail risulterebbe per lo meno improbabile (scrivere mail di una certa lunghezza sul nokia6101 è roba da tendinite).

Bene.Mi pare corretto, anche nei confronti di tutti coloro con i quali ho preso impegni, lavorativi e personali, scrivervi qui quanto accade attualmente nella mia esistenza.Due amici carissimi me l’hanno consigliato e, dunque, eccomi a spiegare.

Chiamiamo le cose con il loro nome, senza girarci troppo intorno: mia madre ha un tumore.Uno di quelli rompicoglioni, che non operi senza adeguata chemioterapia e che anche con la chemioterapia non sai bene dove ti porteranno con il passare dei giorni.Ha rinunciato ai suoi fluenti capelli biondotinti, optando per un taglio alla Sharon Stone (qualcuno continua ad avere il tatto da elefante dicendole che sembra Stephanie Forrester), in prospettiva dell’imminente caduta (già abbiamo passato in rassegna un cospicuo numero di parrucche interessanti).

Insomma, un tumore.E non una massa cellulare, e non un carcinoma, e non una formazione.Proprio un tumore.Con relativi dolori, stati depressivi, crisi ansiogene, problemi legati al reperire assistenza specialistica, e l’assoluta inabilità nello svolgere le classiche mansioni da family-woman.

L’addendum è che, dall’essere la brava fancazzista-figlia-irresponsabile, ora giro in crestina e grembiulino domandando a tutti “cosa gradite per cena”, o brandendo il mio spazzolone in microfibra contro il cane se si azzarda a lasciarmi le pedate sul pavimento bagnato.

La notizia in sè per sè potrebbe rientrare nella serie “e chi se ne frega“.

Vi capirei anche.

Non ho remore nel confessare che, quando capita agli altri si dice sempre “a me tanto non succede, pace“.E qui vi sbagliate.Perchè nel nomadismo forzato, legato alla malattia (tra medici, corsie di ospedale e flebo penzolanti), è stata una passione di Cristo anche solo vedere ragazze giovanissime e tante altre madri di famiglia, costrette dal tumore ad abbandonare una vita fatta di sorrisi e quotidianità.

In pratica vi sto dicendo, fate controlli periodici.FATELI.

E quando passano quelle pubblicità che vi invitano ad una mammografia o allo screening del vostro utero, non cambiate canale sbuffando ed esclamando “che palle”.Questi, sono mali che, presi per tempo, la moderna scienza può combattere e GUARIRE.

Come dice mio padre, siamo tutti sotto gli occhi del cielo.Fare gli scongiuri oggi, leggendo questo post, non vi aiuterà quando (mi auguro mai), qualcuno dovesse dirvi che “è troppo tardi”.

Non è mai troppo tardi per la prevenzione.E non è mai troppo tardi per assicurare la propria vita in mano ad un medico specialista.

Adesso lo sapete.E l’ho capito anche io.Che un TUMORE, finchè non lo chiami con il suo nome, in fondo, non fa tanta paura mentre, invece, dovrebbe mettervene addosso da brividi.

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La Guerra dei Trentenni

Quasi tutti i quarantacinquenni che conosco (anno più anno meno) sembrano più giovani di me di almeno vent’anni.Uno fra tutti, incontrato la settimana scorsa, saltava come un grillo sulle note di Mika, dopo aver perso venti chili con una drastica dieta.Con terrore&sgomento apprendo che sta con una giovincella, bellina e simpatica, riuscendo anche a tenerle il passo.

Son cose.

Poi arriva N., che non pago del rappresentare il mio desiderio più profondo inespresso ed inesprimibile, ha anche il coraggio di narrarmi della sua spropositata ars amandi con la compagna ( a volte un pò ritrosa, dice sbuffando ), sboroneggiando come un superman di non fermarsi neanche davanti a due costole incrinate da una brutta caduta, pur di dar sfogo alla sua maschia virilità.

Son aricose.

L’altro è V.: single da un pò, ha girato mezzo stivale e parte dell’Europa del sud, lanciandosi in numerosissime relazioni con donne fottutamente giovani, riuscendo a rendersi INDISPENSABILE e desideratissimo. Agevolato dal suo lavoro, è passato da un volo all’altro anche solo per rubare il WE d’amore del momento e per godersi questi squarci di rinata gioventù ( e quanto s’incazza se lo saluto dicendogli “ciao vecchio!”).

Cosissime.

Insomma è una tragedia.Più li sento parlare più mi rendo conto che i mei 31anni sono anidride carbonica per il pianeta.E basta.Io respiro, mi nutro, all’occorrenza inquino. Consumo ( il minimo indispensabile ) e scendo il cane per pisciarlo.

Il mio fidanzato, trentenne come me, è idem alla frutta.

Torna da lavoro, si mette in poltrona, trova le forze raccattate per sbaglio al mercatino dell’usato lanciando due urletti davanti alla partita; magari se gli gira giusto fa palestra per mantenersi in forma (così sti quarantacinquenni li prendiamo un pò per il culo facendoli sentire dei rottami, nonostante l’energia indubbia che celano dietro le rughe e la pancetta).

Io manco quello.

Cioè, l’attività fisica è contraria alla mia Religione, fumo come una dannata, bevo all’occorrenza, ingurgito schifezze e non curo la pelle con creme specifiche. Se mi va di lusso mangio uno yogurth, che è la cosa più salutista che so fare ( sempre che mi vada di arrivare fino al supermercato per effettuare l’acquisto).

