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Archive for febbraio, 2009

Dite che sono grave?

Kiss Me

Era una fredda e gelida mattina di Febbraio, quando uno degli araldi di Techlovers è venuto a prendere il caffè a casa mia.
Raramente faccio entrare nella mia tana maschi che non siano mio fratello o il mio fidanzato.Un certo imbarazzo non è mancato (far sparire slip, reggiseno e calzini, in pochi minuti è impresa degna di David Copperfield!), subito fugato da un numero indefinito di gaffes e risate di cuore (tnxverytnx a Lino Palena per la pazienza stoica e l’incrollabile fede nel proprio mestiere).

Per raccontarvi e raccontarmi, ho aperto le porte del piccolo grande mondo che mi appartiene, narrando la mia storia 2.0 di ordinaria felicità tecnologica.

Di straordinario c’è l’esperienza che, di suo, è già stata bellissima.Iniziata con il famoso bus a due piani , trova un divertente epilogo nel video che potrete visionare , votare e commentare .E nell’intervista dove scoprire piccole chicche sul Marileda-pensiero 2.0.

Votare non è indispensabile.Chi segue questo blog (quattro gatti e due cani, molto simpatici, però), sa bene che sono felice al di là di un primo, secondo o terzo posto.Mi piacerebbe regalarvi comunque la possibilità di vincere uno dei prestigiosissimi premi in palio (PC, smartphone e molto altro ancora!).

Dunque usate e abusate del banner nella mia colonna di servizio (quello con la scritta Techlovers), iscrivetevi (è aggratisse) e parteciperete votandomi all’estrazione di ricchi doni e cotillons!

Avete 48h a disposizione per fare la vostra scelta.

Sgranchitevi le falangi, leggeri clickate sul Vs mouse o scivolate su touchpad,dando la giusta preferenza a seconda dell’indice di gradimento che sentirete di esprimere!

Commentare è facoltativo ma, quei democratici di Techlovers vi lasciano anche libertà di espressione sui singoli concorrenti.

Ma siete ancora qui?!?

Dai su, clickate ,ed entrerete anche Voi nel mirabolante Universo di Techlovers!

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Super Trouper (di Miracoli, Varie ed Eventuali)

Suddenly I feel all right
(and suddenly it’s gonna be)
And it’s gonna be so different
When I’m on the stage tonight*

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Vi è mai capitato di essere vittime felici di una festa a sorpresa?

Quelle con gli amici di una vita, quelle che si spegne la luce attendendo l’ignaro, per poi spaventarlo a morte con striscioni, palloncini, macchine fotografiche puntate come uzi, pacchi e pacchettini.

E tutto gira intorno.Quasi non sembra vero.Poter raccogliere tutta quella felicità, tutta insieme, mentre si mangia la torta e si beve spuma con la musica a palla.

Adoro le feste a sorpresa.Adoro la magia unica nel sentirmi un po’ più grande dopo aver spento le fiammelle.

E la consapevolezza che un traguardo in più l’hai raggiunto.Senza accorgertene.

Il mio party inaspettato inizia adesso e, se tutto va bene, potete autoinvitarvi.Tutti.Siete partecipi involontari degli addobbi e delle vettovaglie.Il bello è che non dovrete portare assolutamente nulla, perchè l’avete già fatto.Tutti.

E’ come se mi fossi improvvisamente risvegliata da un lungo, lunghissimo torpore.Edison ci ha portato la sua lampadina e, dal buio, un wikimoment**, i vostri volti hanno preso forma.Vi riconosco ad uno ad uno, ricordo i vostri nomi ed ho una folle voglia di abbracciarvi, e baciarvi. Tutti.

Quasi un mese dal giorno dell’operazione di mia Madre.Non mi pare vero.

L’incubo è andato via e, con i mostri del passato, ogni minima paura legata a quegli istanti.Si chiamano anche Miracoli, da qualche parte, nel Mondo.

