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Chiamiamo le cose con il loro nome
In molti sanno che non ho mai amato l’idea di avere “pagine dei segreti”.La mia vita è un pò un libro aperto e, fin dove possibile, ne ho anche scritto da queste parti senza mai troppa vergogna nè censure.
Da qualche tempo ad oggi, sono desaparecida da qualsiasi blog, et social network, et messenger di qualsiasi foggia e natura, in molti mi hanno contattata chiedendomene il perchè e, con l’impossibile connessione wap, seppure flat, concessami a dueuri settimanali per 100Mb di traffico da casa TIM, spiegarlo a tutti via mail risulterebbe per lo meno improbabile (scrivere mail di una certa lunghezza sul nokia6101 è roba da tendinite).
Bene.Mi pare corretto, anche nei confronti di tutti coloro con i quali ho preso impegni, lavorativi e personali, scrivervi qui quanto accade attualmente nella mia esistenza.Due amici carissimi me l’hanno consigliato e, dunque, eccomi a spiegare.
Chiamiamo le cose con il loro nome, senza girarci troppo intorno: mia madre ha un tumore.Uno di quelli rompicoglioni, che non operi senza adeguata chemioterapia e che anche con la chemioterapia non sai bene dove ti porteranno con il passare dei giorni.Ha rinunciato ai suoi fluenti capelli biondotinti, optando per un taglio alla Sharon Stone (qualcuno continua ad avere il tatto da elefante dicendole che sembra Stephanie Forrester), in prospettiva dell’imminente caduta (già abbiamo passato in rassegna un cospicuo numero di parrucche interessanti).
Insomma, un tumore.E non una massa cellulare, e non un carcinoma, e non una formazione.Proprio un tumore.Con relativi dolori, stati depressivi, crisi ansiogene, problemi legati al reperire assistenza specialistica, e l’assoluta inabilità nello svolgere le classiche mansioni da family-woman.
L’addendum è che, dall’essere la brava fancazzista-figlia-irresponsabile, ora giro in crestina e grembiulino domandando a tutti “cosa gradite per cena”, o brandendo il mio spazzolone in microfibra contro il cane se si azzarda a lasciarmi le pedate sul pavimento bagnato.
La notizia in sè per sè potrebbe rientrare nella serie “e chi se ne frega“.
Vi capirei anche.
Non ho remore nel confessare che, quando capita agli altri si dice sempre “a me tanto non succede, pace“.E qui vi sbagliate.Perchè nel nomadismo forzato, legato alla malattia (tra medici, corsie di ospedale e flebo penzolanti), è stata una passione di Cristo anche solo vedere ragazze giovanissime e tante altre madri di famiglia, costrette dal tumore ad abbandonare una vita fatta di sorrisi e quotidianità.
In pratica vi sto dicendo, fate controlli periodici.FATELI.
E quando passano quelle pubblicità che vi invitano ad una mammografia o allo screening del vostro utero, non cambiate canale sbuffando ed esclamando “che palle”.Questi, sono mali che, presi per tempo, la moderna scienza può combattere e GUARIRE.
Come dice mio padre, siamo tutti sotto gli occhi del cielo.Fare gli scongiuri oggi, leggendo questo post, non vi aiuterà quando (mi auguro mai), qualcuno dovesse dirvi che “è troppo tardi”.
Non è mai troppo tardi per la prevenzione.E non è mai troppo tardi per assicurare la propria vita in mano ad un medico specialista.
Adesso lo sapete.E l’ho capito anche io.Che un TUMORE, finchè non lo chiami con il suo nome, in fondo, non fa tanta paura mentre, invece, dovrebbe mettervene addosso da brividi.
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