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Archive for the 'in love' Category

Alone

Qualcuno mi ha detto “scriviglielo”. Fosse facile.
E non ci sono pigiamoni, superalcolici, cioccolata o amici gay che tengano. E non è neanche vero che qualcosa ti si rompa, dentro. Semplicemente si svuota il cassetto, in una frazione di secondo.
L’impressione è quella di aver gettato inavvertitamente nella spazzatura qualcosa di importante.
Poi, alzi gli occhi al cielo e, invece di struggerti dalla disperazione, corri allo specchio sperando di trovarci riflessa ancora la tua immagine, senza Lui accanto.
Poi, ti accorgi che sei ancora lì. E che anche la tua ombra è sempre al suo posto. E che, forse, c’è anche più spazio per capirti, per amarti, per lasciarti andare. Fosse facile, dico, lasciarsi andare. Con la voglia ancora di parlare di sentimenti, di progetti immensi come montagne. Di baci, carezze e responsabilità.

Riavvolgendo il nastro speri di riuscire a sentire, finalmente, la musica del silenzio. Insieme a quella pace che non hai mai trovato.
Ci si sente un po’ più adulti, da soli. Non rimane che chiudere la porta, aprire un portone, e attendere la Sorte.
Nella speranza che qualcosa di unico e di grande accada. Un giorno.

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Morte di una povera falena

Con le poesie son sempre stata negata. Dal liceo ad oggi. Non so scriverne, non so leggerne. Però, Carpeoro, Lui, si, sa bene come rendere cose, situazioni, immagini, in versi.
E’ il mio Direttore, ma non c’è piaggeria in questo gesto. Solo la voglia di condividere una cosa bella, nella tragedia, perché il ricordo rimanga vivo, intenso. E perché la parola “amore” non venga confinata alle favole etero con principesse simil-barbie e sentimenti da “…e vissero per sempre felici e contenti”. Se c’è una Brendona, per tanti uomini, tanti uomini ne hanno evidentemente bisogno. E non solo per sesso. E non solo per sentimento.

Questo strano nostro mondo
che ti impone come amare,
che pretende predicando
che tu sia da definire
o maschile o femminile,
a seconda d’un pendaglio
o di qualche aggiunta vile,
definendo dal dettaglio,
distinguendo Luna e Sole!
Ma tu ora nella Luce,
ne sorridi dolcemente
delle nostre distinzioni …
Dove tutto si produce
sei padrona finalmente
anche delle tue emozioni.

Carpeoro

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Storie

…ogni volta che racconti una storia vissuta, se è bella (ma bella davvero), alla fine è sempre  come parlarne in terza persona.

Tipo quando parli di un film visto al cine che t’ha strappato l’anima.

E ti emozioni allo stesso modo, consapevole che quella che stai raccontando, non è la tua vita e, in fondo, neanche quella degli attori.

Ma ti senti pur un po’ Bogart , e dici: “cavoli, però, con quell’impermeabile sarei figo quanto lui”.

Senza ammettere che Rick Blaine sei tu, da sempre. E che l’impermeabile ce l’hai in naftalina, dentro l’armadio.

Perché una storia bella (ma bella davvero), è troppo bella per averla vissuta (davvero).

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Pizzino#4

Cioé. Boh. Beh. Si. Che se dici pubblicamente una puttanata ci sta pure bene. Dato il contesto, data la gente, data la location. Ci sta, davvero. Ci sta. Cioé. Bah. Buh. Solo che, però, se la dici in maniera così plateale potrei pure incazzarmi e pensare: “mavedituchestronzopezzodimmerda”. Mah. Vabbé. Sarà. Che quando poi guardi Lei con quegli occhietti sinceri, gli occhietti dell’ammore, poi penso. Mah. Si. Beh. Si può. Cheseistronzopezzodimmerdauguale ma, in quel momento, sembri così reale da farmi credere che… cioé. Boh. Beh. Si. Che la ami davvero. E che tutto il resto è noia. E che anche io, un tempo, con gli occhietti dell’ammore, ti guardavo senza trovare il coraggio di dirtelo,  comunque. Ci sta. Cioé. Bah. Buh. Ci sta pure che io sono sincera, che tu sei sincero, che noi siamo sinceri. Mah. Si. Beh. Si può. Però. In quel luogo, in quel tempo, in quel momento, ci avevo creduto davvero. In quel bacio. Che per gioco nasce come una puttanata. Che per gioco, oggi, in una puttanata muore. Cioé. Boh. Beh.

Ma si. Boh. Ci sta.

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Ecoincentivi Statali

rottame b&w di Gianni dAmbruoso

"rottame b&w" di Gianni d'Ambruoso

HOMO: che dici, se volessi cambiare donna, lo Stato, gli ecoincentivi sulla rottamazione di quella vecchia, vorrà considerarli per l’acquisto di un nuovo modello? Tu sei a dir poco obsoleta, dopo dodici anni…

ME: non sono obsoleta. Sono solo “vintage“. Buzzurro.

