Archive for the 'la nostalgia del passato' Category
Un cuore nomade.
Il tuo cuore è nomade, così come il nostro, errante per mari e monti, come una rondine senza nido…
Accadde tutto diversi anni fa. Ero in compagnia di un amico. In realtà un semi-sconosciuto.
Iniziò a parlarmi di un mistero, ambientato nel sud della Francia.
Era una leggenda affascinante, e lui la raccontava davvero bene. E c’era un prete, in questa narrazione. E una chiesa. E con la chiesa mille e mille simboli ancora. E cartine. E dell’oro. Tanto oro. E c’erano santi. E statue. E un demone.
E c’era una donna, da qualche parte. E dell’amore, magari del sesso. Non ne sarei troppo sicura. Non lo era neanche il semi-sconosciuto.
Quella donna si chiamava Emma. Emma Calvé.
Non saprei spiegarlo meglio, non ora. Ma la donna divenne, da quel momento, parte integrante della mia vita.
Il semi-sconosciuto scomparve, nel buio di una soffitta polverosa (cosa che accade spesso, se t’invaghisci di un bardo incontrato per caso). Ma Lei restò. Con i suoi amanti e quella voce decisa, pronta a conquistare il mondo sulle ali della musica, avvolta nel profumo delle rose che si materializzavano dietro le quinte e costretta dai lacci in quei corsetti, sempre troppo attillati. Da togliere il fiato.
Con una parte da recitare segnata sullo spartito e nell’anima. Da tutti idolatrata. Amata, da nessuno. Forse.
La bellezza senza tempo è in una storia ancora mai cantata.
Il semi-sconosciuto non poteva saperlo, e neanche io.
Un giorno, sarei stata invitata a parlarvi di questa bellezza, e del suo cuore nomade, per svelarne il segreto più grande.

Elogio del materasso
Un ricordo abbastanza vivido, nella mia mente, è ancora l’immagine mia e di mia nonna Leda nel letto. Sedute, per ore ed ore. Nel cuore della notte o con le prime luci dell’alba.
Il mondo continuava a girare. Mentre noi eravamo lì. Con nonno Vittorio nella sua stanzetta, pronto a portarci la colazione sul vassoio, appena sveglio. Circondato dai suoi cani, interrompeva per pochi preziosi attimi quell’atmosfera speciale.
Leggevamo, sul materasso. E guardavamo soap opera, le prime. C’era Febbre d’Amore. Non ce ne perdevamo una. Gli autori erano gli stessi di Beautiful, i fratelli Bell. Non che a mia nonna importasse molto e, tutto sommato, neanche a me.
Si cuciva, nel letto. Mia nonna Leda faceva e disfava costantemente. Casacche, pullover, gonne, vestiti. Aveva le mani magiche e idee originalissime. Ogni abito doveva avere le tasche.
Anche io, qualche volta, prendevo ago e filo in mano per essere come lei. Ma no, non era esattamente la stessa cosa.
Il letto di mia nonna Leda era il centro della casa, un fulcro indispensabile di tutte le attività. Sul letto di nonna si discutevano i pagamenti, si cenava, si pranzava, si faceva colazione, si confabulava dei rotocalchi rosa.
Nonno Vittorio ne comprava quintali, per Lei. Stop era il nostro preferito. Adoravo quelle pagine in bianco e nero con la grande scritta rossa.
Nonna Leda era una donna attiva, al di là di quanto si possa credere; come un generale sicuro, dal suo letto, impartiva ordini con polso fermo e piglio deciso. E tutti scattavano sull’attenti. Tranne me, che ero il suo secondo in carica, nell’altra metà del materasso.
A tutto questo ho pensato, aprendo il mio divano letto, ieri sera. Riscoprendo il piacere di sentirmi per la prima volta, dopo tanto tempo, padrona delle mie cose, della mia vita. Il telefono a portata di mano, la tv ad ore dodici, il netbook sulle gambe, la colazione portata a letto dall’uomo.
