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Archive for the 'in love' Category

Pari.

Dovevo farti vedere i dinosauri. Sorseggiare birra artigianale sotto il cielo d’Agosto. Cantare per te ubriaca alla luna, in piazza, in mezzo alla gente.

Dovevi portarmi a Villa Borghese. Al Gianicolo e a Cinecittà.

No. Per dire.

 

Adesso siamo pari.

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Dimmelo tu

Quel che mi inquieta non è sentirti russare, la notte.

Mi ci ero già abituata a tal punto che, con il telefono, sapendo di doverti distare per qualche giorno, ti registrai per riuscire a prender sonno senza averti al mio fianco.

Quel che mi inquieta è non riuscire più a farne a meno.

E’ prendere i difetti per pregi e i pregi per difetti. Un po’ come fanno le coppie sposate da secoli. Mentre io e te siamo insieme da 60gg o poco più.

Questo, mi inquieta.

Che, ok, la deviazione del setto nasale. Che, ok, la digestione lenta. Ma se non è amore questo, allora, dimmelo tu cos’è…

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La Felicità.

Citare Baricco è un po’ snob e banale, lo so. Ma è proprio vero…

accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.

Pensavo la mia vita non avesse più domande. O, tantomeno, risposte abbastanza interessanti per coinvolgermi nelle sue discussioni. Le attese erano inutili, i silenzi abitudine, il quotidiano respiro routine…

Un sacco di panno vuoto sotto l’albero nel giorno di Natale, insomma. Immagine abbastanza desolante, credo.

Poi capitano robe. Ti piomba una stella sulla testa all’improvviso, trascinandosi dietro l’Universo intero. E mille mondi. E mille esistenze. E mille intensissime emozioni. Come se, quasi, mai prima di quel giorno avessi aperto gli occhi per guardare il sole diritto nella sua sfera di fuoco.

E’ strano, sì… tipo morire e rinascere, uh.

Assomiglia parecchio a quelle storie della gente uscita dal coma. Quando raccontano del tunnel, delle voci, del torpore, dell’esserci e non esserci, finché d’un tratto ci sei, e basta, non puoi farci niente. Sai solo che il tuo corpo prende piena consapevolezza del suo essere, e muovi il dito di un piede neanche fosse la prima volta in assoluto. Ogni gusto sulle papille assume sapidità inedite  ed ogni fiore sotto le narici profuma di Dio. E il cuore ricomincia a pompare sangue talmente in fretta da non darti il tempo di sentirlo, quel fluido denso e caldo che scorre nelle vene.

E’ strano, sì. E intenso. E così surreale da svilupparsi in una proiezione onirica.

Un Suo sorriso. Una Sua carezza. Un Suo pensiero. Una Sua parola.

Quelli che sperimento, sono i primi trenta giorni della mia nuova vita. Perché la vecchia era bella, ma solo in prestito. Perché questa è mia e mia sola. E si specchia, giorno dopo giorno, nella vita Sua e Sua sola. Come luce rifratta nelle mille sfaccettature di tutti i sogni passati presenti e futuri, rilasciando i colori dell’iride in un semplice e affascinante miracolo quotidiano…

La Felicità.

Nuda. Serena. Splendida. Pura.

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Amore e Alchimia

L’alchimia parte dal presupposto che non esiste contraddizione tra “natura fisica” e “natura immateriale”. Perchè la prevalenza di uno dei due aspetti è solo apparente, dipende dai limiti dell’osservatore, che in alcuni casi li ha superati ricorrendo a strumentazioni scientifiche.

Con queste parole, inizio a scrivere un post che parla d’amore.

Molto spesso, descrivendolo, l’Amore, ci troviamo a parlare di “alchimia”. Alchimia di corpi, di cuori, di sensazioni. Se riscoprissimo l’Alchimia, quella dell’Ermete tre volte grande, magari, capire ogni singola emozione risulterebbe più semplice.

Secondo Paracelso, l’Alchimia, è quella cosa che serve a separare il vero dal falso. Cosa avrebbe a che fare con l’Amore, così instabile e incerto?

L’alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implicava un’esperienza di crescita ed un processo di liberazione e di salvezza dell’artefice dell’esperimento. In quest’ottica la scienza alchemica veniva sacralizzata e ricondotta ad un tipo di conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, cosicché i processi e i simboli alchemici possiedono sovente un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale in connessione con quello prettamente materiale della trasformazione fisica.