Il vero Miracolo, però, siete voi.E lo Staff del S. Gerardo di Monza, Ginecologia. E l’infermiera che assomigliava a Christine Dunst, e lo spilungone figo e riccioluto che mi faceva sorridere da imbecille, e quel dottore che ricordava tanto Neri Marcoré, e la signora dei Giornali, e la macchinetta dell’aranciata fresca al piano terra.Anche quella.

Dei Miracoli, qualche volta, si ha timore reverenziale.

Continuerò ad averne, penso.

Resta che, visto l’happyend (con tanto di titoli di coda), la festa a sorpresa  mi ha sconvolta.Sfinita, sfibrata, tremante, devastata, sono crollata al suolo.Non ho voluto vedere, sentire, toccare, stringere… nessuno.Vi ho cacciati tutti da casa mia, pretendendo cinqueminuticinque di silenzio assoluto.

Per il Miracolo, per parlare con me stessa, per prendere fiato dalla meraviglia che il Mondo e la Vita mi avevano riservato.

Ho ripreso letteralmente a sperare, respirare, sognare.Soprattutto.Sognare.

Cosciente che, davvero, il peggio è andato.La mia infinita gratitudine è per Pam (un cuore grande, fatto persona, nonchè la mia migliore amica),FaryVisions, Carpeoro, Alessandra_Elle, Carlo Sabadin, Andrea Beggi, Marina Remi, Lenny, Mitì, Santin, FranFiorini, Ilaria Mazzarotta e Gianluca Neri, Robert di Manualedimari, Gemma e Gianluca, Raffaele, Annabella e Ninni, Giovanni Crescente, Catepol, Vipera, Ferruccio Santulli, Arduino Gentile, Vin Checchinato, Vik Ariel, ColinoCinque,  la Room al completo su Friendfeed ed il suo fondatore, Roldano de Persio.

Tiro su l’interruttore, m’ illumino d’immenso. La macchina riparte, un fulmine alla brillantina…

Lo spotlight puntato. Come sulle vere Dive. Si ricomincia. A vivere. Davvero.

Tonight the
Super trouper lights are gonna find me
Shining like the sun
Smiling, having fun
Feeling like a number one
*

Si ricomincia.Da Me.

*Super Trouper, ABBA, 1980

** http://blog.gigitaly.it/2008/02/momento-wiki.html

CREDITS

Un particolare ringraziamento alle  feste a sorpresa ospitate da Dario Lepore. Incancellabili.

L‘immagine,è una posa per la Canon EOS di Suzukimaruti.

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Bridget Jones, spostate…

È di un’ombra e un pensiero che sei innamorata. Non posso darti quello che cerchi.*

Caro Secondo Amore della mia Vita,
dillo che ti suona strano sentirti chiamare così. Che il primo è stato l’Altro, e meno tormentato di te.E stenti a crederci.Dillo.Mi hai rovinato l’infanzia, la prima giovinezza, la pubertà.Il sale delle lacrime versate per te ha inaridito le Lande dell’Anima, su pagine, e pagine, e pagine di diari scritti male, e in fretta.Sotto le coperte, con la torcia.Dopo i giochi della bottiglia e i balli della spazzola rifiutati, dopo il regalo di compleanno con tanto di fiocco (“sai, facciamo finta non sia successo niente, amici come prima”), dopo la mia dignità a domicilio una volta, e anche abbastanza triste.

In quindicianniquindici ( o sedicisedici ) anni, sei rimasto lì, sul piedistallo, frutto dell’arte Ellenica. Perfetto come Apollo, glaciale come un calcolatore degli anni ’70.

Mi sono considerata una tua Creatura da sempre. Forgiata tra i banchi di scuola a botte di Carmelo Zappulla e Mario Merola. Leggendo fumetti e scoprendo il fantasy. Giocando a ZackMcCraken, travestendomi da uomo, bevendo birra e consumando panini. Pedinandoti. Portandoti la colazione a letto. Fotografandoti di nascosto. Mentendo ai miei genitori, pur di starti vicino.