Ed ho elogiato il materasso, caricabatterie indispensabile, fonte di ispirazione, luogo mistico e affascinante. E mia nonna Leda, cui somiglio sempre di più, nel bene e nel male, ogni giorno che passa.
Orgogliosamente. Un po’ regina, un po’ poeta.
No commentsLa donna più bella del mondo
Credo poco in tutto. Negli alieni, negli spiriti, nel voodoo e nella reincarnazione.
Se volessi credere, però, in maniera più ferma e convinta, crederei certamente di essere appartenuta ad un’epoca diversa. Fatta di grandi passioni e di eventi mondani. E mi proietterei lì, ai primi del ’900, fra circoli bohemienne ed abiti sfarzosi. Nella culla dell’emancipazione femminile, quando l’arte era paradisiaca e fitta di demoni, quando gli artisti portavano gloria e dannazione, edulcorati di crinoline e merletti, e bustiere, e acconciature piumate.
Quello, sarebbe stato il mio posto.
Della curiosità sfrenata per una cantante lirica francese, Emma Calve, ormai già molti sanno. Oggi, però, complici la tv satellitare, una Lollobrigida portentosa ed un Gassman somigliantissimo a Rupert Everett, mi sono avvicinata all’ Italianissima Lina Cavalieri… “La donna più bella del mondo”, così come tutti ne parlavano, e come ne scriverà Di Tizio, nell’omonimo libro-biografia, prefatto da Dacia Maraini, del 2004.

Corpo sinuoso, voce di velluto. Ammiccante come una provinciale ripulita bene, sfuggente come la più regale delle Maestà. Gabriele d’Annunzio le dedicò una copia del romanzo Il piacere (1899) definendola la massima testimonianza di Venere in Terra.
Quelle sue piccole e bianche mani, solcate dall’umile lavoro di fioraia e piegatrice di giornali a Trastevere, non la svelarono mai per la popolana strappata alle vie di Roma che fu. Perché, come diceva Coco Chanel
Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità.
Cantò in quasi tutti i maggiori teatri d’opera del mondo. I suoi mezzi canori come soprano lirico erano piuttosto limitati ma, al pubblico, interessava più vederla che udirla, per la splendida bellezza, l’eleganza del portamento, le pettinature sontuose. Nel puritanesimo della scena lirica, la Cavalieri portava una eccitante atmosfera di raffinata sensualità.
Una cartomante parigina le predisse che, un giorno, sarebbe violentemente morta. Così infatti accadde: in un attacco aereo del 6 Marzo 1944 su Firenze, una bomba distrusse la sua villa seppellendola sotto le macerie.

Così tornò nel nulla una delle più belle donne del mondo. Per sempre.
Amo queste donne. Amo le loro storie. Amo l’ardere del fuoco devastante che ne segnò il cammino, e le foto patinate sui manifesti che tappezzavano cuori e città con la loro imago.
E sogno. Di poter tornare indietro, nel tempo, seguendo le loro orme, sentendone il respiro dalla mia bocca, per riportarle come eterne, nel ricordo di tanta perfezione.
32 commentsMorte di una povera falena
Con le poesie son sempre stata negata. Dal liceo ad oggi. Non so scriverne, non so leggerne. Però, Carpeoro, Lui, si, sa bene come rendere cose, situazioni, immagini, in versi.
E’ il mio Direttore, ma non c’è piaggeria in questo gesto. Solo la voglia di condividere una cosa bella, nella tragedia, perché il ricordo rimanga vivo, intenso. E perché la parola “amore” non venga confinata alle favole etero con principesse simil-barbie e sentimenti da “…e vissero per sempre felici e contenti”. Se c’è una Brendona, per tanti uomini, tanti uomini ne hanno evidentemente bisogno. E non solo per sesso. E non solo per sentimento.
No commentsQuesto strano nostro mondo
che ti impone come amare,
che pretende predicando
che tu sia da definire
o maschile o femminile,
a seconda d’un pendaglio
o di qualche aggiunta vile,
definendo dal dettaglio,
distinguendo Luna e Sole!
Ma tu ora nella Luce,
ne sorridi dolcemente
delle nostre distinzioni …
Dove tutto si produce
sei padrona finalmente
anche delle tue emozioni.
