Archive for aprile, 2010
Elogio del materasso
Un ricordo abbastanza vivido, nella mia mente, è ancora l’immagine mia e di mia nonna Leda nel letto. Sedute, per ore ed ore. Nel cuore della notte o con le prime luci dell’alba.
Il mondo continuava a girare. Mentre noi eravamo lì. Con nonno Vittorio nella sua stanzetta, pronto a portarci la colazione sul vassoio, appena sveglio. Circondato dai suoi cani, interrompeva per pochi preziosi attimi quell’atmosfera speciale.
Leggevamo, sul materasso. E guardavamo soap opera, le prime. C’era Febbre d’Amore. Non ce ne perdevamo una. Gli autori erano gli stessi di Beautiful, i fratelli Bell. Non che a mia nonna importasse molto e, tutto sommato, neanche a me.
Si cuciva, nel letto. Mia nonna Leda faceva e disfava costantemente. Casacche, pullover, gonne, vestiti. Aveva le mani magiche e idee originalissime. Ogni abito doveva avere le tasche.
Anche io, qualche volta, prendevo ago e filo in mano per essere come lei. Ma no, non era esattamente la stessa cosa.
Il letto di mia nonna Leda era il centro della casa, un fulcro indispensabile di tutte le attività. Sul letto di nonna si discutevano i pagamenti, si cenava, si pranzava, si faceva colazione, si confabulava dei rotocalchi rosa.
Nonno Vittorio ne comprava quintali, per Lei. Stop era il nostro preferito. Adoravo quelle pagine in bianco e nero con la grande scritta rossa.
Nonna Leda era una donna attiva, al di là di quanto si possa credere; come un generale sicuro, dal suo letto, impartiva ordini con polso fermo e piglio deciso. E tutti scattavano sull’attenti. Tranne me, che ero il suo secondo in carica, nell’altra metà del materasso.
A tutto questo ho pensato, aprendo il mio divano letto, ieri sera. Riscoprendo il piacere di sentirmi per la prima volta, dopo tanto tempo, padrona delle mie cose, della mia vita. Il telefono a portata di mano, la tv ad ore dodici, il netbook sulle gambe, la colazione portata a letto dall’uomo.
Ed ho elogiato il materasso, caricabatterie indispensabile, fonte di ispirazione, luogo mistico e affascinante. E mia nonna Leda, cui somiglio sempre di più, nel bene e nel male, ogni giorno che passa.
Orgogliosamente. Un po’ regina, un po’ poeta.
No commentsMia figlia è
-Mia figlia è un’artista.-
Questo, mio padre, al vicino di branda in ematologia.
-Mia figlia fa cose con il microfono che, tipo, si mette lì, e lo fa in tutta l’Italia. E piace. Piace alla gente.-
Uhm.
-Mia figlia scrive. Anche. E fa robe anche su internet. E sui giornali. Dappertutto-
Certo, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
-Mia figlia è un’artista. E come lo fa lei… eh. E’ bravissima. La migliore!-
Cuore. Non penso il vicino di branda abbia capito (davvero) come mi guadagno da vivere. E neanche voglio immaginarlo, cosa abbia potuto intendere.
Però, a tratti, l’ho trovato meraviglioso, in questa pittoresca descrizione orgogliosa del mio mestiere.
Perché negare.
Anche mio papà è un artista. E come prova lui, a far apparire speciale quello che faccio, nessuno mai.
17 commentsUna Buona Pasqua
Che già diversi natali, me li sono abbondantemente bruciati.
Che, siamo sinceri, i primi dell’anno non sono di certo girati meglio.
Che, forse, anche le altre festività, già avevano fatto abbastanza schifo.
Con la Santa Pasqua, faccio tombola. Da Tricase, con furore. In un tre stelle periferico, a duecentometri dall’ospedale e a cinquanta passi dal tabacchino.
Attenzione, non me ne lamento. Il verde del camice sterile mi dona e quella mascherina sul viso mette in risalto gli occhi da orientale. E l’eremitaggio forzato, in fondo in fondo, aiuta anche a non pensare al resto. Tutto quel resto che, per comodità, chiamerò “l’inutile accessorio”.
Tra sfighe, sfighette, sfigati e sfigaTTi, solo per dire Buona Pasqua. Che sarei vagamente se-mi-scredente, ma con la convizione che non puoi mai dire ” è finita davvero”, finché hai ancora almeno un uovo di cioccolata da scartare.
Fra tante sorprese del ciufolo, prima o poi, un qualcosa di decente, pure per probabilità statistica, dovrà arrivare.
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