Archive for dicembre, 2009
2010 (Odissea nell’Ospizio)
E’ un po’ una sorta di usanza demodé, questa cosa del post di fine anno. Si dovrebbero scrivere i pro ed i contro su un foglietto, tracciare una riga profonda con il lapis e, dopo il segno di uguale, vedere quanto la vita ti ha tolto, quanto ti ha dato, quanto rimane stabile.
Io, con i conteggi, son sempre stata una frana.
L’unica donna che, alle superiori riuscì, consegnando in bianco un compito di algebra, a tornare a casa con uno zero tondotondo nello zaino. Ci vuole una certa abilità. Ammettiamolo.
Arrotondando le cifre, direi che concludo questo 2009 con:
- n°1 fidanzato (sempre lo stesso, sempre quello)
- n°x sogni erotici (sempre diversi, almeno quelli)
- n° n.p. di lavori svolti e più o meno retribuiti
- n°0 di quasi-sbronze da collasso
- n°14 persone cui voglio davvero tanto bene
- n°2 persone tagliate fuori in piena convinzione
- n°x di desideri inespressi
- n°1 cane incontinente
- n°1 nonna rompiballe
- n°2 genitori apprensivi
Ci sarebbero altre vari&ventuali. Penso si possa sorvolare, però. L’unica certezza, in una mezzanotte prossima piena di incognite e numeri periodici, rimane la scientifica convinzione che qualcosa è cambiato. Che forse sono più dura, si. Ma anche più fragile.
Che l’età di mettere “la testa a posto”, non è ancora maggiore. Che i numeri non fanno per me.
E che Giacobbo, visto da vicino, è quasi un bell’uomo.
Non sarà molto, ma è pur sempre un punto notevole da cui cominciare.
Buon Anno, bella gente.
P.S.: il titolo non è pertinente. Ma ce l’avevo in testa da due giorni, abbiate pietà.
Lettera aperta
Cara Helen Fielding,
ce l’avrai anche rifilata la palla colossale (a noi trentenni mediodotate e sfigate) che se sei grassoccia, imbranata, volgare, e tutto fuorché sexy, puoi comunque trovare lavoro in tv senza darla a nessuno, portarti a letto Hugh Grant e smettere di bere e di fumare.
Ma quella che, alla fine, un ricchissimo, chiccoso avvocato di grido ti sposi pure… valla a raccontare a tua sorella.
Alla fantascienza c’è un limite. E tu, l’hai ampiamente superato.
Ossequi e Buone Feste.
M.
3 commentsQuesto male di vivere (varie ed eventuali)
L’ho detto, l’ho fatto.
Non c’è più niente, niente, niente, che mi leghi a te. Caro FriendFeed.
Quando un tot di persone, si fosse accorto della sparizione del mio account, pensai, ne avrei parlato.
Quel momento è giunto e, di frasi che giustifichino “l’estremo gesto”, ce ne sono davvero poche.
FriendFeed è il male. E’ la pigrizia che prende forma di Agente Smith. Si moltiplica, subdola. Ci intasa di dati e informazioni inutili, dimezzando con l’accetta il tempo di produzione. Accumula perfetti estranei che vanno di pala nel tuo intimo, gente cui non glien’è mai fregato nulla di cosa scrivi, di cosa provi, di come agisci.
E, a pecora, ti fai inglobare dal gioco perverso. Belando sottoscrivi gruppi, segui mode e mode, senza un perché. Parte l’annullamento psicologico e cresce la sudditanza da una sorta di effimero successo. Superfluo.
Come Clarice Starling, un giorno, ho sentito la necessità di frenare il pianto degli agnelli.
Mi ha meravigliata il più intelligente tra i cari Friends:
adesso come saprò cosa fai?
Non so, come facevano gli antichi?!?!
Una telefonata, una mail, un sms. Magari, puoi prenderti anche la briga di digitare l’url del mio blog e dare uno sguardo a quel che scrivo, senza accatastarmi in quel continuo saliscendi di avatar e paroleparoleparole.
E poi, diciamolo, a me, lo smile dei “like”, era venuto pure un po’ sulle balle.
C’è lo slow-food, lo slow-drink, lo slow-sex. Per apprezzare la qualità dei contenuti, senza farsi fagocitare da una quantità industriale di schifezze a buon prezzo.
Io ritorno allo slow-blog. Voi fate un po’ come vi pare.
Più umano. Più vero.
42 commentsLa donna più bella del mondo
Credo poco in tutto. Negli alieni, negli spiriti, nel voodoo e nella reincarnazione.
Se volessi credere, però, in maniera più ferma e convinta, crederei certamente di essere appartenuta ad un’epoca diversa. Fatta di grandi passioni e di eventi mondani. E mi proietterei lì, ai primi del ’900, fra circoli bohemienne ed abiti sfarzosi. Nella culla dell’emancipazione femminile, quando l’arte era paradisiaca e fitta di demoni, quando gli artisti portavano gloria e dannazione, edulcorati di crinoline e merletti, e bustiere, e acconciature piumate.
Quello, sarebbe stato il mio posto.
Della curiosità sfrenata per una cantante lirica francese, Emma Calve, ormai già molti sanno. Oggi, però, complici la tv satellitare, una Lollobrigida portentosa ed un Gassman somigliantissimo a Rupert Everett, mi sono avvicinata all’ Italianissima Lina Cavalieri… “La donna più bella del mondo”, così come tutti ne parlavano, e come ne scriverà Di Tizio, nell’omonimo libro-biografia, prefatto da Dacia Maraini, del 2004.

Corpo sinuoso, voce di velluto. Ammiccante come una provinciale ripulita bene, sfuggente come la più regale delle Maestà. Gabriele d’Annunzio le dedicò una copia del romanzo Il piacere (1899) definendola la massima testimonianza di Venere in Terra.
Quelle sue piccole e bianche mani, solcate dall’umile lavoro di fioraia e piegatrice di giornali a Trastevere, non la svelarono mai per la popolana strappata alle vie di Roma che fu. Perché, come diceva Coco Chanel
Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità.
Cantò in quasi tutti i maggiori teatri d’opera del mondo. I suoi mezzi canori come soprano lirico erano piuttosto limitati ma, al pubblico, interessava più vederla che udirla, per la splendida bellezza, l’eleganza del portamento, le pettinature sontuose. Nel puritanesimo della scena lirica, la Cavalieri portava una eccitante atmosfera di raffinata sensualità.
Una cartomante parigina le predisse che, un giorno, sarebbe violentemente morta. Così infatti accadde: in un attacco aereo del 6 Marzo 1944 su Firenze, una bomba distrusse la sua villa seppellendola sotto le macerie.

Così tornò nel nulla una delle più belle donne del mondo. Per sempre.
Amo queste donne. Amo le loro storie. Amo l’ardere del fuoco devastante che ne segnò il cammino, e le foto patinate sui manifesti che tappezzavano cuori e città con la loro imago.
E sogno. Di poter tornare indietro, nel tempo, seguendo le loro orme, sentendone il respiro dalla mia bocca, per riportarle come eterne, nel ricordo di tanta perfezione.
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