la mia rosa
Discorrendo con Lenny del più e del meno, gli ho narrato un sogno pulp della notte scorsa.I particolari del sogno sono irrilevanti (benchè la natura onirica delle mie fantasie possa far gola a Eli Roth), quel che conta è il seguito della conversazione.Mi domandavo del perchè mi torni impossibile immaginare di fare del male ad una certa persona.
Adoro Lenny perchè ha sempre una risposta pronta.Mi ha suggerito una soluzione pratica: Boxing Helena.
Descritto dai critici come il “peggior film mai passato al Lido di Venezia”, all’epoca lo trovai incredibilmente affascinante per il connubio amore-perversione espresso con tanta sagacia.
L’idea di voler legare a sè l’oggetto del desiderio ribelle, inscatolandolo dopo averne fatto una Venere priva degli arti, ha un nonsochè di poetico e devastante.
E’ la metafora reale di quello cui un rapporto uomo-donna divrebbe aspirare nella sua sublimazione massima:”io ho bisogno di te quanto tu di me”.Uno scambio equilibrato e continuo, alla scoperta vicendevole l’uno dell’altra.
La vita unisce e divide continuamente.Finchè qualcuno o qualcosa non ci obbliga a mettere il freno ma mai, e dico mai, dandoci la possibilità di sezionare con chirurgica precisione l’anima.
Quanto sappiamo dei nostri compagni?Quanto vorremmo saperne ancora?
Boxing Helena soddisfa questa ancestrale sete di conoscenza, tarpando le ali della protagonista per permetterle di arrivare làddove neanche gli angeli potrebbero giungere.
La sostanza greve del corpo diviene pensiero abbattendo qualsiasi barriera, toccando il cuore attraverso la carne viva, trasformando in alta alchimia la banale attrazione ormonale tra uomo e donna.
Certo, sarebbe bello, riuscire ad applicare la coercizione fisica come mezzo giustificato per un’elevazione spirituale superiore.
E’ questo, dunque, l’amore?
Penso di si.Amore è anche ingabbiare una farfalla privandola dell’aria per permetterle di mantenere la sua bellezza intatta per sempre, inchiodandola ad una bacheca.
E consumarsi lo sguardo rimirandola in quella perfezione di ghiaccio con occhi che nessuno per lei avrebbe concepito mai.
“Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi . Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”
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Ah, l’amour
Il post è molto bello Mari, si snoda lungo il filo di una trasfigurazione poetica, ma non ne condivido le conclusioni. Senza permettermi di dire cosa è o non è amore.
Ti abbraccio
Gli scrittori, i registi e chiunque altro usi il linguaggio in funzione poietica (ovvero crea qualcosa) si fanno beffe del fatto che i sentimenti siano indescrivibili; così arbitrariamente dicono amore, ci accompagnano vicino due stronzate e sono tutti contenti.
In fondo, però, proprio perchè sono indescrivibili non si smetterà mai di ridefinirli. Che a noi umani ci piace cambiare le etichette alle scatole. Ma si, facciamoci contenti.
Un rosa blu…
mary, ti devo assolutamente sentire. ieri ti ho chiamata a casa ma non c’eri. ti voglio bene
…ma chi è che scrive, una 5oenne ? antica…!
il passaggio della farfalla mi ha ricordato molto guidogozzano ed il suo fantastico amore per le farfalle e per tutte le cose che, immobilizzandole, riusciamo a gustare e rigustare all’infinito, i ricordi sottovetro insomma, i busti raffiguranti i poeti. il mio dubbio è che a forza di rimirare qualcosa/qualcuno che abbiamo fatto nostro con la forza, non ci venga un rigurgito.
Grazie per gli interventi.
Premesso che io non inchioderei MAI la persona che amo in una bacheca per lepidotteri(giusto per.. non si sa mai qualcuno avesse frainteso), la riflessione sorgeva in relazione al film ed al concetto del “fine che giustifica il mezzo”.
L’ultima citazione, non a caso, viene dal Piccolo Principe dove, appunto, la Rosa viene tenuta sotto una campana di vetro per amore, non per odio.
Il perno della discussione voleva essere l’incapacità di fare del male in amore e per amore, contrapponendola alla situazione estremizzata del film della Lynch.