Archive for novembre, 2006
La Puglia e l’Oriente
… perchè in questi loci non si consumano solo nefandezze e pinzillacchere.E’ giusto si sappia.
E’ con grande onore, che vi segnalo l’interessantissimo appuntamento con il Prof Michele Loconsole, Sabato 25 Novembre, alle h.18, c/Istituto “Cirillo”, via Cirillo 33-Bari, per approfondire le affascinanti tematiche delle relazioni storiche e culturali che intercorrono tra Puglia e Oriente.

Il libro di Michele Loconsole, “La Puglia e l’Oriente. Storia di una relazione inclusiva”, prefatto da Franco Cardini e edito il mese scorso dalle Edizioni Levante di Bari, intende fare conoscere un po’ più approfonditamente la millenaria storia delle relazioni tra la Puglia e i popoli d’oriente. Presentare al lettore, appassionato di storia regionale o turista colto, nuovi percorsi, itinerari e sentieri che, senza essere negatori di altri, ritenuti classici o tradizionali, lo conducano a scoprire aspetti ancora poco noti della plurisecolare cultura pugliese. Accompagnandolo, così, quasi per mano sui luoghi e per i monumenti di Puglia, muti testimoni di questo speciale e atavico rapporto con l’oriente, per troppo tempo ridotti a “percorsi minori” o peggio ancora destinati all’oblio. Una “lettura”, quindi, desiderosa di interpellare, scrutare e riscoprire l’originaria natura dell’identità pugliese, formatasi lentamente lungo l’arco dei secoli, grazie alle innumerevoli stratificazioni storico-culturali che di volta in volta si sono succedute, adagiate e intrecciate, documentando un humus antropologico e tradizionale che nella storia delle civiltà mediterranee si presenta più unico che raro.
La Puglia, infatti, proprio perché terra di passaggio, di raccordo e di frontiera tra imperi, regni e diocesi, oltre alle genti d’oriente è stata mèta di non pochi popoli occidentali: come non ricordare i romani, i goti, i longobardi, i franchi, i normanni, gli svevi, i francesi, gli aragonesi, gli spagnoli, gli austriaci e borboni, solo per citare i più noti. E anche per quest’ultimi, non solo nel ruolo di meri conquistatori, ma anche di portatori di civiltà, di scambi commerciali, di nuovi usi, costumi, consuetudini, culture e tradizioni.
Non quindi un approfondimento erudito della storia di una specifica comunità orientale e la porzione di territorio pugliese che ne è stata a vario titolo interessata, ma il rinvenire tracce, indizi e segni di quanto la presenza di molteplici comunità ha poi contribuito a configurare la fisionomia identitaria dell’intera regione. Individuare, cioè, i semi che sono stati sparsi dalle culture e dalle civiltà d’oriente sulla feconda terra di Puglia, che hanno permesso di fare crescere dal Gargano al Salento, dal barese al tarantino, una vegetazione composita e variegata, ma una nell’essenza: la pugliesità.
Michele Loconsole, dottore in Sacra Teologia ecumenica, docente di religione cattolica e giornalista pubblicista,si occupa da tempo di dialogo interreligioso, di dialogo ecumenico e di liturgia orientale. È socio ENEC (Europe-Near East Centre) e dell’AISG (Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo).
Ha pubblicato tre libri sulle reliquie maggiori della Passione di Cristo (Sindone, Croce e Corona di spine) e un volume col prof. Nicola Bux sui sacramenti bizantini, edito nel 2006 dalle Edizioni Cantagalli di Siena.
Oggi, Michele è un grandissimo ed insostituibile amico, oltre che l’interfaccia più competente in ambito Teologico io abbia mai conosciuto.Prendere parte alle sue presentazioni non vuol dire partecipare al classico evento pseudo-mondan-intellettuale, ma immergersi a 360° in un ricerca di redici e lemmi di una cultura storica che non è esclusivamente tesoro e patrimonio di pochi eletti e che, grazie ad uno stile colloquiale e fruibilissimo, si trasmuta in Sapere accessibile a tutti, in maniera semplice e discorsiva.
