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Perché (s)parlare per forza?

Bene,

oggi su RWS c’è stata la bellissima intervista con Carlo Sabadin: Avvocato, Ufologo, Grandissimo e Caro Amico.

Premettendo che sono sempre e comunque felice, quando le cose vanno bene durante un’intervista, in questo caso lo sono particolarmente, felice.Felice e soddisfatta, direi.

Bene, gli amici avvocati fanno sempre comodo.

Bene, gli ufologi (specialmente se dotati di una discreta dialettica e di un sense of humor mai fuori posto), hanno la capacità di allietarci con piacevoli ed interessanti conversazioni (crederci o meno, poi, agli avvistamente, le abduction, i crop circles, è relativo).

Bene, gli amici grandissimi e cari sono quelli che, ti basta vederli una volta e sentirli per svariate occasioni, per definirli tali.

Come Carlo.

E me ne frego altamente di chi non accetta il suo caratterino da primadonna e/o la flemma inamovibile di chi pensa di avere (quasi) sempre ragione.Me ne sbatto anche di quelli che (…), da pulpiti irragiungibili, agitano le braccia, gridando anateme contro chi, come me, ha dei parametri un pò fuori norma, per decidere chi sia amico e chi nemico.

Carlo è una persona incredibile, competente, affettuosissima e sincera.Almeno con la sottoscritta.

Il mio pubblico l’ha accolto calorosamente, le domande son piovute come neanche immaginavo, i “blocchi” (da due previsti), sono dovuti diventare tre, per tanta è stata l’affluenza di curiosi ed appassionati.

Però la gente deve dire, sempre e comunque, basandosi su analisi frettolose o dettate dall’orgoglio.

E’ quello che spesso viene fatto anche sul mio conto.Oggi mi scivola come uno snowboard ben cerato, ma continua ad essere un comportamento inspiegabile: cianciare, cianciare, cianciare .

Why?

Poi penso ai casi della vita… e a chi (involontariamente) si è reso collante di questa bella amicizia.

Il paradosso è che, oggi, neanche più ci parliamo mentre Carlo, “l’estraneo”, è uno dei miei più cari e fidati amici.

Gli amori passano, gli amici restano.

GLI AMICI, per l’appunto.

Le apparenze ingannano ma, allora, perchè reiterare (s)parlando per forza di tutto e di tutti?

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