Morale:

ma che fine han fatto quei meravigliosi quarantacinquenni consci di portarsi addosso quasi mezzo secolo?

E, soprattutto, che fine faranno le povere trentenni, come la sottoscritta, quando ‘sti stronzi avranno conquistato il Mondo?

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BlogBeer.O ci sei, o ci sei!

Quando una Principessa degli Inferi a caso, ti minaccia via twitter, volente o nolente devi seguire il richiamo della ragione.Del resto, in una regione ad altissimo tasso blogghereccio come la Puglia, quando si organizza cotanto eventino, mancare è da fessi.

Ve lo dico senza giogioneggiare.

Anche perchè la BlogBeer Pugliese, vuol dire peace&love oltre che social allo stato puro.

La BlogBeer è stata anticipata al 1 giugno 2008 ore 20.00 ovvero dopo la conclusione del CreativeCamp.Alla Cantina della Birra del Birrificio Artigianale Birranova (Triggianello, frazione di Conversano (BA).

E’ una domenica del week end lungo che comprende anche il 2 giugno. Quindi chi viene da fuori può anche fermarsi a dormire già dal sabato.

Assicura Manila, oltre il CreativeCamp del sabato, una passeggiata tra le campagne della Murgia, tour Polignano-Grotte di Castellana-Alberobello.Per il pernottamento, chiedete e troveremo una soluzione per tutti.

Disertare è vietato.Non esisteranno impegni lavorativi o fidanzate rompiballe.

O ci siete, O CI SIETE.

Se no, a vostro rischio e pericolo, chiamo Graziano, che vi fulmina le CPU a tutti solo con un sguardo.

Siete avvertiti.

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Perchè io valgo

L’essere naturale è semplicemente una posa, la posa più irritante che conosca.

Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”

Mi sono sempre domandata come facessero gli americani ad avere sempre la foto giusta, per il momento giusto, con il trucco giusto, con il sorriso giusto, con le luci giuste.

A partire dalla mitica immagine di Laura Palmer come reginetta del ballo studentesco, per finire alle varie foto dei supervip, ritratti nella perfezione del technicolor.

Mai un brufolo, niente occhiaie, nessuna ruga di troppo.

Per non parlare dell’effetto “perchè io valgo”, molto Milla Jovovich nelle pubblicità de l’Oreal che, alla fine, dici porcazozza “è vero, quel fondotinta farà i miracoli”.Poi, dopo una retata in profumeria, spalmandotelo in faccia sembri Edward Scissorhands alle prese con i prodotti Avon…

Il segreto di grandi e piccini, l’elisir di eterna giovinezza, la garanzia totale di una bella faccia da prima pagina, anche quando sei morto e la famiglia deve ceramicarti nella speranza del mondo che verrà amen, si chiama

Portrait Professional Max

In cinque semplicissimi click, è possibile far credere all’amico speciale di chat in Norvegia tu sia una strafiga dalla pelle di velluto (anche se, magari, hai dei crateri da acne giovanile che neanche i mari della Luna), piuttosto che celare nel tuo album su flickr l’incalzare del tempo segnato da quintali di rughe o cancellare per sempre l’aria stanca data da due borse della spesa violacee sotto gli occhi.

Sbiancatura dei denti, sorriso smagliante, doppiomento azzerato.Per la modica cifra di, circa, 50 sacchi.

Grazie a questo programma elementare, non è necessario essere maghi del photoshop e, soprattutto, non rischieremo mai di fare la fine di Dorian Gray.

Perchè io valgo.

E voi?

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Ho vinto le Elezioni 2008

Votando PD.
Convinta di chi votavo.
Votando correttamente.
E continuando ad essere convinta del mio voto.

Io ho vinto.

E con me, ha vinto chiunque sia andato a votare PD, convinto che una Sinistra diversa esiste, che si può ancora cambiare, che siamo ancora in corsa per fare una giusta Opposizione.

Io ho vinto.

E non ho intenzione di piangermi addosso per lo PsicoNano al Governo.Perchè, grazie al Cielo, ho solo 30anni e credo fermamente in Walter Veltroni ed in questo partito.
L’Italia la fa il Popolo, quello vero, quello che agisce nel quotidiano e che, con la propria voce potrà e saprà anche dire di NO ad un Leader come Silvio Berlusconi.

La nostra chance non finisce oggi, ma comincia dove i numeri restano tali e le persone continuano a costruire uno Stato migliore.

Io ho vinto.Comunque.

E voi?

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Isoliamoci!Ovvero: sull’Isola dei Famosi di Second Life…

Dopo un lungo silenzio, potrete trovarmi… qui!


if5_secondlife.jpg

Perchè, si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio e, anche questa volta, il fascino assassino del reality mi ha fatta sua…

I più fortunati (?!) che avranno comprato, oggi, una copia de “la Gazzetta del Mezzogiorno”, potrebbero anche leggere una mia intervista in merito alla nuova esperienza.

E adesso sbizzarritevi pure con i commenti.

Nel mentre, Vi aspetto numerosi su Second Life al live del giovedì, che si terrà in LA CITTADELLA – MAGNOLIA , per goderVi parte delle mie scorribande virtuali.

E se non mi trovate, guardate bene Mauve Boucher… potrebbe sembrarVi di averla già vista da qualche parte!

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