Super Trouper (di Miracoli, Varie ed Eventuali)
Suddenly I feel all right
(and suddenly it’s gonna be)
And it’s gonna be so different
When I’m on the stage tonight*

Vi è mai capitato di essere vittime felici di una festa a sorpresa?
Quelle con gli amici di una vita, quelle che si spegne la luce attendendo l’ignaro, per poi spaventarlo a morte con striscioni, palloncini, macchine fotografiche puntate come uzi, pacchi e pacchettini.
E tutto gira intorno.Quasi non sembra vero.Poter raccogliere tutta quella felicità, tutta insieme, mentre si mangia la torta e si beve spuma con la musica a palla.
Adoro le feste a sorpresa.Adoro la magia unica nel sentirmi un po’ più grande dopo aver spento le fiammelle.
E la consapevolezza che un traguardo in più l’hai raggiunto.Senza accorgertene.
Il mio party inaspettato inizia adesso e, se tutto va bene, potete autoinvitarvi.Tutti.Siete partecipi involontari degli addobbi e delle vettovaglie.Il bello è che non dovrete portare assolutamente nulla, perchè l’avete già fatto.Tutti.
E’ come se mi fossi improvvisamente risvegliata da un lungo, lunghissimo torpore.Edison ci ha portato la sua lampadina e, dal buio, un wikimoment**, i vostri volti hanno preso forma.Vi riconosco ad uno ad uno, ricordo i vostri nomi ed ho una folle voglia di abbracciarvi, e baciarvi. Tutti.
Quasi un mese dal giorno dell’operazione di mia Madre.Non mi pare vero.
L’incubo è andato via e, con i mostri del passato, ogni minima paura legata a quegli istanti.Si chiamano anche Miracoli, da qualche parte, nel Mondo.
Il vero Miracolo, però, siete voi.E lo Staff del S. Gerardo di Monza, Ginecologia. E l’infermiera che assomigliava a Christine Dunst, e lo spilungone figo e riccioluto che mi faceva sorridere da imbecille, e quel dottore che ricordava tanto Neri Marcoré, e la signora dei Giornali, e la macchinetta dell’aranciata fresca al piano terra.Anche quella.
Dei Miracoli, qualche volta, si ha timore reverenziale.
Continuerò ad averne, penso.
Resta che, visto l’happyend (con tanto di titoli di coda), la festa a sorpresa mi ha sconvolta.Sfinita, sfibrata, tremante, devastata, sono crollata al suolo.Non ho voluto vedere, sentire, toccare, stringere… nessuno.Vi ho cacciati tutti da casa mia, pretendendo cinqueminuticinque di silenzio assoluto.
Per il Miracolo, per parlare con me stessa, per prendere fiato dalla meraviglia che il Mondo e la Vita mi avevano riservato.
Ho ripreso letteralmente a sperare, respirare, sognare.Soprattutto.Sognare.
Cosciente che, davvero, il peggio è andato.La mia infinita gratitudine è per Pam (un cuore grande, fatto persona, nonchè la mia migliore amica),FaryVisions, Carpeoro, Alessandra_Elle, Carlo Sabadin, Andrea Beggi, Marina Remi, Lenny, Mitì, Santin, FranFiorini, Ilaria Mazzarotta e Gianluca Neri, Robert di Manualedimari, Gemma e Gianluca, Raffaele, Annabella e Ninni, Giovanni Crescente, Catepol, Vipera, Ferruccio Santulli, Arduino Gentile, Vin Checchinato, Vik Ariel, ColinoCinque, la Room al completo su Friendfeed ed il suo fondatore, Roldano de Persio.
Tiro su l’interruttore, m’ illumino d’immenso. La macchina riparte, un fulmine alla brillantina…
Lo spotlight puntato. Come sulle vere Dive. Si ricomincia. A vivere. Davvero.
Tonight the
Super trouper lights are gonna find me
Shining like the sun
Smiling, having fun
Feeling like a number one*
Si ricomincia.Da Me.