Seconda a tutte. Sempre. Io che non so perdere. Per te sono stata anche medaglia di bronzo, qualche volta. Mentre di bronzo c’era solo la tua faccia. Una faccia da schiaffi, immeritevole delle mie attenzioni, del mio amore incondizionato, dei sacrifici, dell’adorazione pagana.

La sabbia scorre pesante, pesantissima. Il tempo si legge nei nostri capelli. Le strade corrono separate, ma ti seguo attenta e vigile, con la la coda dell’occhio nello specchietto retrovisore.
Non sorpassi. Mantieni una velocità costante.
Sei più o meno mediamente felice, come lo sono io.
E più o meno innamorato, come me.
Con più o meno progetti, più o meno convinti.
Più o meno bello.
Più o meno diverso, più o meno uguale.

Per la prima volta ti stringo senza abbracciarti. E mi immergo in te, senza annegare.
A stile libero attraverso il Canale della Manica. Non sento freddo, non mi tremano i polsi.

Specchiandomi nel tuo sguardo mi scopro donna. Forse più vecchia. Forse più saggia.
Ed oltre lo specchio, il Paese delle Meraviglie. L’emozione non ha voce. Neanche la mia, così finta e impostata.
Seguo il Bianconiglio, il mio Mondo non è più fatto solo da libri con le figure e, tra le pagine, ti scorgo amico e sincero, limpido e luminoso. Sciolgo l’Unico nel magma, una volta per tutte.

Sam: Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa.
Frodo: Noi a cosa siamo aggrappati, Sam?
Sam: C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo.**

* Aragorn ad Eowyn da ” Il Signore degli Anelli-Il Ritorno del Re”. Adattamento cinematografico di Peter Jackson dall’ originale di J.R.R.Tolkien
** Sam a Frodo da ” Il Signore degli Anelli-Le Due Torri”. Adattamento cinematografico di Peter Jackson dall’ originale di J.R.R.Tolkien

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Adesso, più di prima.

Bellezza é l’eternità che si contempla in uno specchio; e noi siamo l’eternità, e noi siamo lo specchio.

Kahlil Gibran

Dieci giorni in un luogo “straniero” sono sempre difficili da vivere.
Dieci giorni che diventano venti, se trascorsi in un residence che non è casa tua, ed una corsia d’ospedale difficile come quella in cui è ricoverata mia madre.

Difficile, si. Perché la ginecologia oncologica vede più rogne di quante non immaginassi.Pazienti senza più ciglia, né capelli, private dalla malattia e/o dalla terapia, della propria femminilità.Come in un lager, unite al braccialetto con il codice a barre, in trepidante attesa e speranza di un qualche miglioramento.

E non è un piccolo particolare.

In dieci giorni, la stanza 7 del plesso A, ha cambiato tre vicine di letto.
Ventiquattro ore, cullate all’unisono dal suono dei deflussori e dei campanelli per le infermiere, con soli due ferrei orari di visita, passano lente come flebo nelle vene.A riempire i silenzi tra una visita e l’altra, arrivano le Storie.Diverse, multicolori, sfumate, intense.

Storie di Donne, Donne con la D maiuscola.

Questa mattina, respirando tra una complicanza post-operatoria e l’altra, ho ripensato proprio a queste Donne ed alle loro Storie.Alla Forza, alla Tenacia, alla Resistenza decuplicata tra le mura asettiche e i tubicini di plastica. Donne che hanno dovuto lasciare l’immagine e l’apparenza, per essere solamente, meravigliosamente Donne.

Certo, la parrucca monofilamento non è comodissima da portare.E dopo la prima diffidenza nei confronti dell’estranea nel letto motorizzato accanto, ci si rende conto di come sia assurdo credere all’efficacia di un  postiche per fingere di non essere malate.
Un foulard, magari, un cappellino di lana o di pile.La notte il freddo gela anche i pensieri, e l’estetica viene sicuramente in secondo piano.

