|
|
|
|

Archive for the 'inside' Category

E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città…

Ci sono persone che si dovrebbero poter cancellare dalla mente.

How happy is the blameless vestal’s lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray’r accepted, and each wish resign’d.

Persone che non si dovrebbero incontrare mai più per il resto della propria vita. Gente orribile, squallida, fintamente amica e terribilmente insopportabile. Di quelli che, gli schiaffi, saprebbero bene come tirarteli dalle mani.

La probabilità statistica di inquadrarne uno, di questi individui, tra un centinaio di poltrone colorate, e che possa rovinare una serata perfetta, tinta di lacca rosso fuoco e vestita di sorrisi aperti e meritati, è altissima.

Io mi sentivo splendida. Ero insolitamente felice e, almeno questa volta, una di queste persone orribili, squallide, fintamente amiche e terribilmente insopportabili, non ha suscitato isterismi o panico o tremori, o voglia di scaricare in una raffica di pugni quell’adrenalina repressa in seno da secoli e che non attende altro di essere liberata.

Non è odio. Non è rancore. E’ una pena profonda.

Non merita spreco di forze ulteriori. Ed io sono stata forte. Come mai, in tutti questi anni.

Nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più. Dato che, a farmi del male, sono sempre e solo stata io. Adesso basta. Davvero.

E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città, e tu sai che io potrei purtroppo anzi spero non esser più sola, cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu.

Grazie.

2 comments

Mia figlia è

-Mia figlia è un’artista.-

Questo, mio padre, al vicino di branda in ematologia.

-Mia figlia fa cose con il microfono che, tipo, si mette lì, e lo fa in tutta l’Italia. E piace. Piace alla gente.-

Uhm.

-Mia figlia scrive. Anche. E fa robe anche su internet. E sui giornali. Dappertutto-

Certo, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.

-Mia figlia è un’artista. E come lo fa lei… eh.  E’ bravissima. La migliore!-

Cuore. Non penso il vicino di branda abbia capito (davvero) come mi guadagno da vivere. E neanche voglio immaginarlo, cosa abbia potuto intendere.

Però, a tratti, l’ho trovato meraviglioso, in questa pittoresca descrizione orgogliosa del mio mestiere.

Perché negare.

Anche mio papà è un artista. E come prova lui, a far apparire speciale quello che faccio, nessuno mai.

17 comments

Sette. Giorni.

Sette giorni passano in fretta. Quasi come sette anni.
I miei primi sette giorni da sola. O meglio. Ce ne sono stati altri. Mai intensi come questi, però.
Sette giorni di transizione. In cui ho cucinato, scritto, lavorato. Visto la tv. Frequentato feste alcoliche. Lavato i capelli e sognato letti disfatti.

Se c’è una parte di me che si dedica più al futuro che al presente, l’altra conta i granelli di sabbia nella clessidra , sperando che passi al più presto. Portandosi via nella valigia di cartone dubbi, paure, incertezze, brividi fasulli e corpi estranei inutili.

C’è Bridget che mangia cioccolata e, in pigiamone, misura con i passi la lunghezza del corridoio. C’è Carrie che indossa tacchi altissimi, si atteggia da vincente e, sfoderando sorrisi da copertina, affronta ogni alba con la certezza sarà un giorno migliore.

Valuto. Pondero. Rifletto.

Magari, come Dylan Dog, farò finta di completare il mio galeone. Mi metterò a dieta e smetterò di fumare. Pulirò casa da cima a fondo e mi sfonderò di aperitivi con le amiche.
E metterò nero su bianco. Tutto. Andandoci pesante di vanga, disseppellendo quella me ironica e irriverente che, volontariamente, avevo murato viva nel dolore di questo momento storico.

Mi sto lentamente svestendo dalle mie abitudini. Fa un po’ freddo quando ti ritrovi nuda sul divano emozionale dell’esistenza.
Oggi sono sette. Domani saranno quattordici. Dopodomani, ventiquattro.

L’unica meta è arrivarci senza rimorsi.

20 comments

Alone

Qualcuno mi ha detto “scriviglielo”. Fosse facile.
E non ci sono pigiamoni, superalcolici, cioccolata o amici gay che tengano. E non è neanche vero che qualcosa ti si rompa, dentro. Semplicemente si svuota il cassetto, in una frazione di secondo.
L’impressione è quella di aver gettato inavvertitamente nella spazzatura qualcosa di importante.
Poi, alzi gli occhi al cielo e, invece di struggerti dalla disperazione, corri allo specchio sperando di trovarci riflessa ancora la tua immagine, senza Lui accanto.
Poi, ti accorgi che sei ancora lì. E che anche la tua ombra è sempre al suo posto. E che, forse, c’è anche più spazio per capirti, per amarti, per lasciarti andare. Fosse facile, dico, lasciarsi andare. Con la voglia ancora di parlare di sentimenti, di progetti immensi come montagne. Di baci, carezze e responsabilità.