Per chi ama la storia o vuole imparare ad amarla.
P.S.Giusto per, come anticipato, la prefazione è del Prof. Franco Cardini che, di regola, non abbina mica il suo nome ad autori baubau-miciomicio…
Da non perdere.
Che amica sei
Con un tot di ritardo (come sempre, del resto, ma per me è un must…), a ringraziare qui la mia amica (ma che dico, amica,sorella!) Terre ( detta anche Pam), che mi ha fatto una splendida sorpresa…
Da secoli stava lì a promettermi una dedica speciale, nelle sue interpretazioni canore e, finalmente, eccola qui… (clicka su “eccola qui”, se ancora non te fossi accorto/a è un link!)
Al di là dell’abominevole foto che mi ritrae in una delle mie espressioni più intelligenti (figuratevi le altre…), scattata al mare quest’estate, la canzone è davvero bella e lei, come sempre, è molto brava.
Prima dell’estetica musicale, però, quello che conta è con quanto cuore sia stata registrata questa canzone: perchè la Terre è davvero così.A differenza mia (che, come amica, lascio spesso e volentieri un pò a desiderare…), lei c’è sempre, mi perdona sempre, mi accetta sempre, mi incoraggia sempre, mi aiuta sempre.
E chi se ne frega se siamo diametralmente opposte, se non è in grado di spiccicare una parola su Rennes le Chateau (qualcuno dice la stessa cosa di me…), se non ama i film dell’orrore ma quelli sentimentali e strappalacrime, o adora Celine Dion (nessuno è perfetto…).
E chi se ne frega se lei vive a Pavia con il Foresto (ognuno ha le sue sciagure…) facendo la programmatrice (e non la cantante), ed io sono qui a Bari con l’inossidabile Fab a mangiare pizza davanti alla TV facendo la speaker (e sbattendo la testa a SSES), invece di vivere insieme a Roma da singles libere e ribelli a caccia del successo, spodestando rispettivamente la Pausini e Simona Ventura (porelle, c’hanno solo il lavoro quelle, un momento di raccoglimento plz!).
Gli amori vanno, ma noi resteremo sempre.
Nel bene, nel male.
Sapremo sempre di poter contare l’una sull’altra.
6 commentsBad Girl
Bad Girl è una canzone di Madonna. È il terzo singolo estratto dall’album Erotica (in precedenza erano usciti i singoli Erotica e Deeper and Deeper).
Il pezzo è una delle ballate preferite dai fan della cantante e alla sua uscita ebbe buone recensioni critiche. Nonostante gli apprezzamenti critici, a livello commerciale, ebbe scarso successo: negli USA il singolo raggiunse solo la 36° posizione nella classifica dei singoli più venduti divenendo così il primo singolo di Madonna a non raggiungere la top 20 negli States dal 1984.
(Wikipedia)

Bad Girl, l’avevo quasi dimenticata.
Mi è cascata per caso tra le mani e ne ho riassaporato l’amaro valore.
Nel video, uno splendido Christopher Walken (non nuovo a cameo di questo genere, ma quanto è sexy sto vecchiaccio?Lo adoro!), le fà da angelo custode.Pre e post-mortem.
Bad girl drunk by six
Kissing someone else’s lips
Smoked too many cigarettes today
I’m not happy when I act this way
Risveglia qualche ricordo.Non di più.
Perchè, per quanto io provi ad allontanarlo, quel Dark Side of the Moon, qualche volta, prende ancora il sopravvento.
C’è un pò di Bad Girl in ognuna di noi, in fondo.
Something’s happened and I can’t go back
I fall apart every time you hand your heart out to me
What happens now, I know I don’t deserve you
I wonder how I’m ever gonna hurt you
Can’t bring myself to let you go
Inutile negare l’evidenza.
No commentsSpiderman 3
Finalmente il trailer!!!!