*Super Trouper, ABBA, 1980
** http://blog.gigitaly.it/2008/02/momento-wiki.html
CREDITS
Un particolare ringraziamento alle feste a sorpresa ospitate da Dario Lepore. Incancellabili.
L‘immagine,è una posa per la Canon EOS di Suzukimaruti.
Bridget Jones, spostate…
È di un’ombra e un pensiero che sei innamorata. Non posso darti quello che cerchi.*
Caro Secondo Amore della mia Vita,
dillo che ti suona strano sentirti chiamare così. Che il primo è stato l’Altro, e meno tormentato di te.E stenti a crederci.Dillo.Mi hai rovinato l’infanzia, la prima giovinezza, la pubertà.Il sale delle lacrime versate per te ha inaridito le Lande dell’Anima, su pagine, e pagine, e pagine di diari scritti male, e in fretta.Sotto le coperte, con la torcia.Dopo i giochi della bottiglia e i balli della spazzola rifiutati, dopo il regalo di compleanno con tanto di fiocco (“sai, facciamo finta non sia successo niente, amici come prima”), dopo la mia dignità a domicilio una volta, e anche abbastanza triste.
In quindicianniquindici ( o sedicisedici ) anni, sei rimasto lì, sul piedistallo, frutto dell’arte Ellenica. Perfetto come Apollo, glaciale come un calcolatore degli anni ’70.
Mi sono considerata una tua Creatura da sempre. Forgiata tra i banchi di scuola a botte di Carmelo Zappulla e Mario Merola. Leggendo fumetti e scoprendo il fantasy. Giocando a ZackMcCraken, travestendomi da uomo, bevendo birra e consumando panini. Pedinandoti. Portandoti la colazione a letto. Fotografandoti di nascosto. Mentendo ai miei genitori, pur di starti vicino.
Seconda a tutte. Sempre. Io che non so perdere. Per te sono stata anche medaglia di bronzo, qualche volta. Mentre di bronzo c’era solo la tua faccia. Una faccia da schiaffi, immeritevole delle mie attenzioni, del mio amore incondizionato, dei sacrifici, dell’adorazione pagana.
La sabbia scorre pesante, pesantissima. Il tempo si legge nei nostri capelli. Le strade corrono separate, ma ti seguo attenta e vigile, con la la coda dell’occhio nello specchietto retrovisore.
Non sorpassi. Mantieni una velocità costante.
Sei più o meno mediamente felice, come lo sono io.
E più o meno innamorato, come me.
Con più o meno progetti, più o meno convinti.
Più o meno bello.
Più o meno diverso, più o meno uguale.
Per la prima volta ti stringo senza abbracciarti. E mi immergo in te, senza annegare.
A stile libero attraverso il Canale della Manica. Non sento freddo, non mi tremano i polsi.
Specchiandomi nel tuo sguardo mi scopro donna. Forse più vecchia. Forse più saggia.
Ed oltre lo specchio, il Paese delle Meraviglie. L’emozione non ha voce. Neanche la mia, così finta e impostata.
Seguo il Bianconiglio, il mio Mondo non è più fatto solo da libri con le figure e, tra le pagine, ti scorgo amico e sincero, limpido e luminoso. Sciolgo l’Unico nel magma, una volta per tutte.
Sam: Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa.
Frodo: Noi a cosa siamo aggrappati, Sam?
Sam: C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo.**
* Aragorn ad Eowyn da ” Il Signore degli Anelli-Il Ritorno del Re”. Adattamento cinematografico di Peter Jackson dall’ originale di J.R.R.Tolkien
** Sam a Frodo da ” Il Signore degli Anelli-Le Due Torri”. Adattamento cinematografico di Peter Jackson dall’ originale di J.R.R.Tolkien
Due figli degli anni ’80
Dieci anni.
Ci pensavo ieri sera, godendomi quella meraviglia nostalgica de “I Migliori Anni” con Carlo Conti.Levati Carlo Conti e le due stoccafisse, potrebbe essere anche un bel programma.
Insomma, ci ragionavo con mio fratello, che il mio uomo l’ho amato anche per questa nostalgia canaglia che ci prese telefonicamente nel ritrovarci dopo dodici mesi dal primo incontro.