Riavvolgendo il nastro speri di riuscire a sentire, finalmente, la musica del silenzio. Insieme a quella pace che non hai mai trovato.
Ci si sente un po’ più adulti, da soli. Non rimane che chiudere la porta, aprire un portone, e attendere la Sorte.
Nella speranza che qualcosa di unico e di grande accada. Un giorno.

4 comments

Spiccioli di filosofia radiofonica

Chi mi conosce lo sa. Chi non mi conosce imparerà a scoprirlo.

Sono una donna abbastanza fatalista.

I casi sono due: i fatti succedono, i fatti non succedono. Tutto qui. Non ho mai pensato ci fossero di mezzo sfumature di grigio… e di tutte quelle storie sui treni persi, sulle occasioni sfuggite, sull’effetto sliding-doors e via dicendo… no, non voglio neanche sentirne parlare. La Storia, del resto, non si è mai basata sui Se e sui Ma.

Senza scendere in dettagli e lungaggini noiosissime, in una delle mie tante peripezie attraverso quel mondo affascinante e sempre difficile che è la radio, ho incontrato una persona speciale, che mi ha fatto riflettere. Mentre lo affiancavo per carpire i segreti del mestiere, vedendo l’ora tarda e il dinamismo costante che qualificava i suoi movimenti, gli ho domandato se fosse stanco e quanto durasse il suo turno.

La risposta è stata tanto affascinante quanto inattesa: “sono sempre in vacanza, io“. Leggendo perplessità sul mio volto , continuando, ha aggiunto: “noi facciamo un lavoro, che lavoro si dice per definizione comune. Se lo fai con passione, professionalità e serenità, è sempre una vacanza. Fare il muratore sotto il sole, è un lavoro. L’operaio in catena di montaggio, lavora. Ma noi siamo sempre in vacanza. E non per sminuire quanto si faccia al banco suono di una radio, o dietro un microfono. Solo per farti capire che siamo fortunati“.

Ed era sincero. Come sincero mai avevo percepito qualcuno, fino ad oggi.

Nella sfortuna, diciamolo, anche io posso ritenermi fortunata. Certo, non so ancora precisamente se, alla fine, in quel posto, tra quelle mura, con quelle persone, sarò più fortunata di quanto già non mi senta. Così come, nella fortuna, non so se sarò così sfortunata da tornare al punto di partenza senza lavorarci, tra quelle mura.

Di questa esperienza, insieme a molte altre immagini, porterò gli occhi chiari di chi, limpidamente, mi ha fatto comprendere cosa sia, questo lavoro: un viaggio costante, dove si impara sempre qualcosa di nuovo e di grande. Dove si vivono momenti di totale banalità e lezioni importanti su come seguire i tempi della Vita. Un rack multieffetto dove non è fondamentale cosa tu debba editare, ma solo come lo fai e con quale intenzione.

Il dove, il quando, il perché, diventano dettagli davvero insignificanti davanti alla possibilità di trasmettere emozioni.

9 comments

Morte di una povera falena

Con le poesie son sempre stata negata. Dal liceo ad oggi. Non so scriverne, non so leggerne. Però, Carpeoro, Lui, si, sa bene come rendere cose, situazioni, immagini, in versi.
E’ il mio Direttore, ma non c’è piaggeria in questo gesto. Solo la voglia di condividere una cosa bella, nella tragedia, perché il ricordo rimanga vivo, intenso. E perché la parola “amore” non venga confinata alle favole etero con principesse simil-barbie e sentimenti da “…e vissero per sempre felici e contenti”. Se c’è una Brendona, per tanti uomini, tanti uomini ne hanno evidentemente bisogno. E non solo per sesso. E non solo per sentimento.

Questo strano nostro mondo
che ti impone come amare,
che pretende predicando
che tu sia da definire
o maschile o femminile,
a seconda d’un pendaglio
o di qualche aggiunta vile,
definendo dal dettaglio,
distinguendo Luna e Sole!
Ma tu ora nella Luce,
ne sorridi dolcemente
delle nostre distinzioni …
Dove tutto si produce
sei padrona finalmente
anche delle tue emozioni.

Carpeoro

No comments

Il colore della violenza

doll

I silenzi composti delle donne sono tinti di nuance scure tendenti al giallo. Lividi sul corpo e nell’anima. Un baleno di viola e blu con spruzzate di nero.

E’ la notte che mi porto dentro“, diceva una mia amica.

E’ la notte, con un mantello omertoso cucito di sentimenti. Perché le donne sono dense di amore buio e paura, quando qualcosa le ferisce. Ed è la fragilità ad imporre regole, leggi, e quel falso pudore da vergogna, che detta frasi mute, urla di dolore,  pagine vuote e intense.

Violenza non è la parola adatta. Non c’è una parola adatta per descrivere quello che provo. La violenza si può frenare, la violenza puoi contrastarla. Ma il vuoto, quel pezzo di te che la notte si porta via no. Quello rimane per sempre.

