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Archive for the 'eventi' Category

Le zitelle e San Nicola

Zitella. Vacantina.

Single, direbbero gli amanti dello slang trendy (quella cosa che se al posto di merda dici letame, è chic).
La verità è che, dopo 14 anni sono stata abbandonata da quel bravuomo del mio fidanzato. Non starò qui ad analizzare le modalità della cosa. Non mi dilungherò in anateme e giaculatorie narrandovene le dinamiche. Anzi.

Mi auguro solo che quel bastardofetentedisgraziato si innamori perdutamente di una strafiga che gli stracci presto cuore e portafoglio. Con amore. Giuro.

Dato che il fenomeno “ti appartengo se ci tengo se non ci tengo vai a quel paese” spadroneggia e dilaga, lasciando nel panico le ultratrentenni di tutto il mondo, mi è parso giusto condividere con voi un miracoloso e taumaturgico rituale che, proprio nel ridente e soleggiato Capoluogo pugliese, è capace di restituire a numerose pulzelle in età da marito, il sorriso e la speranza (grazie, Pandora, per averla fatta uscire dal Vaso).

Io non sono scaramantica. Non lo sono mai stata. Non ho infilato la mano nella Bocca della Verità, non ho perso soldi lanciando monete in Fontana di Trevi, e passo regolarmente sotto le scale rompendo specchi durante l’attraversamento di gatti neri.

Però, fidatevi, un po’ di sana saggezza popolare da applicare in pratica, quando ci vuole ci vuole.

Anche perché quando arrivi a 33 anni, dopo un luuuuuuuuuungo fidanzamento che bruscamente frena in corsa, il minimo che può accadere è che l’airbag non sia lì a salvarti. Proiettandoti di faccia sull’asfalto senza tanti complimenti. E ciaociao al tuo futuro sentimentale se hai l’anima devastata di cicatrici.

L’ho sempre detto che San Nicola è un grande Santo. Lo spiegavo anche al buon Gigi passeggiando per la città vecchia, l’altro giorno. Ed è talmente grande che non solo i marinai baresi per appropriarsi delle sue ossa commisero un furto da Myra, tra mille peripezie e disavventure… ma fingiamo anche sia frutto del sole di Puglia la spettacolare abbronzatura che lo contraddistingue. Eccerto. Il NOSTRO, San Nicola di Bari.

The original.

La leggenda narra che il santo abbia provveduto alla dote di tre sorelle baresi, gettando nella loro casa un sacchetto per tre sere consecutive; le prime due sere andò tutto bene, ma la terza trovò le finestre chiuse. Dunque, gettò il sacchetto nel camino, dove erano stese le calze ad asciugare.

Per questo motivo, San Nicola è il protettore delle zitelle. Fosse stato San Gennaro sarebbe stata monnezza. Ma stiamo parlando di San Nicola. E nei sacchi c’erano soldi. Tanti soldi.

Perché se sei “vacante” (e quindi single) o hai i soldi, quelli veri, o fossi pure una top model, a 33 anni, non ti sposerà più nessuno.

Dettagli da non sottovalutare.

Tradizione barese vuole che al primissimo mattino del 6 dicembre di ogni anno le donne nubili (altrimenti dette Zitelle) baresi e non si rechino in pellegrinaggio da San Nicola per chiedere la grazia di maritarsi.

Con chi, poi, è relativo. Perché mi pare logico che dopo 14 anni di fidanzamento, convinta che quellolì sarà il padre dei tuoi figli e l’amore della tua vita, sceglierselo, non avrà più senso. Basterà solo che ci sia. Uno che sia uno.
Per non bestemmiare come camioniste all’ennesima partecipazione di matrimonio delle amiche nella cassetta della posta.
Perché loro si. E tu no. Estica. Scusate.

Ancora oggi, il giorno di San Nicola (il 6 dicembre appunto), le zitelle fanno tre giri intorno ad una colonna situata nella chiesa e gli chiedono di aiutarle a trovar marito .
Motivo per cui il santo viene raffigurato con tre palle d’oro, rappresentanti i tre sacchetti e anche per questi doni si consolida l’ormai celebre leggenda che vede la figura di Babbo Natale trarrebbe ispirazione da un santo realmente vissuto, San Nicola di Bari…

E non vi dico la fila. Anzi. Mi tocca scappare se non voglio perdere la priorità acquisita.

