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….e li chiamano Cosplayers

Un tempo,

c’erano gli amanti del fumetto e del cinema d’animazione che si incontravano alle fiere per spendersi i sudati risparmi, in numeri a tiratura limitata ed incomprensibili VHS dall’idioma nipponico.

C’era il tam-tam degli “amici di penna”, le corse dal giornalaio per non perdersi un numero dei primi Kappa-Magazine, c’era il telefono rovente prima di una festa “a tema” per pochi intimi.

fantaghiroC’era la madre sarta del mio (ex) fidanzato livornese, a confezionarmi divertita mise improbabili come quella da Fantaghirò.

C’erano le notti passate, in quattro gatti, a leccare francobolli per gli inviti delle conferenze ad Expocomics, ed una realtà come l’Ass.Cult, GULP!, che adesso è diventata una doppia sede di spaccio per drogati della carta stampata a balloons e props di varia natura (al secolo “Neverland” di Danny e Corrado, a Bari).

C’era un culto di nicchia,e sette a stampo filo-religioso per pochi eletti.

Oggi, la metamorfosi nel fenomeno: i Cosplayers hanno invaso la Terra.Roba che manco la Guerra dei Mondi.

Il fenomeno “cosplay”, contrazione dei due termini inglesi “costume “ e “player” e pertanto traducibile in modo approssimativo in italiano come “giocare al costume”, è un neologismo coniato in Giappone nel decennio scorso e identifica quella categoria di appassionati d’anime e manga che amano calarsi totalmente nelle vesti dei loro beniamini, e lo fanno realizzando in prima persona con cura quasi maniacale o con l’aiuto di sarti et similia gli abiti nonché i vari strumenti (armi, oggetti ecc) che caratterizzano appieno il loro personaggio.
Quello che ai più sfugge, è che non si tratta di una carnevalata fuori tempo, perché lo spirito che muove il cosplayer- e qui torna in gioco il termine “player” nel senso più squisitamente cinetico del lemma- è ben diverso, più affine forse a quello di un attore, e per convincersene basta girare per una qualsiasi fiera e sincerarsi di come per un’intera giornata si possa davvero diventare qualcun altro, assumerne le movenze, la gestualità, carpirne l’essenza, ripeterne imperterriti per ore le pose più o meno plastiche davanti a centinaia di obbiettivi fotografici: atteggiarsi in sostanza proprio come lui.
Luogo privilegiato del cosplayer, erano e sono ovviamente, le conventions d’animazione sparse per tutto il territorio del Sol Levante e specialmente nella capitale Tokyo (ad esempio il Comiket), e se in un primo momento il cosplay non era niente di più che una passione amatoriale condivisa da molti otaku, ben presto il fenomeno si è allargato a macchia d’olio diventando non solo una delle maggiori attrattive delle fiere in questione, ma consacrando anche alcune delle sue esponenti, sì perché il fenomeno cosplay è condiviso in gran parte da ragazze, a delle vere è proprie idol di fama nazionale che alcune ditte hanno scelto addirittura come testimonial per i loro prodotti.

(www.giorgiacosplay.com)

Ed essere un cosplayer, in alcuni casi, fà anche figo.

Mentre -ne discutevo con Fabio B. negli studi di Controradio, qualche pomeriggio fà- all’epoca eravamo quattro poveri scemuniti, guardati come folli per quel modo così freak di esternare la propria passione.

Me compresa, che facevo la guardia alle tavole esposte per la sezione dedicata ad Ortolani (ma era mai possibile che una tavola di Ratman, valesse più di un Moebius originale?!?!), vestita da Sailor Moon (primissima serie), per invidia delle bambine che camminavano con le mamme, mano per la mano, e sberleffo dei ragazzini più coraggiosi.

E, se durante la pausa caffè, ci fermavamo dalle promoters di una marca locale, per scroccare l’euforizzante delle 17:00, con immancabile, successiva sigaretta, non mancava la voce dell’innocenza che esclamava esterrefatto “papà guardaaaaa, Sailor Moon fuma!Le verrà il tumore!!!!!!” (maledette campagne informative!).

Oggi, i Cosplayers sono avanti anni luce: partecipano a veri e propri concorsi internazionali, sfilano nelle discoteche, hanno siti internet (frequentatissimi), rilasciano interviste, scrivono manuali, diventano icone di una generazione di carta e pixel, dove l’essere e l’apparire, si fondono in un solo, mostruoso, affascinante simbionte.