Nonostante il look monotematico, che le fa sembrare piccole bambole glabre come bambini appena nati, mantengono il fascino, la grinta, il carisma ed il sex-appeal delle Donne che sono o che, comunque, sentono giustamente di essere.
Qualcuna ha il gloss trasparente nel cassetto (“è per le labbra secche”), altre si segnano gli occhi di Kajial come egiziane ammiccanti e sensuali, altre ancora montano su due orecchini (“che danno luce”).

E’ vietato il fard, che falsa l’incarnato, e lo smalto, che camuffa l’irrorazione sanguigna nel letto ungueale.

Per mia Madre, cosa fondamentale,ad esempio, è l’eleganza.Non ostentazione del lusso ma, più semplicemente, dignità.Per la serie, “mi hanno tolto tutto ma non lo stile nello scegliere una bella mise da camera”.L’ultima, quella migliore, con il pizzo francese sulle maniche, se l’è riservata per il giorno in cui si sarebbe rialzata per camminare.
E quel giorno è giunto.
Svolazzante come in una crinolina da corte di Versailles, leggera si appoggia al passamano, con la sicurezza di Naomi Campbell sulla passerella.
E sfila.Anche Lei.Senza nulla da invidiare alla pantera della moda internazionale.

Fiera del proprio unico stile.Inimitabile, irraggiungibile.Charmeause come poche

Perché la malattia può rubarti l’anima, ma mai la bellezza.

Lei, come  Tutte.E dico, Tutte.
Desiderable e Adorable, come prima.
Più di prima.

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Storie 2.0

tech_me

Quando, in tempi non sospetti (ricordate il bus a due piani?) raccontai la mia storia tra un bicchiere di vino e due salti tra la schiuma, mai e poi mai avrei pensato di poter, un giorno, scrivere questo post.

Speravo di poterlo fare in un momento più sereno, meno concitato.

Ho sempre amato la mia storia 2.0.Da molto prima che gli altri la amassero.Sono una ragazza fortunata che, senza inseguire la Luna, umilmente porta a termine il proprio mestiere senza dividersi dagli affetti e dalle necessità.Oggi, ad esempio, sono a Monza accanto a mia madre.Scrivo mentre socchiude gli occhi in una corsia di ospedale, a tre giorni dall’intervento che (forse, speriamo) le salverà la vita.

E dico forse perchè, nell’arco di dodici ore, si è passati dalla perfetta riuscita dell’operazione (durata quasi sette ore), ad una sospetta occlusione intetinale, ad un dismicrobismo da riequilibrare, alle corse sul bavaglio per arginare l’emesi.

Vorrei parlarvi di Techlovers, del mio immeritatissimo terzo posto, delle dinamiche del concorso, di come si evolveranno votazioni e classifiche.

Sicuramente lo farò.Voglio che venga quel giorno, perchè allora sarà più sgombra la testa per invitarvi gioiosamente a sostenere la mia “causa”.

Oggi no, però.

Scusatemi, davvero, ma oggi no.Anche perchè diverso era parlarne stando a casuccia, con la mia mamma nell’altra stanza, tra una cena da preparare ed un fazzoletto da stirare.Altro paio di maniche doversi sponsorizzare e “vendere” per vincente e figherrima davanti al mio pubblico.

Qualunque sia l’esito di questa situazione da cardiopalma, non finirò mai di essere grata allo spropositato numero di persone che si è messo a mia disposizione, dimostrandomi attraverso la Rete solidarietà e sincero affetto.La Storia 2.0, la fa quotidianamente la gente online, con il proprio supporto, con il suo calore, con l’abbraccio virtuale presente in ogni tempo e in ogni dove.Via mail, chat o sms.

E non me ne voglia la redazione di Techlovers (che pure si è dimostrata comprensiva e molto elastica), il tempo verrà.Quando l’ultimo capitolo di questa avventura si sarà esaurito, sarò pronta a riaprire le pagine della mia Storia, ancora tutta da scrivere.

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