Aspettando la grazia.

San Nicola, pensaci tu.

P.S.: la colonna è un arcinoto simbolo fallico. Puro caso, vero?

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Metti una Spora a Bari

La Spora

La Spora

Esiste solo una donna capace di catapultarmi nel pieno di un fashion-evento. E quella donna si fa chiamare Spora.

Non sono mai stata particolarmente attenta a mode e modi (purtroppo). Cosa bizzarrissima, ho iniziato a preoccuparmi di scarpe e abbigliamento solo da quando sono tornata single. Il perché mi è oscuro… o meglio, è forse da identificare nel fatto che, quando sei single a trentatré anni, in qualche maniera, devi riassestarti per attirare il maschio medio e acciuffare mezza compagnia (fosse pure per andare al cinema o a ballare). Ma questa è un’altra storia. Un giorno ve la racconterò.

Dicevamo. Spora.

Se Parigi tenesse lu mar’, sarebbe una piccola Bari. E Veronica (aka Spora), da dieci anni vive proprio a Parigi. Mio onore e piacere è stato ospitarla presso la Magione del Capoluogo pugliese per qualche giorno; la Mutter è entrata subito nella magica sintonia dell’osannato tacco12 e my Bro s’è ritrovato in una giuria (tostissima) a dover valutare femmine ancheggianti da bocciare o promuovere.

Rouge

Rouge

Apparentemente, io e la Spora non avremmo assolutamente nulla da condividere. Ad aver fatto scoccare la scintilla tra due donne  così diverse è stata la Porta Rossa. Simbolo storico di Elizabeth Arden e argomento quasi unico di conversazione in quel di Riva del Garda, occasione della Blogfest 2010. Fu subito amore quando a lenire le ferite di una rovinosissima caduta, giunse Spora con l’insuperabile eighthours, una resina odorosa e nutriente che salvò il mio gomito sanguinolento. Da quel momento iniziò la crociata di Veronica per le mie labbra. Il rouge. Rossorossorosso. Vestirle di passione perché tornassero a nuova vita. E l’infame sacerdotessa del rouge à lèvres riuscì nell’impresa, iniziandomi alla pratica del lipstick, passato sapientemente per ritrovare personalità e voglia di sentirsi femminosissima.

Io e Yves. Evento Arden Beauty

Io e Yves. Evento Arden Beauty

Piccola premessa. Le basi perché questa scintilla scoccasse c’erano proprio tutte. E’ con un certo orgoglio che ammetto di essereuna fanatica del make-up. Da sempre. La sottoscritta appartiene a una storica stirpe di Arden-dipendenti. Già mia nonna e mia madre si fecero scolpire sotto i pennelli del mitico visagista Gil Cagné, finché non giunse la mia ora tra le sapienti mani di Yves Hajjar. Da quel momento, la mia vita non sarebbe stata più la stessa. Avrei scoperto un nuovo magnetismo per i miei occhi, il potere di ombretti e mascara, l’importanza dei tratti evidenziati a colpi di blush e fondamenti di una pelle giovane, curata, affascinante.

Perché, non raccontiamoci balle, a trentatré anni non è poi così scontato che la pelle non abbia bisogno delle amorevoli cure di capsule, creme, cremine e maschere. Anzi.

Mi sono persa. Ecco. Dicevamo. Spora. E il fashion-evento.

Spora in MyTeaCup

Spora in MyTeaCup

Ospite di MyTeaCup, un concept-store delizioso, la Spora ha rinvigorito la passione delle baresi per i tacco con un TwelveCamp memorabile. Perché la tortura dei tacchi è tale solo per chi non studia e non si applica. A testimoniarlo decine di donne svettanti sulle loro scarpette stilettate… roba da non credere!

E’ pazzesco come un casuale incontro possa rivoluzionarti la vita. A Riva del Garda, in Blogfest, pensavo le fashioniste fossero esseri irraggiungibili e artefatti (motivo per cui avevo sempre schivato parole come stile, fashion, outfit, griffe, portamento, charme). Veronica, invece, è la contro-fashion-blogger. Non vittima delle mode ma icona della femminilità. Capace di reinventare le tendenze cucendosele addosso come solo un creativo fertile e costantemente gravido di idee farebbe.

Nella vita c’è sempre da imparare, e la mia full-immersion nello Spora-pensiero è stata di grande lezione.