Ulteriori info per gli SPIDERMANIACS come me sul blog
Mentre anche tu aspetti, clicka sulla locandina e… tieniti forte!
2 commentsCICAP, omeopatia & me
Mi spiace non poterci essere…
Copio ed incollo dalla SPAM della mia mail:
CICAP-Emilia Romagna e Circolo Aziendale TEP presentano: ”Le do’
questo… che male non fa (?). L’omeopatia ed altre terapie
alternative alla medicina scientifica”.
***
Luigi Garlaschelli
Socio effettivo CICAP, scrittore e ricercatore presso l’Università di
Pavia.
Giancarlo Izzi
Medico primario di oncologia pediatrica presso l’Ospedale Maggiore di
Parma
L’omeopatia che sempre più successo ha oggi nelle farmacie è una
delle tante terapie “alternative”, come si usa dire, alla medicina
“ufficiale”, quasi fosse un bollo o un decreto ministeriale a rendere
efficace un medicamento. Visto che di solito queste discipline
rifuggono da ogni verifica, sarebbe probabilmente più corretto
cominciarle a chiamare terapie “non scientifiche”.
Il dott. Luigi Garlaschelli, Socio Effettivo CICAP (di cui è
Responsabile delle Sperimentazioni), scrittore e ricercatore presso
il dipartimento di chimica organica dell’Università di Pavia, parlerà
delle inconsistenti basi scientifiche dell’omeopatia e di altri
simili discipline.
Il prof. Giancarlo Izzi, medico primario di oncologia pediatrica
presso l’Ospedale Maggiore di Parma, parlerà della sua esperienza in
ambito ospedaliero sulle promesse e sui rischi delle terapie “non
scientifiche”.
L’incontro avrà luogo venerdì 10 novembre 2006-11-08 alle ore 21.00
presso la sala G. Righi in via Baganza n.9/A a Parma
…perchè la cosiddetta “medicina alternativa” funziona sulla leucemia mieloide di mio padre, più dell’Interferon 2alpha ricombinante, stabilizzando il livello delle piastrine, risparmiandogli le controindicazioni (incluso lo stress renale e l’inevitabile stato depressivo incluso nei rischi farmacologici dell’Interferone), i febbroni equini ogni due settimane, il braccio tumefatto dalle siringhe, la perdita di memoria….
Io per prima rimanevo scettica davanti a similari promesse da parte di un notissimo specialista (l’ennesimo… dopo 15 anni di tortura cinese e prospettive improbabili).
Oggi, il rimedio omeopatico, è l’unico ad aver garantito uno stato di salute UMANO a mio padre.Per cui non me la sento di scetticheggiare, nè di deridere, nè di farmi grossi problemi davanti a bieche statistiche da laboratorio.
Ghirlaschelli(peccato scadermi così, ho tanto amato i suoi studi sull’Esperanto…) continui pure a vendere la sue parole per buone, che i risultati palesi e dimostrabili degli effetti omeopatici su di un leucemico mieloide, sono tutti i giorni sotto il tetto di casa mia.E non gradisco il canzonatorio salagadula magicabula di sottofondo ai dettagli sulla conferenza in oggetto .Infantile ed irriverente, lasciatemelo dire.
Questo tipo di conferenze non coadiuvano il braccio forte della scienza, bensì fomentano la contro-informazione per coloro che, senza chances alternative, credono altro non resti che lasciarsi andare alla disperazione.Un’altra medicina c’è… e può funzionare!
PS: siamo in inverno, ed i medici non sono certo immuni dalle brutte influenze che incombono insieme al freddo di questa stagione.Caro Ghirlaschelli, mi provi l’OMEOGRIPHI della GUNA, al primo raffreddore cronico (magari con tosse spastica)… poi vediamo chi canta salagadula magicabula…
2 commentsThe Pipettes
Il passaparola nella Rete si è sparso a macchia d’olio, appena queste tre ragazze inglesi hanno fatto la loro prima apparizione attraverso il canale in chiaro FLUX, l’alternativa folle per i telemaniaci come me alla ricerca sempre di qualcosa di nuovo, un bel gioco e del cioccolato!