Parlammo per ore dei HappyDays, delle sigle dei programmi, delle pubblicità tormentone, di Azzurro a Bari (molti di voi neanche sanno che andava più forte del Festivalbar, in quel gioiellino che era il teatro Petruzzelli), del PorcoCane che avevo comprato al negozio di giocattoli.
Dieci anni, tra alti e bassi, neanche più feteggiati tanto dati per scontati, che non mi sembra vero siano passati così in fretta.
Lui, di una bellezza disarmante, con un fisico da paura, i riccioli biondi e le ciglia lunghe.Io, così convinta di voler fare l’attrice (i corsi di dizione, in seguito, a qualcosa sarebbero serviti), con dieci chili in meno ed una valigia di cartone trabordante di sogni.
In mezzo c’è stato il delirio.La paura di perdersi, la gioia nel ritrovarsi, le lacrime ed i sorrisi spesi nel regalarsi quotidianamente piccolissimi attimi di romanticismo e sensualità.
Oggi, noi figli degli anni ’80, sembriamo usciti da una sit-com americana.Così presi dai dialoghi incalzanti e dalle battute al fulmicotone, costantemente affetti dalla sindrome di Sandra e Raimondo.Sempre con Mike Oldfied nelle orecchie e con Truly, Madly, Deeply dei Savage Garden a ricordarci i primi, interminabili baci davanti al semaforo sotto casa mia.
Di battaglie ne sono corse, di volti maschili ne ricordo tanti, tra me e lui, come tentativi stupidi di esorcizzare quella stabilità affettiva che sempre ho voluto sfuggire, nella certezza della personalità da “zia sbandata” che avrei ritrovato specchiandomi nel futuro.
Qualche volta, un paio di quei volti, li incontro nel cuore della notte, come spiriti inquieti e tormentati, presi nella punizione di un Jorel esiliatore e crudele.Non posso rinnegare quanto vissuto con altre persone, mentirei a me stessa chiamandoli stupidamente “errori di gioventù”.
Il risveglio, per me, però, vuol dire solo lui.Vuol dire un porto sicuro dove attraccare con un bastimento carico carico di difetti e virtù.
Vuol dire canzoni, e film, e maratone con tutti i film di Rocky, e lui che sente gli Eagles, ed io che scimmiotto le coreografie di Madonna mentre preparo la cena.
Lui che capisce i miei problemi familiari, che sa aspettare se non possiamo permetterci qualcosa, che subisce i miei umori e gli scazzi, viziandomi e coccolandomi come solo una copertina calda in inverno saprebbe fare.
Lui che non è perfetto (ma chi lo è, in fondo), e che (con qualche capello in meno) mi asseconda in salute e malattia, in ricchezza e povertà.
Lui, che come me, dopo dieci anni, è ancora uno stramaledetto figlio degli anni ’80, quando ci sentiamo telefonicamente e se gli dico “ti sei perso Sabrina Salerno su Rai Uno” mi risponde, con il mezzo sorriso alla Bruce Willis, “tanto io c’avevo il poster di Samantha Fox”.
E’ proprio vero.Gli uomini desiderano le bionde ma, alla fine, si mettono con le more.Per dieci anni.
E come Fonzie festeggiano l’idea, dicendo “Hey”, con i pollici in su.
9 commentsLa Guerra dei Trentenni
Quasi tutti i quarantacinquenni che conosco (anno più anno meno) sembrano più giovani di me di almeno vent’anni.Uno fra tutti, incontrato la settimana scorsa, saltava come un grillo sulle note di Mika, dopo aver perso venti chili con una drastica dieta.Con terrore&sgomento apprendo che sta con una giovincella, bellina e simpatica, riuscendo anche a tenerle il passo.
Son cose.
Poi arriva N., che non pago del rappresentare il mio desiderio più profondo inespresso ed inesprimibile, ha anche il coraggio di narrarmi della sua spropositata ars amandi con la compagna ( a volte un pò ritrosa, dice sbuffando ), sboroneggiando come un superman di non fermarsi neanche davanti a due costole incrinate da una brutta caduta, pur di dar sfogo alla sua maschia virilità.