Arden Make-up

Arden Make-up

Posso ritenermi fortunata. Abbiamo goduto in perfetta sintonia della cabina viso nel temporary store barese di Arden (da qui una mia esclamazione sopra le righe che ha lasciato il segno: “se ogni donna provasse il piacere dei trattamento viso Arden, l’industria del dildo crollerebbe rovinosamente. E’ un piacere immenso.“) e di una seduta trucco con la fantastica Dominga Ciavarella. Make-up artist dall’intuito preciso e veloce, che ha riassunto bellezza e seduzione in meno di cinque minuti imponendo colore e personalità sulla mia pelle.

Dominga Ciavarella e la Spora

Dominga Ciavarella e la Spora

Ho tradito il tacito e monogamo impegno con Yves, ma ne è valsa la pena(il senso di colpa ancora mi strugge).

Per farla breve, in un periodo in cui l’insicurezza e il terrore di non esser più piacente e capace di calamitare l’attenzione maschile attanaglia la vostra blogger trentenne, una sferzata di Spora ha fatto nettamente virare il tiro. Non esistono donne brutte o poco piacenti. C’è semplicemente la voglia di amarsi da ritrovare.

Perché, come dice Veronica, non sarai mai pronta ad essere amata finché non amerai te stessa.

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Blogfest

Tra pochissimo parteciperò alla Blogfest di Riva.

La mia presenza, come blogger, tenendo conto di quel che scrivo e di quanto scrivo sarebbe teoricamente inutile.

Parto perché “ci sta tanto bisogno signora mia”. Perché voglio rivedere i miei amici sparsi per l’Italia. E gli sguardi gongolanti di chi-per la prima volta-si affaccia, neanche fosse Pinocchio, sul Paese dei Balocchi. Parto per ricominciare a vivere. Un po’ come quando intraprendi quei viaggi alla ricerca di  te stesso.

Gere ha risolto con il Tibet, a me tocca il Lago di Garda.

Sento tasselli del puzzle mancanti un po’ ovunque. Necessito di ossigenarmi il cuore (aria, non tinta per i capelli). Queste mura, casa, famiglia, mi fanno pensare al pater che non c’è più. Fuori dall’uscio non butta meglio. E se non stacco la spina rischio grosso. Il mio già precario equilibrio psicofisico grida vendetta, con voce cavernosa e inquietanti minacce.

E niente. Tra poche ore parto. Senza sapere quale me stessa troverò, al mio ritorno.

Spero solo sia più forte di quella che sto lasciando.

Un fazzoletto bianco in valigia, da sventolare alla Vita. Mi arrendo. Hai vinto.

Adesso basta, però. Davvero. Varcato il gate, finisce la partita.

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C’era una volta, la Blogosfera

Un po’ di cose procedono. Un po’ di cose si evolvono. Altre involvono. Altre cosìcosì.

Neanche il tempo di scrivere del ViadelCamp, che già ho pensato bene di infrattarmi al VesuvioCamp con GGDCampania annessa e, più che altro, connessa.

I link ce li metto n’artra vorta. Che stasera sono a tocchettini come un pollo alla cantonese con gamberi.

Prima o poi ne parlerò, ne scriverò, ci rifletterò su. Narrando le gesta di chi fece la Storia.

Per dire, Omero mica scrisse Iliade e Odissea in tempo reale.

Eppure è tutta roba di cui ancora sono pieni i programmi scolastici.

Un giorno, sicuramente, anche noi saremo il passato, la leggenda, il mito. E, qualcuno, si domanderà se, davvero, questi bloggers siano mai esistiti. Se, davvero, si riunissero dopo ore in treno, macchina, aereo, attraversando lo stivale, per parlare di internet. Se, davvero, questi legami fossero così forti, così belli, così importanti.

E se, davvero, ne valesse la pena di operare la massima libertà di espressione.

In tutti i luoghi, in tutti i laghi.

In tutti i modi.

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Altrove

Periodaccio. Drammi e lusinghe si ammucchiano sul divano tanto-quanto la biancheria sporca nella cesta. Vorrei scrivere. DOVREI scrivere. Un po’ per lavoro, un po’ per diletto. E invece mi ritrovo ancora a macinare grano che son le dueqquarantasei del mattino. E se non smetto di fumare al più presto, questo filo di voce che mi resta, scomparirà inghiottito dal Nulla.

