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Archive for gennaio, 2010

Spiccioli di filosofia radiofonica

Chi mi conosce lo sa. Chi non mi conosce imparerà a scoprirlo.

Sono una donna abbastanza fatalista.

Le situazioni sono due: i fatti succedono, i fatti non succedono. Tutto qui. Non ho mai pensato ci fossero di mezzo sfumature di grigio… e di tutte quelle storie sui treni persi, sulle occasioni sfuggite, sull’effetto sliding-doors e via dicendo no, non voglio neanche sentirne parlare. La Storia, del resto, non si è mai basata sui Se e sui Ma.

Senza scendere in dettagli e lungaggini noiosissime, in una delle mie tante peripezie attraverso quel mondo affascinante e sempre difficile che è la radio, ho incontrato una persona speciale, che mi ha fatto riflettere. Mentre lo affiancavo per carpire i segreti del mestiere, vedendo l’ora tarda ed il dinamismo costante che qualificava i suoi movimenti, gli ho domandato se fosse stanco e quanto durasse il suo turno.

La risposta è stata tanto affascinante quanto inattesa: “sono sempre in vacanza, io“. Leggendo perplessità sul mio volto , continuando, ha aggiunto: “noi facciamo un lavoro, che lavoro si dice per definizione comune. Se lo fai con passione, professionalità e serenità, è sempre una vacanza. Fare il muratore sotto il sole, è un lavoro. L’operaio in catena di montaggio, lavora. Ma noi siamo sempre in vacanza. E non per sminuire quanto si faccia al banco suono di una radio, o dietro un microfono. Solo per farti capire che siamo fortunati“.

Ed era sincero. Come sincero mai avevo percepito qualcuno, fino ad oggi.

Nella sfortuna, diciamolo, anche io posso ritenermi fortunata. Certo, non so ancora precisamente se, alla fine, in quel posto, tra quelle mura, con quelle persone, sarò più fortunata di quanto già non mi senta. Così come, nella fortuna, non so se sarò così sfortunata da tornare al punto di partenza senza lavorarci, tra quelle mura.

Di questa esperienza, insieme a molte altre immagini, porterò gli occhi chiari di chi, limpidamente, mi ha fatto comprendere cosa sia, questo lavoro: un viaggio costante, dove si impara sempre qualcosa di nuovo e di grande. Dove si vivono momenti di totale banalità e lezioni importanti su come seguire i tempi della Vita. Un rack multieffetto dove non è fondamentale cosa tu debba editare, ma solo come lo fai e con quale intenzione.

Il dove, il quando, il perché, diventano dettagli insignificanti davanti alla possibilità di trasmettere emozioni.

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