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La verità…

…è che, mentre ci provo a costruirmi giorno dopo giorno, sviluppo un cinismo che non appartiene alla mia mappa genetica. Oggi ragionavamo con Bro (mio fratello), di quanto qualche terribile anatema si sia probabilmente abbattuta sulla nostra famiglia. Più colpi di scena che a casa Forrester. Più sfighe che ne i Malavoglia. Così non si può, davvero.

Dopo l’ostacolo di mamma, l’anno scorso, brillantemente superato (seppure con i suoi strascichi), adesso mio padre è semi-immobilizzato da un tumore del midollo. Entra ed esce dagli ospedali. La notte ci propone agghiaccianti scene da esorcismo e, di giorno, è un continuo urlare, e piangere, e soffrire. E l’aspetto più duro non è tanto la stanchezza, o dover continuare a lavorare per mettere insieme quel mio mezzo stipendio alla fine del mese. L’aspetto più duro è il dolore,  vederlo contorcersi nella totale impotenza. Stare lì, ferma, quando anche la morfina non è più efficace. Quando mi chiede di porre fine al martirio.

E giunge l’alba, e un nuovo giorno. E ti chiedi se sia vita, questa.

Io, che di potere, sulla vita e sulla morte non ne ho, resto immobile a guardare. Come davanti al telegiornale quando ti parlano dei morti  sotto le macerie dell’Aquila o dei bambini saltati a pezzi sul sadico gioco della campana con le mine antiuomo. Ci si imbambola nel tragico siparietto dell’esistenza e delle sue miserie. Sono un piccolo punto inutile nel romanzo del mondo.

Poi arriva il cinismo. La pelle dura. Il tentativo di continuare nonostante tutto. Passa anche l’incazzatura. Tanto, quella, non ha poteri analgesici e non lo farà dormire meglio. La speranza è una panzana alla quale non credere, non adesso, non quando aggrapparsi ai fili di lana sul bordo del precipizio può voler dire solo allungare il senso di vertigine. Qualche secondo ancora, e pure quelli si romperanno. Trenta secondi, forse anche meno, un salto nel vuoto. E tutto sarà finito.

Restano gli amici, che ci sono pure se non scrivo loro le novità. Perché è imbarazzante sentirsi dire quel “come sta papà?”, quando la risposta che vorresti dare è solo “sta male”, senza raccontare di nuovo tutta la pappardella, frenando lacrime e sconforto, mantenendomi algida come se parlassi di altre persone.

Questa volta, no. Non ce la faccio. Non chiedetemi di appoggiarmi sulle vostre spalle.

Foste anche Atlante. Foste pronti a reggere  il destino della Terra.

No. Vi schiaccerei sotto il peso di quanto mi porto dentro.

18 comments Digg this

18 Comments so far

  1. hermans j.i. [ .:. ] luglio 23rd, 2010 10:41

    :( pat!pat!

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  2. Marileda™ luglio 23rd, 2010 11:10

    :-(

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  3. Mitì Vigliero luglio 23rd, 2010 11:15

    non aver paura di schiacciarmi. come sai, l’ho vissuta più volte. e so. sei tutto tranne che un piccolo punto inutile. ed è proprio per come sei che ti voglio (e ti vogliamo) così bene. gli amici esistono per quello. mai sentirsi o essere soli in momenti così. :-*

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  4. momix74 luglio 23rd, 2010 11:16

    :*

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  5. Mery luglio 23rd, 2010 11:17

    :-*

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  6. Fatacarabina luglio 23rd, 2010 11:17

    :*

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  7. clarita luglio 23rd, 2010 11:17

    un abbraccio cara mia

  8. ӊooқ luglio 23rd, 2010 11:19

    siamo qui :*

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  9. Niky (e basta!) luglio 23rd, 2010 11:26

    :*

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  10. daniela_elle luglio 23rd, 2010 11:30

    :*

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  11. Bimba Stronza luglio 23rd, 2010 11:56

    :(

  12. Lysa luglio 24th, 2010 00:20

    Un abbraccio.

  13. Massimo Frezza luglio 24th, 2010 08:22

    Io ci sono passato con mia madre e ti sono vicino. Ti abbraccio forte.

  14. radiowaves luglio 24th, 2010 15:47

    Magari, distribuendo un po’ il peso tra tutti…

  15. Haukr luglio 25th, 2010 14:27

    :*

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  16. fabio agosto 3rd, 2010 11:58

    ho letto solo adesso…………
    che posso dire………….
    tanta tanta solidarieta’
    (non ho trovato altra parola, spero che ti
    vada bene lo stesso)

  17. Luca agosto 18th, 2010 12:30

    Una abbraccio anche da parte mia, per quel che può contare.

  18. Social Sharing – July 23rd : Catepol 3.0 ottobre 15th, 2010 11:15

    [...] catepol shared La verità…. [...]

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