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Genova e il cuore

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.

Sta diventando un vizio. Una condanna. Una tribolazione.

Vado a Genova e ci lascio il cuore.

Poi frugo in borsa, tornata a casa, infilo la chiave nella toppa, passo due giri di serratura. Scatta il meccanismo. Oltrepasso l’uscio. Rifrugo in borsa e, con un punto interrogativo sulla faccia, mi domando dove siano le mie chiavi. Dove sia la mia casa. Quella a Genova. Quella che non c’è (ma esiste), in un futuro non troppo lontano.

E pure così non dovesse essere, bello è sempre, sperarlo.

Genova. Di genovesi mugugnoni a borbottare di altri genovesi. Che son sgarbati-dicono-i genovesi. Ovvio. Mi pare. Passano tre quarti della loro vita a digrignare i denti su come si mugugna o si aggrottino le sopraciglia. A Genova. E mugugnano e digrignano a loro volta, mentre dicono. Una sorta di tic nervoso.

Ma sono belli. E sono bravi. I genovesi. E-dico io-gentili e diretti . Che la schiettezza-aggiungo-è una virtù persa da troppi, oggigiorno. E poi basta far loro un sorriso. E portargliela in palmo di mano, quella signora scosciata e sudaticcia dai colori sgargianti e gli occhi neri di pece, perché se ne innamorino mille, e mille, e mille volte ancora, senza contegno e rispetto. Ricamandole sui seni delle creuze pensieri immorali e impetuosi di passione. Impetuosi, , e inarrestabili, come solo il mare (e i marinai).

Vado a Genova e ci lascio il cuore. E storie da raccontare nei vicoli. O al tramonto. O sulle panchine. Insieme ad amori distratti e sconnessi, piantine dell’anima facili da percorrere, sulla carta. Ma solo su quella.

Ci lascio il cuore. E le chiavi di casa. E  sogni, e uomini, e amiche, e tramonti, e gioie, e dolori, e musica… e un po’ di me. Sempre. Non potrebbe essere altrimenti. Neanche tra dieci, cento, centomila vite.

P.S.:  la mia Genova è anche Mitì.  E Marco. E Andrea. E Carlo. E Judas/Lenny. E Marina. E tanti. Tantissimi altri. Troppi per non farmi sentire a casa…

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  1. radiowaves luglio 17th, 2010 05:57

    Sei sempre benvenuta.

  2. Mitì luglio 17th, 2010 09:49

    Sempre :-*

  3. suibhne luglio 17th, 2010 11:52

    …e tu pensa che sono così genovese che digrigno i denti anche nel sonno, anche da mille chilometri di distanza, dove sto ora

  4. Marileda luglio 17th, 2010 19:34

    …s’è mica capito che Genova mi piace?

  5. Fabio luglio 20th, 2010 12:51

    E a me non hai fatto sapere nulla, :-(
    almeno mandami una mail di saluti

    ciao ciao

    Fabio (quello del Graal)

  6. Marileda luglio 20th, 2010 16:48

    Fabio (com’è devo dimenticarmi di te????) ero a Genova per lavoro e di fretta e di furia. Ma spero di ritornare, magari a settembre e, questa volta, solo per una vacanza… senza impegni, senza scadenze, senza giornate frenetiche (piuttosto, rimandami il tuo numero che da quando mi si è scassato il telefono ho perso i contatti con mezzo mondo). Sai che il vostro Catino genovese non l’ho ancora visto??? Aspetto che mi faccia da guida tu :-) CI CONTO!

  7. Marileda luglio 20th, 2010 16:51

    Ecco… per dirtene una. Hai presente Lenny? Lenny Nero? E’ uno dei miei migliori amici in assoluto, eppure l’ho sbidonato pesantemente (attenzione, il bello è che s’era rimasti intesi di vederci a tale ora in tal posto). Dopo la megasolata voleva la mia testa (mozzata) servita sul catino :-P

  8. Fabio luglio 21st, 2010 09:31

    La mia email la dovresti vedere nel post
    mandami la tua a meno che non so piu’ qual’e’ :-)

    ciao

    Fabio

  9. Pam luglio 29th, 2010 11:34

    Genova è anche un pò di me. ^_^
    E’ dal 2001 che ti racconto un sacco di cose zenesi. E’ una città piccola ma che ti rimane dentro, sempre. Mi manca, ora che abito a Pavia.

    E noi ci siamo conosciute proprio mentre io abitavo a genova, in mezzo ai miei 15 anni zenesi.

    Che ricordi. Che bei ricordi…

  10. Marileda luglio 29th, 2010 11:41

    tu, però, adesso, sei pavese d’adozione :-D

  11. Marileda luglio 29th, 2010 11:45

    E’ una cosa complicata da spiegarti. La mia Genova è una Genova diversa. Perché io sono una persona diversa. L’ho vissuta e continuo a viverla in un momento particolarissimo. E, a partire da te che sei stata la prima, poi è stato una sorta di domino inarrestabile… non riesco più a starci lontana. Credo che ogni cosa abbia un suo tempo. E che le persone, anche, abbiano la scadenza di una sveglia, di un calendario immaginario, di una sorta di Destino… che li porta a conoscere luoghi e persone secondo precisi incastri…

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