Son aricose.
L’altro è V.: single da un pò, ha girato mezzo stivale e parte dell’Europa del sud, lanciandosi in numerosissime relazioni con donne fottutamente giovani, riuscendo a rendersi INDISPENSABILE e desideratissimo. Agevolato dal suo lavoro, è passato da un volo all’altro anche solo per rubare il WE d’amore del momento e per godersi questi squarci di rinata gioventù ( e quanto s’incazza se lo saluto dicendogli “ciao vecchio!”).
Cosissime.
Insomma è una tragedia.Più li sento parlare più mi rendo conto che i mei 31anni sono anidride carbonica per il pianeta.E basta.Io respiro, mi nutro, all’occorrenza inquino. Consumo ( il minimo indispensabile ) e scendo il cane per pisciarlo.
Il mio fidanzato, trentenne come me, è idem alla frutta.
Torna da lavoro, si mette in poltrona, trova le forze raccattate per sbaglio al mercatino dell’usato lanciando due urletti davanti alla partita; magari se gli gira giusto fa palestra per mantenersi in forma (così sti quarantacinquenni li prendiamo un pò per il culo facendoli sentire dei rottami, nonostante l’energia indubbia che celano dietro le rughe e la pancetta).
Io manco quello.
Cioè, l’attività fisica è contraria alla mia Religione, fumo come una dannata, bevo all’occorrenza, ingurgito schifezze e non curo la pelle con creme specifiche. Se mi va di lusso mangio uno yogurth, che è la cosa più salutista che so fare ( sempre che mi vada di arrivare fino al supermercato per effettuare l’acquisto).
Morale:
ma che fine han fatto quei meravigliosi quarantacinquenni consci di portarsi addosso quasi mezzo secolo?
E, soprattutto, che fine faranno le povere trentenni, come la sottoscritta, quando ‘sti stronzi avranno conquistato il Mondo?
17 commentsLa Soffitta #1
Inauguro con questo post una nuova rubrica : La Soffitta (ovvero: le vergogne che Marileda Maggi ha tentato di insabbiare con squallidi coverup)
Dopo la dipartita del mio fedelissimo HD (pace all’anima Sua), sto rispulciando vecchissimi backup alla ricerca del mio curriculum e della mia demo quando, all’improvviso, vedo spuntare una cosa che neanche mi ricordavo di aver fatto.
Parliamo di un’intervista rilasciata presso gli studi di Controradio ai tempi de “La Regola”, il docu-reality cui ho partecipato nel lontano 2005 (a me sembrano passati Secoli!).
[audio:http://www.blognation.it/marileda/public_html/varie/intervista.mp3]
Il tempo passa ma, certe cose, non cambiano mai.
Una per tutte la mia spocchia da donna arrivata e convinta delle stupidate cazzate che dice, l’annuncio di progetti che non sono ancora andati in porto al 100% forse non andranno mai in porto, i giri verbali che riportano ai labirinti di Escher senza sbucare da nessuna parte.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Quasi quasi mi commuovo. Ecco, adesso piango come un vitello al macello…
2 commentsCon i tuoi occhi
I tuoi occhi guardino diritto e le tue pupille mirino diritto davanti a te.
(Salomone)
Non avresti gradito un link diretto, nè un IM per ringraziarti di quelle pagine illuminanti.Questo era l’unico sistema.
Distrattamente leggo.Per noia, per curiosità, per puro caso.
Finchè non vedo i tuoi occhi, sullo mio stesso Mondo, ad osservarlo con spirito vivo ed il medesimo cuore di una volta.
Stesso sole, stessa aria, stessi profumi, stesso puntino sulla carta geografica.
Comprendo solo ora quanto non sia importante cercare la Verità dietro due iniziali.
Io ero sola con il mio galoppante egocentrismo, continuando a rimirare tanta pochezza, mentre tu fotografavi la Vita, raccontandone , giorno dopo giorno, ombre e colori.
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