Da FLUX, il passo alla programmazione radiofonica è stato inevitabile.
The Pipettes, con quello stile così chiccosamente vintage, hanno conquistato grandi e piccini con il ritmo orecchiabile ( e fantasticamente anni 60) della loro PULL SHAPES, dal testo semplice e gradevole: l’effetto “macchina del tempo” è assicurato!
Abitini a pois, acconciature retrò, ed un sound trascinante, invitano a seguirle in questa grande festa casalinga che è la versiona televisiva, dove non esistono brutti o belli, nè gonzi e ganzi o bianchi e neri, ma solo tante persone con la voglia di fare festa, divertirsi con leggerezza, agitare le carni e rimorchiare (…o farsi rimorchiare) appellandosi a valori basic senza pretesa alcuna di moralità forzata.
Il dato di fatto, è che le Pipettes entrano nella testa e su per le gambe, seppure attraverso ad ingenue sonorità che profumano di sangria e coretti ammiccanti al sapore di zucchero filato(qualche folle le ha paragonate a delle Spice Girls d’antiquariato… ma non diciamo eresie!).
Il loro album WE ARE THE PIPETTES, si ama o si odia, ma è senz’altro l’ideale e taumaturgico rimedio alle serate grigie d’inverno, con 14 tracks da tre minuti circa (stile Sanremo dei tempi che furono, non c’eravamo più abituati…), tutte da ballare, magari in feste a tema o (perchè no) anche durante le faccende domestiche.
Strizzando l’occhio ai Ramones, con l’accompagnamento della boy-band THE CASSETTES (sempre in secondo piano rispetto all’esplosiva personalità delle tre cantanti), The Pipettes assicurano un pò di quel sano “nulla” intellettual-free del quale si necessita, ogni tanto, per evadere dalla monotonia di tutti giorni.
E se ancora non sono riuscita a convincervi, guardatevi il loro video, scaccerete da soli ogni dubbio.
What do you do when the music stops?
[video]http://www.youtube.com/watch?v=lsvKJ65-TlM[/video]
No comments….e li chiamano Cosplayers
Un tempo,
c’erano gli amanti del fumetto e del cinema d’animazione che si incontravano alle fiere per spendersi i sudati risparmi, in numeri a tiratura limitata ed incomprensibili VHS dall’idioma nipponico.
C’era il tam-tam degli “amici di penna”, le corse dal giornalaio per non perdersi un numero dei primi Kappa-Magazine, c’era il telefono rovente prima di una festa “a tema” per pochi intimi.
C’era la madre sarta del mio (ex) fidanzato livornese, a confezionarmi divertita mise improbabili come quella da Fantaghirò.
C’erano le notti passate, in quattro gatti, a leccare francobolli per gli inviti delle conferenze ad Expocomics, ed una realtà come l’Ass.Cult, GULP!, che adesso è diventata una doppia sede di spaccio per drogati della carta stampata a balloons e props di varia natura (al secolo “Neverland” di Danny e Corrado, a Bari).
C’era un culto di nicchia,e sette a stampo filo-religioso per pochi eletti.
Oggi, la metamorfosi nel fenomeno: i Cosplayers hanno invaso la Terra.Roba che manco la Guerra dei Mondi.
Il fenomeno “cosplay”, contrazione dei due termini inglesi “costume “ e “player” e pertanto traducibile in modo approssimativo in italiano come “giocare al costume”, è un neologismo coniato in Giappone nel decennio scorso e identifica quella categoria di appassionati d’anime e manga che amano calarsi totalmente nelle vesti dei loro beniamini, e lo fanno realizzando in prima persona con cura quasi maniacale o con l’aiuto di sarti et similia gli abiti nonché i vari strumenti (armi, oggetti ecc) che caratterizzano appieno il loro personaggio.