Se potessi riassumervi la mia ultima esistenza in poche, essenziali, asettiche righe, lo farei. Se mi andasse, più che altro.

Però domani è un altro giorno. Siamo in pieno climax elettorale. Benché me ne freghi meno che niente. Sinceramente. Però questo vuol dire che i miei servigi sono richiesti. Che la pubblicità è l’anima del commercio. Che se puoi metterci due belle e sinuose corde vocali femminili, perché no. Insomma, si porta il pane a casa. E continuo ad annaspare nel maremagnum del gossip e della comunicazione, scartabellando fonti ed annunciando brani su frequenze digitali e analogiche.

Se potessi riassumervi la mia ultima esistenza in poche, essenziali, asettiche righe, lo farei. Davvero.

Ma, adesso, preferisco affidarmi ai link-che. In fondo, un blog, serve anche a questo. A celebrarsi un po’. Ed io non ci penso due volte.

Mentre lasciavo che questo posto mettesse su le ragnatele, altrove…

Tremavo perché Maurizio Costanzo mi intervistava su Radio1

Ricevevo il battesimo della mia prima GGD, a Bologna

Prestavo la mia Ars Loquendi su RadioBari

Pubblicavo almeno due appuntamenti con Media, su Hera (2012 e Avatar)

Pianificavo la mia trasferta Genovese prossimaventura

Comodamente mi occupavo del blog per la GGD Napoli

Ritrovavo (carramba!) Anthony Star. Uno più folle di me. A tal punto da voler scambiare due chiacchiere a riguardo di quanto faccio sul suo Incuriosando (leggetevillo)

Mi scoprivo esperta in new media per l’evento del secolo. E non è poco.

né stante né streghe

Al quale, ovviamente, siete tutti invitati.

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2010 (Odissea nell’Ospizio)

E’ un po’ una sorta di usanza demodé, questa cosa del post di fine anno. Si dovrebbero scrivere i pro ed i contro su un foglietto, tracciare una riga profonda con il lapis e, dopo il segno di uguale, vedere quanto la vita ti ha tolto, quanto ti ha dato, quanto rimane stabile.

Io, con i conteggi, son sempre stata una frana.

L’unica donna che, alle superiori riuscì, consegnando in bianco un compito di algebra, a tornare a casa con uno zero tondotondo nello zaino. Ci vuole una certa abilità. Ammettiamolo.

Arrotondando le cifre, direi che concludo questo 2009 con:

  • n°1 fidanzato (sempre lo stesso, sempre quello)
  • n°x sogni erotici (sempre diversi, almeno quelli)
  • n° n.p. di lavori svolti e più o meno retribuiti
  • n°0 di quasi-sbronze da collasso
  • n°14 persone cui voglio davvero tanto bene
  • n°2 persone tagliate fuori in piena convinzione
  • n°x di desideri inespressi
  • n°1 cane incontinente
  • n°1 nonna rompiballe
  • n°2 genitori apprensivi

Ci sarebbero altre vari&ventuali. Penso si possa sorvolare, però. L’unica certezza, in una mezzanotte prossima piena di incognite e numeri periodici, rimane la scientifica convinzione che qualcosa è cambiato. Che forse sono più dura, si. Ma anche più fragile.

Che l’età di mettere “la testa a posto”, non è ancora maggiore. Che i numeri non fanno per me.

E che Giacobbo, visto da vicino, è quasi un bell’uomo.

Non sarà molto, ma è pur sempre un punto notevole da cui cominciare.

Buon Anno, bella gente.

P.S.: il titolo non è pertinente. Ma ce l’avevo in testa da due giorni, abbiate pietà.


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Shiny Happy People

Pare la mia sia una sorta di abitudine tutta chic.

Quella di partecipare agli eventi e parlarne poi due secoli dopo, con estrema nonchalance, fischiettando, discreta come un carefree salvaslip e serena stile protagonista del moment dopo-la-cura.

Io sono apparentemente così. Casuale, disordinata,  impossibile e perennemente in ritardo.

Motivo per cui, armata di colla vinilica, ci provo anche questa volta a cavarmela, mettendo insieme i pezzi di memoria. Quel che ne resta, quanto avanza, spacciando per vintage ogni oggetto da rigattiere sparso in soffitta.

Ho il tempo di cinque files .mpeg da convertire in .mov, posso farcela.