Di fatto, parliamo di una scienza. Per quanto improbabile, esatta. Definizione che potremmo benissimo sovrapporre a quella di “amore”.  Una delle tantissime declinazioni etimologiche del termine alchimia, vorrebbe proprio il fondere, l’unire, il creare da due o più materie, l’immateriale. Il ragionamento, ci porta a credere che l’Amore sia, a tutti gli effetti, alchimia.

E viceversa.

Di recente, anche io ho sperimentato. Di fretta. Arronzando simboli e formule. Alambiccandomi tra materia e immateria. Provando quel brivido folle da scienziato alla ricerca della Pietra Filosofale, e del relativo segreto.

Giocare al piccolo alchimista presenta molteplici aspetti da studiare e approfondire.

Il primo è, certamente, la curiosità nella scoperta del cammino iniziatico. Quel percorso mentale apparentemente finalizzato al raggiungimento di una persona o di uno scopo ma, in verità, mirato all’esperienza da testare sul campo.

Il secondo è tangibile, materico, direttamente connesso al primo. Indubbiamente piacevole. Ludicamente indirizzato all’unione di corpi e fluidi ed elementi.

Il terzo è nebuloso. A tratti inutile e dispendioso per tempo e fatica. Parliamo del fine ultimo e, quindi, dell’utopica creazione di una sostanza giusta e perfetta che realizzi le fantasie del genio umano.

L’alchimia, come l’amore, è arte della trasformazione, quella radicale, che richiede una morte ed una rinascita, una sottrazione alla natura umana per recuperare quella divina che spetta all’uomo per diritto di nascita, per essere fatto a somiglianza di Dio.

L’alchimia, come l’amore, è un ritorno a casa da un penoso esilio, all’unità da una condizione di frammentazione. Occorre rimanere con il cuore aperto per permettere al crogiolo alchemico di svolgere il suo compito sottoponendo al fuoco della purificazione  di modificare la coscienza e con essa l’intero essere umano.

Innamorarsi. Gioirne. Soffrirne. Provarne forti coinvolgimenti e schiudersi anche nel pianto liberatorio di chi non raggiunge il proprio scopo, è il gioco/giogo perverso di noi romantici alchimisti. L’atto di Fede che ci spinge a non abbandonare mai la ricerca e il cammino.

È pertanto l’alchimia una casta meretrice, che ha molti amanti, ma tutti delude e a nessuno concede il suo amplesso. Trasforma gli stolti in mentecatti, i ricchi in miserabili, i filosofi in allocchi, e gli ingannati in loquacissimi ingannatori…

…così come ci tramandò Tritemio.

Un santo Graal, aggiungerei, che non sottrae ma illumina, nei giorni spesi a sperimentare, scoprire, vivere.

Chi ama vive. Chi vive amando, dunque, racchiude in sé il segreto dell’immortalità e dell’onniscenza divina. Cancellarne le tracce, bruciare le torri dei testi proibiti, non diffonderne  il Verbo, sarebbe sempre e comunque un delitto imperdonabile.

Meditate. Gente.

Dedico quanto scritto ad una Musa ispiratrice.

Che prima di incarnare il mio ideale di Amore è stato (e sarà imperituro),

l’Uomo di cui mi fido.

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Alone

Qualcuno mi ha detto “scriviglielo”. Fosse facile.
E non ci sono pigiamoni, superalcolici, cioccolata o amici gay che tengano. E non è neanche vero che qualcosa ti si rompa, dentro. Semplicemente si svuota il cassetto, in una frazione di secondo.
L’impressione è quella di aver gettato inavvertitamente nella spazzatura qualcosa di importante.
Poi, alzi gli occhi al cielo e, invece di struggerti dalla disperazione, corri allo specchio sperando di trovarci riflessa ancora la tua immagine, senza Lui accanto.
Poi, ti accorgi che sei ancora lì. E che anche la tua ombra è sempre al suo posto. E che, forse, c’è anche più spazio per capirti, per amarti, per lasciarti andare. Fosse facile, dico, lasciarsi andare. Con la voglia ancora di parlare di sentimenti, di progetti immensi come montagne. Di baci, carezze e responsabilità.

Riavvolgendo il nastro speri di riuscire a sentire, finalmente, la musica del silenzio. Insieme a quella pace che non hai mai trovato.
Ci si sente un po’ più adulti, da soli. Non rimane che chiudere la porta, aprire un portone, e attendere la Sorte.
Nella speranza che qualcosa di unico e di grande accada. Un giorno.

