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Archive for giugno, 2008

La Guerra dei Trentenni

Quasi tutti i quarantacinquenni che conosco (anno più anno meno) sembrano più giovani di me di almeno vent’anni.Uno fra tutti, incontrato la settimana scorsa, saltava come un grillo sulle note di Mika, dopo aver perso venti chili con una drastica dieta.Con terrore&sgomento apprendo che sta con una giovincella, bellina e simpatica, riuscendo anche a tenerle il passo.

Son cose.

Poi arriva N., che non pago del rappresentare il mio desiderio più profondo inespresso ed inesprimibile, ha anche il coraggio di narrarmi della sua spropositata ars amandi con la compagna ( a volte un pò ritrosa, dice sbuffando ), sboroneggiando come un superman di non fermarsi neanche davanti a due costole incrinate da una brutta caduta, pur di dar sfogo alla sua maschia virilità.

Son aricose.

L’altro è V.: single da un pò, ha girato mezzo stivale e parte dell’Europa del sud, lanciandosi in numerosissime relazioni con donne fottutamente giovani, riuscendo a rendersi INDISPENSABILE e desideratissimo. Agevolato dal suo lavoro, è passato da un volo all’altro anche solo per rubare il WE d’amore del momento e per godersi questi squarci di rinata gioventù ( e quanto s’incazza se lo saluto dicendogli “ciao vecchio!”).

Cosissime.

Insomma è una tragedia.Più li sento parlare più mi rendo conto che i mei 31anni sono anidride carbonica per il pianeta.E basta.Io respiro, mi nutro, all’occorrenza inquino. Consumo ( il minimo indispensabile ) e scendo il cane per pisciarlo.

Il mio fidanzato, trentenne come me, è idem alla frutta.

Torna da lavoro, si mette in poltrona, trova le forze raccattate per sbaglio al mercatino dell’usato lanciando due urletti davanti alla partita; magari se gli gira giusto fa palestra per mantenersi in forma (così sti quarantacinquenni li prendiamo un pò per il culo facendoli sentire dei rottami, nonostante l’energia indubbia che celano dietro le rughe e la pancetta).

Io manco quello.

Cioè, l’attività fisica è contraria alla mia Religione, fumo come una dannata, bevo all’occorrenza, ingurgito schifezze e non curo la pelle con creme specifiche. Se mi va di lusso mangio uno yogurth, che è la cosa più salutista che so fare ( sempre che mi vada di arrivare fino al supermercato per effettuare l’acquisto).

Morale:

ma che fine han fatto quei meravigliosi quarantacinquenni consci di portarsi addosso quasi mezzo secolo?

E, soprattutto, che fine faranno le povere trentenni, come la sottoscritta, quando ‘sti stronzi avranno conquistato il Mondo?

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Tempi Moderni

Ascolto consigliato: Talk Talk, Life’s What You Make It

Passavo di qui giusto per innaffiare i gerani.

La verità è che scrivere mi mancava.Pagine, e pagine e pagine, con pezzi di vita e sprazzi di autocelebrazione.Mi sono mancati.Come mi manca la gente a volte.Tutto quel pacco così “social” di persone e personaggi che internet, da parecchio tempo ad oggi mi regala e che io, indegnamente, accetto come tasselli di me stessa.

La verità è che in queste ultime settimane la mia vita è stata a dir poco inconciliabile con la gestione di un blog.A volte ho problemi a gestire me stessa, figuriamoci un blog.

La verità è che dovendo scegliere tra vivere e scrivere, ho giusto pensato per un momento che vivere avesse la precedenza.Giusto un momento.Anche perchè, le idee, sono giuste e perfette solo se condivise con chi ami ( e chi ti capisce ).

E la vita, senza sorrisi di convenienza o grottesche maschere da saltimbanco, mi ha permesso di conoscere e scoprire donne e uomini incredibili: sguardi, risate, lacrime, confidenze, batticuori.

Ho finalmente abbracciato Marina e la sua umana natura, Vipera e la sua parte più profonda, Manila e quella confortante tenerezza di cui solo lei sa essere capace.

E poi ho riscoperto la RADIO.Quella vera.Grazie all’aiuto di chi mi voleva bene senza farsene accorgere, in tutti questi anni, e mi stimava (e, pensa te, neanche credevo fosse possibile).

Trovandomi in quello studio con i led giganti, Benny che armeggiava tra cursori e stations montati “al volo” e Antonio a lanciare notizie, brani e richieste in manciate fulminee di secondi, per poco non mi mettevo a piangere dalla gioia.I tempi sono cambiati.Ed io pure.

E le lacrime le ho trattenute.Perchè sono una professionista io, e la RADIO, quella VERA, continuo ad amarla e portarla nel cuore come il primo giorno.

E mi sono sentita infinitamente stupida, da sola, in una domenica pomeriggio deserta come nei film di Sergio Leone, attendendo l’autobus, ad aver anche solo pensato di poter essere da meno di gente che vedo sbracciarsi in assurdi presenzialismi per sentirsi qualcuno a tutti i costi.

E sono felice.Ecco.

Volevo dirvelo.Che sono felice.Magari non sorrido, ma non è importante.

Quel che importa, adesso è solo e felicemente esserci.Ed io lo sento, che anche senza “l’ultima chiamata importante”, sono e comunque sarò.

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