Il primo capitolo riguarda la Blogfest09. Bella, bellissima, di più. Ne ho sognata una dalla prima edizione. Ho sognato di esserci, per ridere, giocare, parlare, conoscere, dire, fare, baciare, lettera, testamento. Non so spiegarvela diversamente, e così è se vi pare. Tanti gli assenti, ma pace che “ogni lasciata è persa”. I Camp (io a dire il vero ho dormito in piedi per tutto il tempo), gli speeches (si scrive così??) sparsi come perle (incluso il mio), i momenti conviviali, a mio parere, la cosa più bella in assoluto.

Riva ci ha graziati, donandoci giornate a tratti primaverili. La costanza è stata premiata.

Ho ritrovato la mia compagna di malefatte Dania e scoperto quel solare cinquantenne di Andrea Beggi. Usato e abusato della compagnia di Simply Giulia e Fabrizio Sinopoli. Testato la guida sportiva di Roberto, ed il suo savoir faire. Stritolato di abbracci quella blogstarlette della Fran (che era una gran figa, la sera dei MBA).

Ho pokato con Neri. E parlato amabilmente con Ninna. E scusate. Invidiatemi. Senza facili ironie.

La bella gita, è durata il giusto (se escludiamo le 12h tra treno e bus, ecco). Ed io mi trascino dietro ancora le foto (degli altri, perché la mia macchinetta è in attesa di resuscitare dopo i postumi-da-tempesta-di-sabbia-egiziana), con vera Shiny Happy People, certificata B.O.C. (Bloggers ad Origine Controllata).

Mi rotolo ancora sui cuscinoni della memoria. Saltello. Lasciva. Mi distendo tra i ricordi.

Anche quelli brutti. Schiacciandoli nella meraviglia dei miei 72kg. Essere una donna di peso, qualche volta, serve pure.

E, credo, il primo capitolo finisca qui. Magari, come per tutti i miei “incompiuti”, sarà il primo ed anche l’ultimo sulla Blogfest09. Però non ci giurerei.

Se mi commentasse Paul the Wine Guy, forse, potrei anche cambiare idea.

Forse. L’ho detto, non ci giurerei.

Hey, here we go!

P.S.: link, controlli ortografici, immagini. Prima o poi verranno aggiunti. Ed anche qui, non ci giurerei.
P.P.S:

  • qui, ad opera di PocaCola e Ninna mi confronto con MFM “…e vien dal mare” #senzatimore
  • qui, invano, tento di attirare l’attenzione del BVZ Beggi a botte di Poken
  • qui su Libero-News sbagliano il mio nome vergognosamente
  • qui tutte le foto che non ho fatto io ma che, fortunatamente, hanno fatto gli altri
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E quindi uscimmo, a riveder le stelle.

In rete, con questo titolo, esistono oltre 30.000 risultati. Se siete cascati qui i casi sono due:

  1. avete clickato “mi sento fortunato”, incappando in una sfiga pazzesca
  2. state ancora rosicando per non aver partecipato al BeachCamp09

387338540

Ora, se vi raccontassi tutto, ma proprio tutto, forse, mi beccherei in ordine sparso una decina di querele. Ed io sono povera. Poverissima. E mio fratello non vuole sapere di prendersela, questa benedetta laurea in Giurisprudenza.

Dunque, sarò soft e fresca come l’ovatta intinta in un mojito. A nessun blogger verrà fatto del male in queste note, e tutti i gossip in ostaggio riceveranno un trattamento più che umano.

Viaggio Bari-Francavilla al Mare. Cena a base di liquirizia offerta da IntiniG, benza e posto in macchina pagati dal mio pro-cugino Lorenzo V., tanta buona musica, qualche bestemmia dell’albergatore by phone, una diretta di scherzi-satanici-a-parte, qualche ricordo nostalgico legato a sentimenti antichi, la mia tipica sboronaggine. Segue puntata del Grande Fratello nella Comune Cinese del pernotto ed un punkabbestia nel mio letto.

Telefonate di rito, al mattino, arrivo in spiaggia. Sorrisi sinceri, strette di mano, abbracci, baci casti e puri. Un cetaceo si spiaggia sul Lido Venus armato di pareo. Qualcuno pensa sia Free-Willy, e gli chiede pure l’autografo. Cibocibocibo. E birrabirrabirra. Tanta. Ovviamente si parla di sesso. Sempre, ovunque, comunque. Finché Facebook non ha la meglio ma, anche lì, straccio Luca C. sulle paperelle vibranti.  Sucka pure a calciobalilla. Non con me, però.