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Morte di una povera falena

Con le poesie son sempre stata negata. Dal liceo ad oggi. Non so scriverne, non so leggerne. Però, Carpeoro, Lui, si, sa bene come rendere cose, situazioni, immagini, in versi.
E’ il mio Direttore, ma non c’è piaggeria in questo gesto. Solo la voglia di condividere una cosa bella, nella tragedia, perché il ricordo rimanga vivo, intenso. E perché la parola “amore” non venga confinata alle favole etero con principesse simil-barbie e sentimenti da “…e vissero per sempre felici e contenti”. Se c’è una Brendona, per tanti uomini, tanti uomini ne hanno evidentemente bisogno. E non solo per sesso. E non solo per sentimento.

Questo strano nostro mondo
che ti impone come amare,
che pretende predicando
che tu sia da definire
o maschile o femminile,
a seconda d’un pendaglio
o di qualche aggiunta vile,
definendo dal dettaglio,
distinguendo Luna e Sole!
Ma tu ora nella Luce,
ne sorridi dolcemente
delle nostre distinzioni …
Dove tutto si produce
sei padrona finalmente
anche delle tue emozioni.

Carpeoro

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Storie

…ogni volta che racconti una storia vissuta, se è bella (ma bella davvero), alla fine è sempre  come parlarne in terza persona.

Tipo quando parli di un film visto al cine che t’ha strappato l’anima.

E ti emozioni allo stesso modo, consapevole che quella che stai raccontando, non è la tua vita e, in fondo, neanche quella degli attori.

Ma ti senti pur un po’ Bogart , e dici: “cavoli, però, con quell’impermeabile sarei figo quanto lui”.

Senza ammettere che Rick Blaine sei tu, da sempre. E che l’impermeabile ce l’hai in naftalina, dentro l’armadio.

Perché una storia bella (ma bella davvero), è troppo bella per averla vissuta (davvero).

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Pizzino#4

Cioé. Boh. Beh. Si. Che se dici pubblicamente una puttanata ci sta pure bene. Dato il contesto, data la gente, data la location. Ci sta, davvero. Ci sta. Cioé. Bah. Buh. Solo che, però, se la dici in maniera così plateale potrei pure incazzarmi e pensare: “mavedituchestronzopezzodimmerda”. Mah. Vabbé. Sarà. Che quando poi guardi Lei con quegli occhietti sinceri, gli occhietti dell’ammore, poi penso. Mah. Si. Beh. Si può. Cheseistronzopezzodimmerdauguale ma, in quel momento, sembri così reale da farmi credere che… cioé. Boh. Beh. Si. Che la ami davvero. E che tutto il resto è noia. E che anche io, un tempo, con gli occhietti dell’ammore, ti guardavo senza trovare il coraggio di dirtelo,  comunque. Ci sta. Cioé. Bah. Buh. Ci sta pure che io sono sincera, che tu sei sincero, che noi siamo sinceri. Mah. Si. Beh. Si può. Però. In quel luogo, in quel tempo, in quel momento, ci avevo creduto davvero. In quel bacio. Che per gioco nasce come una puttanata. Che per gioco, oggi, in una puttanata muore. Cioé. Boh. Beh.

Ma si. Boh. Ci sta.

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Ecoincentivi Statali

rottame b&w di Gianni dAmbruoso

"rottame b&w" di Gianni d'Ambruoso

HOMO: che dici, se volessi cambiare donna, lo Stato, gli ecoincentivi sulla rottamazione di quella vecchia, vorrà considerarli per l’acquisto di un nuovo modello? Tu sei a dir poco obsoleta, dopo dodici anni…

ME: non sono obsoleta. Sono solo “vintage“. Buzzurro.

HOMO: ah, certo,”l’ obsoleto rottame vintage“. Ed io cos’ho detto?

ME: comunque, sappi una cosa. Anzi due. Forse cinque.Se mi getti via, sarai costretto a mettermi nell’indifferenziata. Inquinerai il Pianeta, andrai ad aumentare il volume dell’  immondizia nelle discariche, correrai il rischio di uccidere milioni di cetacei e contribuirai allo sfondamento definitivo del buco nell’ozono.
Che fai, concili???

HOMO: mi hai convinto. Ti tengo. Ma, almeno, restauriamolo ‘sto catorcio.

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L’amor carnale

LEI: tiamotiamotiamotiamo… TI A-MO.
LUI: no, non è vero. Lo so che non è vero.
LEI: verissimo. Cos’è, non ti fidi?
Ti amo adesso e continuerò ad amarti per i prossimi dieci minuti.
Poi basta, però. Quindi approfittane finché sei in tempo.

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