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Ora di pranzo

E’ domenica. La prima. Dopo anni e anni. Esattamente trentatré.

Trentatré anni in cui, bene o male, stando tutti nella stessa casa si condivideva anche lo stesso tavolo. Oggi no.

Perché, sì, ci sei. Ma non è il caso. Perché, sì, ci sono, potrei pure lavorare meno. Ma no, non è il caso.

E quel momento, che così tanto odiavo da bambina, adesso mi è indispensabile. Quando il pranzo doveva esser fatto per giocare nei prati, e vedere i cartoni, o preparare biscotti e disegnare storie di fate, e non per sedersi con la famiglia, alla stessa ora, con le stesse facce, e le stesse noiosissime regole da seguire. Non si urla. Non si mangia con le mani. Non ci si alza. Non si sbuffa. Non si fanno i capricci.

Forse io sono solo diventata un po’ più grande. E tu lo sai che, per quanto sia la tua bambina sempre, per quanto io possa esserci, minuto dopo minuto, alla fine, sempre, dovrò abituarmi anche a questo. Prima o poi.

E in quel momento mi mancherà, come mi manca oggi.

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  1. Mitì luglio 25th, 2010 17:17

    Ma quanto bene ti voglio? :-*

  2. Marileda luglio 25th, 2010 17:21

    Metà di quanto te ne voglio io (ma sono pessima nelle cose di numeri, per cui prendi quel mio metà come una quantità non misurabile con le classiche regole e, quindi, puramente indicativa):-*

  3. Encrenoire agosto 1st, 2010 11:33

    Ho letto solo adesso, era un po’ che non capitavo da queste parti. Credo che l’unica cosa che posso dirti è che ci siamo. Tutti noi. Io.
    Un bacio grande.

  4. Makmad agosto 24th, 2010 21:07

    Comincio con uno “scusami”.
    Scusami se entro in punta di piedi per commentare una parte intima della tua vita privata. Approfitto solo del fatto che sia qui a portata per scrivere due parole che potranno sembrare vuote perchè provenienti da chi ti è estraneo, ma sono cariche di significato perchè dette con sincerità. Sono profondamente dispiaciuto per quanto accaduto e posso solo lontanamente immaginare il carico emotivo e gli strascichi che tutto questo ha portato. Capitavo qui come si capita in tanti altri luoghi reali o virtuali: per caso. Capitavo qui e una volta letto questo post, volevo regalarti un pensiero, una simbolica (per quanto infima e virtuale) vicinanza, fiammifero in questo periodo buio.

    Fabio Margarita

  5. Gianfranco agosto 30th, 2010 01:57

    sai bene quanto ti sono vicino!
    sai bene il ricordo che mi lascerà!
    di un grande artista prestato alla medicina e
    sono convinto che lassù ci sia un pianoforte che aspetta di essere suonato proprio da lui.
    “Play it again Sabino”

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