Che venga messo agli atti.

Parlo d’amore con Novecento e SimplyGiulia (qui, siete liberi di malignare).

Però c’è il sole. E c’è il mare. Ed il lido che è una favola. Nel delirio da wi-fi, si tenta di comprendere il significato filosofico della parola ridondanza. Mainardi salta come un grillo. Indovinate quale dei tre fratelli. Eh si, perché i fratelli Mainardi sono come le sorelle March, impari a distinguerle solo dopo aver visto dieci volte il film a Natale.

Stalkerato con il surrogato di un Magnum Mr.Facebook, ho fatto già metà del mio dovere. Con un po’ di gentaglia mi lascio trasportare dalle acque adocchiando fustacchioni poco etero. Il fantasma delle tette della Taricani aleggia. Fino a materializzarsi. Sorella Sara è uno spasso. Quasi come Maxime. Ho detto quasi. C’è un bel feel, anche troppo. Ci appartiamo in bagno(libero spazio alla fantasia).

Speech time. E’ tutto bello, è tutto interessante. Quasi non sembriamo dei blogger cazzari allo sbaraglio, nel cuore dell’estate, ma più simpatiche canaglie, innocenti giovani dal sorriso sbarazzino con la brezza tra i capelli. Qualche granello di sabbia sulla pelle, tanta voglia di scoprire ed imparare.

Arriva la cena, ed il tripudio di carne. Sarkiapone pare Vulcano nella sua fucina. Scintille ovunque, casse a manetta, canzoni dei cartoni animati per tutti, anche per i più seri. C’è chi si diletta, nell’attesa, giocando a scopone. E’ un’allegra sagra bloggereccia del benessere. Ottimo cibo, ottimi amici. Ottimo vino. Sto troppo bene. Mentre qualcuno rimane prigioniero del suo personaggio pubblico, io conto stelle cadenti. Una decina, almeno. E’ uno spettacolo indescrivibile.

Scatta il bagno di mezzanotte, il mare è caldissimo e sembra proiettarci in un film degli anni ’80.

Temendo tintarelle di luna, ci fermiamo a chiacchierare sotto gli ombrelloni, con la voglia di dormire sulla spiaggia. Ma la festa è finita, e gli amici se ne vanno. A me non resta che dividere il letto della Comune Cinese con due uomini , Stefigno e Lore, scoprendone il lato più profondo: l’intenso russare.

Il mio grazie infinito è per la cricca MIKAMAI (mia compagna d’avventura in questa esperienza, lo sputtanamento era obbligatorio), per il Lido Venus, per i video di Hermansji, Parco dei Buoi (per avermi fatto scoprire la delizia della crudaiola con il pecorino a scaglie), per il Bar Milan e le sue colazioni, per la visione di quel fustacchione del guardiano della spiaggia che pareva uscito da Baywatch.

Mi torna alla mente una domanda, sotto il cielo notturno d’Agosto: sei felice?

Direi di si. Felice di aver ritrovato Lore dopo tanti anni, di aver provato le emozioni in technicolor da adolescente ad una festa delle medie, di non aver espresso alcun desiderio con il naso rivolto verso il manto stellato.

Non sempre, quanto desideriamo, è ciò di cui realmente abbiamo bisogno.

Appuntamento al BeachCamp2010!

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Non sono tanti e non sono pochi.  Sono giusti trentadue.

Sono gli anni di Cristo meno uno, ed i 44 gatti in fila per tre con resto di due meno dodici.

Semplicemente trentadue.

Non mi piace tirar le somme. Forse perché risultati ce ne sono pochi. Le certezze risultano n.p., non pervenute, come alcuni dati elettorali, quando ci sono i brogliacci.

Ho una madre, un padre, un fratello, un fidanzato, un cane. Ed uno spropositato numero di persone che non amo chiamare amici. Che gli amici vanno e gli amici vengono. Preferisco pensare a loro come puntini. Tanti puntini che, messi insieme, formano una linea.  La mia linea. Quella linea sottilissima e nera di persone che mi accompagna da quel quindicimaggiosettantasette. Che la TV diventava a colori e le donne prendevano la pillola. E mio padre riscuoteva il suo primo stipendio da dottore, per comprarmi le Barbie rifalde dal giornalaio dell’ospedale. Erano in busta, le ricordo ancora. Ma bellissime. Ah, se erano belle.