Quello che ai più sfugge, è che non si tratta di una carnevalata fuori tempo, perché lo spirito che muove il cosplayer- e qui torna in gioco il termine “player” nel senso più squisitamente cinetico del lemma- è ben diverso, più affine forse a quello di un attore, e per convincersene basta girare per una qualsiasi fiera e sincerarsi di come per un’intera giornata si possa davvero diventare qualcun altro, assumerne le movenze, la gestualità, carpirne l’essenza, ripeterne imperterriti per ore le pose più o meno plastiche davanti a centinaia di obbiettivi fotografici: atteggiarsi in sostanza proprio come lui.
Luogo privilegiato del cosplayer, erano e sono ovviamente, le conventions d’animazione sparse per tutto il territorio del Sol Levante e specialmente nella capitale Tokyo (ad esempio il Comiket), e se in un primo momento il cosplay non era niente di più che una passione amatoriale condivisa da molti otaku, ben presto il fenomeno si è allargato a macchia d’olio diventando non solo una delle maggiori attrattive delle fiere in questione, ma consacrando anche alcune delle sue esponenti, sì perché il fenomeno cosplay è condiviso in gran parte da ragazze, a delle vere è proprie idol di fama nazionale che alcune ditte hanno scelto addirittura come testimonial per i loro prodotti.
Ed essere un cosplayer, in alcuni casi, fà anche figo.
Mentre -ne discutevo con Fabio B. negli studi di Controradio, qualche pomeriggio fà- all’epoca eravamo quattro poveri scemuniti, guardati come folli per quel modo così freak di esternare la propria passione.
Me compresa, che facevo la guardia alle tavole esposte per la sezione dedicata ad Ortolani (ma era mai possibile che una tavola di Ratman, valesse più di un Moebius originale?!?!), vestita da Sailor Moon (primissima serie), per invidia delle bambine che camminavano con le mamme, mano per la mano, e sberleffo dei ragazzini più coraggiosi.
E, se durante la pausa caffè, ci fermavamo dalle promoters di una marca locale, per scroccare l’euforizzante delle 17:00, con immancabile, successiva sigaretta, non mancava la voce dell’innocenza che esclamava esterrefatto “papà guardaaaaa, Sailor Moon fuma!Le verrà il tumore!!!!!!” (maledette campagne informative!).
Oggi, i Cosplayers sono avanti anni luce: partecipano a veri e propri concorsi internazionali, sfilano nelle discoteche, hanno siti internet (frequentatissimi), rilasciano interviste, scrivono manuali, diventano icone di una generazione di carta e pixel, dove l’essere e l’apparire, si fondono in un solo, mostruoso, affascinante simbionte.
L’incarnazione di anime, manga, fumetti, è stile di vita, professione, dolce ossessione, che li porta a spulciare il World Wide Web, alla spasmodica ricerca dell’ultimo gadget introvabile, simulacro di quello o di quell’altro oggetto fantastico, frutto della fantasia che ci ha accompagnati con le maghette dello studio Pierrot o con i robottoni di Go-Nagai.
Una nuova stirpe di Dive, pronte a conquistare le luci della ribalta, dopo notti insonni con ago e filo, post progettazione, e coinvolgendo amici e parenti, nella fedele riproduzione di costumi, accessori, trucco e parrucco.
E’ proprio vero che, con l’esplosione del fenomeno, un pò della magia và perduta.Come quando compri una t-shirt che piace solamente a te e rimani deluso quando, sei mesi dopo, la stessa maglietta schifata da tutti è quasi diventata una tendenza collettiva.
Scompare l’emozione del sentirsi unici, speciali, piacevolmente diversi…
E basta digitare su Google la parola cosplay per essere proiettati nel cosmo di mille e mille repliche.Un discount del sogno, alla portata di tutti, un pò comunista ma a tratti immorale.
Già, immorale, per quelle come me che hanno fatto la storia dell’en travesti nei panni di Arwen, Fantaghirò, Dylan Dog,Emeraldas di Capitan Harlock, Sailor Moon, La stella della Senna, Lady Oscar…
Ma questo, i Cosplayers, non lo sanno.
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