L’incarnazione di anime, manga, fumetti, è stile di vita, professione, dolce ossessione, che li porta a spulciare il World Wide Web, alla spasmodica ricerca dell’ultimo gadget introvabile, simulacro di quello o di quell’altro oggetto fantastico, frutto della fantasia che ci ha accompagnati con le maghette dello studio Pierrot o con i robottoni di Go-Nagai.asilo

Una nuova stirpe di Dive, pronte a conquistare le luci della ribalta, dopo notti insonni con ago e filo, post progettazione, e coinvolgendo amici e parenti, nella fedele riproduzione di costumi, accessori, trucco e parrucco.

E’ proprio vero che, con l’esplosione del fenomeno, un pò della magia và perduta.Come quando compri una t-shirt che piace solamente a te e rimani deluso quando, sei mesi dopo, la stessa maglietta schifata da tutti è quasi diventata una tendenza collettiva.

Scompare l’emozione del sentirsi unici, speciali, piacevolmente diversi

E basta digitare su Google la parola cosplay per essere proiettati nel cosmo di mille e mille repliche.Un discount del sogno, alla portata di tutti, un pò comunista ma a tratti immorale.

Già, immorale, per quelle come me che hanno fatto la storia dell’en travesti nei panni di Arwen, Fantaghirò, Dylan Dog,Emeraldas di Capitan Harlock, Sailor Moon, La stella della Senna, Lady Oscar…

Ma questo, i Cosplayers, non lo sanno.

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5 Comments so far

  1. Terre novembre 3rd, 2006 10:50

    Io purtroppo mi sono vestita rarissime volte da carnevale e Halloween in italia non lo concepisco.
    Mi piacerebbe un giorno potermi travestirmi da qualcosa… mi piacerebbe travestirmi da Lady Oscar. Già…

    Ciao bimba mia e riguardati :)

    NB: Da fantaghirò eri veramente bellissima :) complimenti!!!

  2. Marileda novembre 3rd, 2006 13:04

    ….dieci Kg fa, non farmici pensare…
    A scanso di equivoci, ho inviato a Giorgia Vecchini (è la legittima “regina dei cosplayers italiani”)una mail chiarificatrice di questo post.
    Era doveroso, onde non vedermi sotto casa orde di Cosplayers imbufaliti, pronti a lapidarmi a botte di missili centrali, fulmini di pegasus e scettri lunari…

    La posto qui, certa di essere meglio compresa nelle intenzioni forse non troppo chiare di quel che ho scritto.

    Rosicona si, ma stronza no…

    “Ciao Giorgia,
    prima di tutto complimenti per la tua “carriera” da Cosplayer.
    Sei su tutte la migliore, e fatto presente questo punto potrei anche aver detto tutto.
    Volevo avvertirti che ho rubato la definizione di cosplayer (con relativa, immancabile, citazione) per un post sul mio blog http://www.mariledamaggi.it .
    Se, come me, sei una maniaca dei referrers, non mancherà qualche contatto che parte dal mio sito.
    E potresti leggere, cose non molto carine sui cosplayers in generale.
    Bene inteso, io adoro i cosplayers .
    Sembra un controsenso, ma non lo è.
    E’ la massificazione del fenomeno che mi fà uno strano effetto, per il resto, mi piace chiarire che non c’è nulla di personale nei tuoi confronti e che, anzi, sono fiera della tua rappresentanza Italiana alle più grandi Conventions internazionali.

    Il ricordo dei giorni e delle notti passate a metter su un caracter per stupire durante le feste di carnevale ed i raduni dell’Associazione Culturale GULP!, ha risvegliato solo un briciolo di invidia (bianca… da distinguere attentamente dalla nera, un pò come avviene per il fattucchierismo), per chi, come te, ha fatto di vecchie, sane, abitudini come la mia, una vera e propria passione, distinguendosi in tutto e per tutto dal coro, e portandola avanti fino all’età adulta.

    Oggi, non ne sarei più capace.

    Non ho l’onore di conoscerti ma, anche solo via mail, mi piaceva chiarire che non c’è alcun tipo di disprezzo nei tuoi confronti e che, anzi, ti seguo da anni con vera ammirazione.

    In bocca al lupo per tutto.”

  3. La piccola Ariel novembre 5th, 2006 13:02

    Ma le foto, signori e signore, le foto…perchè non me le hai mostrate solo qualche mese fa…ci facevamo il picco d’ascolto e tu saresti rimasta con noi al canale a vita!!!

    Con affetto, s’intende
    La piccola Ariel

  4. Marileda novembre 5th, 2006 13:20

    Ha ragione Lippi…:-D
    Non c’è limite per questi autori senza scrupoli, che svendono la dignità dello spettatore per un picco di audience…
    :-D :-D:-D

    Con affetto, s’intende

    Smuack!

    PS: …è un dato di fatto, lo stile della tua guerriera è DAVVERO inconfondibile…

  5. Terre novembre 6th, 2006 14:21

    Cosplayers: erano l’altra sera al tg5!!!

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