Scrivendo i testi per uno dei miei programmi, ho scoperto che il quindici Maggio, sono nati Brian Eno e Mike Oldfield. E pure Giorgio Mastrota e Dario Baldambembo. Son cose da non sottovalutare.

Come non li sottovaluto, questi splendidi trentadue che, ridendo e scherzando, mi hanno portata ad un lavoro bellissimo, a conoscere gente fantastica, a vivere esperienze meravigliose, e ad esser qui per raccontarvele.

Tanti auguri, Mari.

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I Basilischi

Questa volta ero seriamente tentata dal non pubblicare alcun resoconto del Camp a Matera. Ogni volta che scrivo qualcosa, volontariamente o meno, scateno flames, crisi mistiche e risse 2.0 . E questo non concilia con il mio profondo desiderio di peace&love, maturato dopo secoli di problemi familiari, personali, lavorativi, eccetera eccetera eccetera.

Non sarebbe giusto, però, nei confronti di chi si è accollato onori ed oneri facendosi un mazzo così.

E non sarebbe corretto in nome dei sacri vincoli di amicizia bloggereccia, che mi legano a certa gentaglia che adoro frequentare.

Per cui, mi limiterò (senza, volgaVmente scadeVe in facili gossipponi), a dirvi che è stato bello tutto. Che tutti erano splendidi. Che anche io mi sono fatta fotografare in pose da diva. Che le incomprensioni ci son state ma è tutto, spero, chiarito.

Il lato negativo di un BarCamp è in chi non ci viene.

In tutti quelli che, pur non avendo partecipato, da fuori manipolano i “sentito dire”, o creano telefoni senza filo (i cordeless della fuffa), facendo scoppiare imbarazzanti diatribe sul pettegolezzo via chat, FaceBook o FriendFeed.

Io c’ero, sono stata abbastanza social e, social-mente, mi son goduta lo splendore di Matera, agitando le  chiome anabolizzate al vento e facendomi sciogliere il pallore da latticino al sole caldo dei sassi.

MateraCampers

Il fascino  del MateraCamp è una macchina del tempo in bianco e nero, così film anni ’60, dove  tecnologici bloggers dall’aria glamour e fashion, si trasformano in moderni Basilischi. Vitelloni geek  in cerca d’autore, così attuali e così antichi al tempo stesso, fra tradizione e desiderio di evasione. Personaggi partoriti da grandi registi: da Pasolini a Gibson, da Zampa a Beresford… tutti con una storia da scrivere ancora, tra pagine virtuali ed onirici scenari.

Il MateraCamp è location di straordinarie emozioni, narrate dai giovani aedi del 2.0. Immagini e parole per una indimenticabile esperienza, da ripetere per chi non c’era, da tatuare nel cuore per chi l’ha vissuta.

CREDITS

Lasciatemi sottolineare l’accoglienza fraterna di Rosalia. Amica storica della mia Mamma, nonché infaticabile proprietaria dell’ Albergo Italia. Ha il potere, in ogni trasferta Materana, di farmi sentire a casa mia, anche in una camera d’hotel. Mi ha vista nascere, crescere, pascere. Le devo molto per l’affetto, l’amicizia, il calore immutato negli anni.

E ringraziare poi chi, credendo nella manifestazione, ha contribuito a renderla unica nel suo genere:

Agenzia Viaggi Lionetti, Blogstargame, Bottega dei Sassi, Consorzio del Pane di Matera, Consorzio di tutela Vini MateraDOC, Derado, Egghia!, GFoss, Ideama – Web Agency, La Cantina della Bruna, La casa nei Sassi, Le dodici lune, La Stamperia Liantonio, Masseria Grieco, Mediateca di Matera, MTCom – Comunicazione e Relazioni Pubbliche, Panificio San Giacomo, Peperoni Pennella, Personalizzami, Sassiland, Videouno, Villa Schiuma, Blogo, GeekFiles, Liquida.

Tra i celolunghisti dell’obiettivo: Antonio Vergara (tanto criticato per le sue “brutte” foto, e poi osannato da tutti per i meravigliosi montaggi), autore della foto che troneggia in questo post, ed Elena “brezzadilago”, artefice dell’imago che, attualmente, mi fa da avatar in tutti i social network.

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