HOMO: ah, certo,”l’ obsoleto rottame vintage“. Ed io cos’ho detto?

ME: comunque, sappi una cosa. Anzi due. Forse cinque.Se mi getti via, sarai costretto a mettermi nell’indifferenziata. Inquinerai il Pianeta, andrai ad aumentare il volume dell’  immondizia nelle discariche, correrai il rischio di uccidere milioni di cetacei e contribuirai allo sfondamento definitivo del buco nell’ozono.
Che fai, concili???

HOMO: mi hai convinto. Ti tengo. Ma, almeno, restauriamolo ‘sto catorcio.

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L’amor carnale

LEI: tiamotiamotiamotiamo… TI A-MO.
LUI: no, non è vero. Lo so che non è vero.
LEI: verissimo. Cos’è, non ti fidi?
Ti amo adesso e continuerò ad amarti per i prossimi dieci minuti.
Poi basta, però. Quindi approfittane finché sei in tempo.

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Due figli degli anni ’80

Dieci anni.
Ci pensavo ieri sera, godendomi quella meraviglia nostalgica de “I Migliori Anni” con Carlo Conti.Levati Carlo Conti e le due stoccafisse, potrebbe essere anche un bel programma.

Insomma, ci ragionavo con mio fratello, che il mio uomo l’ho amato anche per questa nostalgia canaglia che ci prese telefonicamente nel ritrovarci dopo dodici mesi dal primo incontro.

Parlammo per ore dei HappyDays, delle sigle dei programmi, delle pubblicità tormentone, di Azzurro a Bari (molti di voi neanche sanno che andava più forte del Festivalbar, in quel gioiellino che era il teatro Petruzzelli), del PorcoCane che avevo comprato al negozio di giocattoli.

Dieci anni, tra alti e bassi, neanche più feteggiati tanto dati per scontati, che non mi sembra vero siano passati così in fretta.

Lui, di una bellezza disarmante, con un fisico da paura, i riccioli biondi e le ciglia lunghe.Io, così convinta di voler fare l’attrice (i corsi di dizione, in seguito, a qualcosa sarebbero serviti), con dieci chili in meno ed una valigia di cartone trabordante di sogni.

In mezzo c’è stato il delirio.La paura di perdersi, la gioia nel ritrovarsi, le lacrime ed i sorrisi spesi nel regalarsi quotidianamente piccolissimi attimi di romanticismo e sensualità.

Oggi, noi figli degli anni ’80, sembriamo usciti da una sit-com americana.Così presi dai dialoghi incalzanti e dalle battute al fulmicotone, costantemente affetti dalla sindrome di Sandra e Raimondo.Sempre con Mike Oldfied nelle orecchie e con Truly, Madly, Deeply dei Savage Garden a ricordarci i primi, interminabili baci davanti al semaforo sotto casa mia.

Di battaglie ne sono corse, di volti maschili ne ricordo tanti, tra me e lui, come tentativi stupidi di esorcizzare quella stabilità affettiva che sempre ho voluto sfuggire, nella certezza della personalità da “zia sbandata” che avrei ritrovato specchiandomi nel futuro.

Qualche volta, un paio di quei volti, li incontro nel cuore della notte, come spiriti inquieti e tormentati, presi nella punizione di un Jorel esiliatore e crudele.Non posso rinnegare quanto vissuto con altre persone, mentirei a me stessa chiamandoli stupidamente “errori di gioventù”.

Il risveglio, per me, però, vuol dire solo lui.Vuol dire un porto sicuro dove attraccare con un bastimento carico carico di difetti e virtù.

Vuol dire canzoni, e film, e maratone con tutti i film di Rocky, e lui che sente gli Eagles, ed io che scimmiotto le coreografie di Madonna mentre preparo la cena.

Lui che capisce i miei problemi familiari, che sa aspettare se non possiamo permetterci qualcosa, che subisce i miei umori e gli scazzi, viziandomi e coccolandomi come solo una copertina calda in inverno saprebbe fare.

Lui che non è perfetto (ma chi lo è, in fondo), e che (con qualche capello in meno) mi asseconda in salute e malattia, in ricchezza e povertà.

Lui, che come me, dopo dieci anni, è ancora uno stramaledetto figlio degli anni ’80, quando ci sentiamo telefonicamente e se gli dico “ti sei perso Sabrina Salerno su Rai Uno” mi risponde, con il mezzo sorriso alla Bruce Willis, “tanto io c’avevo il poster di Samantha Fox”.

E’ proprio vero.Gli uomini desiderano le bionde ma, alla fine, si mettono con le more.Per dieci anni.

E come Fonzie festeggiano l’idea, dicendo “Hey”, con i pollici in su.

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