Un marchio impresso con il fuoco, come accade con il bestiame. Sei un pezzo di carne, inerme, pronto al macello.

Parlano in coro. Tutti. Sento le loro voci nel cervello. E gli occhi, per strada, addosso come iniettatti sotto pelle. Si può anche impazzire, per questo. Allora ti racconti palle. Che non è vero, che non può accadere di nuovo. Che domani è un giorno migliore. Che una doccia basterà a lavare lo schifo che senti dentro.

E’ una Babele di odori sgradevoli e penetranti. E di lettere affastellate in posizioni scomode. Frasi senza senso, polaroid bruciate sotto la lente d’ingrandimento.

Irrimediabilmente lacerata ti trascini verso la vita. Rompendo gli specchi per non vedere quello che sei diventata, quello che ti hanno fatta diventare, dimenticando chi eri.

Vengono misurati tre diversi tipi di violenza:
la violenza fisica è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi: la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi
per violenza sessuale vengono considerate le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti
le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner.

Quei silenzi composti possono diventare una voce importante. Ed i pezzi, con l’aiuto di tante associazioni e iniziative internazionali, restituire l’immagine rubata, il coraggio di denunciare e la forza nel chiedere aiuto.

Perché i colori della violenza ritornino ad essere solo sfumature nella scala cromatica. Perché la notte non ci soffochi. Per il diritto alla vita e all’amore.

Da sole siamo fragili ma, unite, possiamo anche far paura. Noi.

25 Novembre

Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne

Iniziamo da qui.

36 comments

Pizzino#4

Cioé. Boh. Beh. Si. Che se dici pubblicamente una puttanata ci sta pure bene. Dato il contesto, data la gente, data la location. Ci sta, davvero. Ci sta. Cioé. Bah. Buh. Solo che, però, se la dici in maniera così plateale potrei pure incazzarmi e pensare: “mavedituchestronzopezzodimmerda”. Mah. Vabbé. Sarà. Che quando poi guardi Lei con quegli occhietti sinceri, gli occhietti dell’ammore, poi penso. Mah. Si. Beh. Si può. Cheseistronzopezzodimmerdauguale ma, in quel momento, sembri così reale da farmi credere che… cioé. Boh. Beh. Si. Che la ami davvero. E che tutto il resto è noia. E che anche io, un tempo, con gli occhietti dell’ammore, ti guardavo senza trovare il coraggio di dirtelo,  comunque. Ci sta. Cioé. Bah. Buh. Ci sta pure che io sono sincera, che tu sei sincero, che noi siamo sinceri. Mah. Si. Beh. Si può. Però. In quel luogo, in quel tempo, in quel momento, ci avevo creduto davvero. In quel bacio. Che per gioco nasce come una puttanata. Che per gioco, oggi, in una puttanata muore. Cioé. Boh. Beh.

Ma si. Boh. Ci sta.

No comments

L’amor carnale

LEI: tiamotiamotiamotiamo… TI A-MO.
LUI: no, non è vero. Lo so che non è vero.
LEI: verissimo. Cos’è, non ti fidi?
Ti amo adesso e continuerò ad amarti per i prossimi dieci minuti.
Poi basta, però. Quindi approfittane finché sei in tempo.

1 comment

La chiave della felicità

Passi una vita intera a domandarti se sei felice, se potrai esserlo ancora, se lo sei mai stata per davvero.
Poi arriva il primo, casualissimo, Cavaliere Errante, ci inciampi dentro, rovinosamente, come una palla da bowling sui birilli.
E scopri l’Universo in una stella…

Ti rendi conto che, finalmente, niente di più potrà servirti al Mondo che alzare gli occhi al cielo, puntare diritto lo sguardo verso il punto più luminoso e brillante, seguendo la Strada che porta alla Città di Smeraldo*.

Un ginocchio sanguina, sbucciato, come quando eri bambina ed imparavi a pedalare in bicicletta.
Ecco: la chiave della felicità è in quel ginocchio sbucciato. In quella caduta a piombo. Nel sollevarti ridendoci sopra.

La chiave della felicità è nel dolore che non senti, nel sangue che non spaventa, nel bruciore che non fa piangere.

Perché niente potrà più farti del male, finché avrai la tua stella.

*Secondo la tradizione induista, esiste un grande regno sotterraneo, chiamato Agharti (in sanscrito “l’inaccessibile”). Qui dimorerebbe il Re del Mondo, colui che, da Shamballah (in sanscrito “città degli smeraldi”)domina le menti dei grandi, dei re, degli imperatori e dei presidenti di tutto il mondo. Qui, vivono esseri superiori, da tempo immemorabile. Esseri capaci di cose inaudite, in grado di usare ancora quell’energia chiamata Vril. Un’energia che, volendo, può essere ancora risvegliata, in quanto è presente ancora in tutti noi, ma è “addormentata”. Questa energia permette, a chi la sa usare, di volare, di spostare oggetti solo con la forza del pensiero, di leggere nella mente altrui.

3 comments

« Pagina precedentePagina successiva »