|
|
|
|

Suonala ancora, Lucio

Di avventure, di musica, di sorprese e desideri.

Ed è il ciclo dei Maya che si ripete a scadenza. Sempre più sanguinario e truculento, affondando le dita e la lingua di onice affilata nello scorrere dei giorni.  Ma, in fondo, chi l’ha detto che un rituale non possa esorcizzare i demoni del futuro, così, esattamente, con chirurgica precisione, sezionando attimi e fendendo l’aria di nuove  sensazioni?

Poi parliamo delle distanze, del cielo, e di dove va a dormire la luna quando esce il sole e di come era la terra prima che ci fosse l’amore.

Il risveglio. E una. Dieci. Cento. Mille canzoni di Lucio. Gli astri brillanti, in fila, come un plotone di panni stesi sulla linea del deja-vu. Il Tevere e i suoi sussurri. Le nuvole in vacanza.

Anche il tempo muore di nostalgia. Aggirandosi tra luoghi, odori, sensazioni, labbra. Sempre le stesse. Nonostante cambino nomi e cognomi. I colori, anche. Ma, in fondo, cos’è un nome. Cos’è un colore. Non è nessuna parte di un uomo.

La passione per le cose, non possiamo farne senza, anche le pericolose. Come, ad esempio, una canzone.

-Ti ricordi, quella notte.-

-Correva l’anno…-

-Tu entravi da quella porta…-

-Sì.-

E Lucio usciva. Con lui quella memoria così strana. Affezionata alle note e alle rime.

Non fermarti, voglio ancora baciarti. Chiudi i tuoi occhi, non voltarti indietro. 

Come potevamo saperlo. Le giganti nane danzavano tra fiati e percussioni, s’intrecciavano poesie nell’eco di sogni inespressi e sospiri mai consumati. O già finiti. L’Universo continuava a girare come una trottola impazzita, scattando polaroid ingiallite ad un presente troppo passato. Un passato ancora troppo presente. Troppo. Purtroppo.

Non si può fregare Dio. Non si può fregare il destino. Non si può crocifiggere la luce sul foglio chimico. E’ solo un’illusione, come tante.

Suonala ancora, Lucio. Suonala ancora. As time goes by…

No comments Digg this

Natale (punto)

E’ il Natale della Crisi. Delle privazioni. Delle riflessioni filosofiche.

Di pizze con le amiche e parole cristallizzate nel tempo. Perché le somme si tirano sempre, sotto le luci dell’albero. E le palle.

Quante palle. Troppe palle.

Incluse quelle che ci raccontiamo per dire “tuttobenesemprebene”, scavando con lo sguardo nelle unghie smaltate di rosso. Soffiando sulla lacca, neanche quel piccolo vento potesse portarsi via i pensieri.

E’ il Natale del Signore. Il bambinello da festeggiare, pienamente consapevoli che, quando sarà diventato adulto, ci toccherà crocifiggerlo affinché risolva i nostri peccati. Se non è paganesimo questo, allora, ditemi cosa.

E’ il Natale di Mariah Carey. Di All I Want For Christmas. Di John Lennon e di Band Aid.

Di frenetiche camminate per le strade brulicanti. E paranoie sotto il vischio.

Di auguri prestampati via sms e panettoni al supermercato. Bollicine, brindisi, carta da regalo. Fruscianti nastrini e cappelli da Babbo Natale. Perché Babbo Natale esiste. Fosse pure per un giorno. Crederci è la panacea di tutti i mali.

E’ il Natale dei single. Quello degli amici che non senti da secoli e poi rispuntano come funghi “sto male. Malissimo. Mi ha lasciato. Ci beviamo una cosa?”. E dici, ok. In fondo non è una cosa terribile. Finché c’è la famiglia, i compagni di bicchiere, la voglia di stare insieme a tavola. Il sorriso scemo per una figurina del nonno di Heidi sul frigorifero rosso.

E’ il Natale dei sogni. E delle speranze. E degli abbracci. E di una corsa nel treno strapieno, che avremmo fatto vestiti da renne. Come piace a te.

E’ il Natale di chi non c’è. Ma, soprattutto, di chi resta.

Nonostante la Crisi. Privazioni a parte. Lasciando in un cassetto le riflessioni filosofiche.

E questo è l’unico valore che conta.

4 comments Digg this

Coerenza.

Recentemente uno stupido, uno di quelli veri, mi ha detto per esperienza che solo gli sciocchi non cambiano opinione.

E’ lo stesso stupido che c’ha messo sei mesi a capire che amare e non amare sono la stessa identica cosa. Che puoi cancellare le persone con la gommapane. Che nella vita si fanno un mucchio di cavolate. Che l’importante è accorgersene in tempo e saperlo ammettere.

Seguire gli stupidi è una cosa da stupidi. Specialmente se dicono, fanno, agiscono esattamente da stupidi.

Valutando e cogitando, mi sono resa conto di non essere stupida come lui. Credo nelle idee irremovibili come rocce, nella musica dei Diaframma e nella permanenza dei sentimenti. Anche quando possono fare male.

E credo che quando ci nasci, maledetta blogger, maledetta blogger rimani.

Volente o nolente.

Qualcuno, che non è uno stupido, la chiamerebbe “coerenza”.

No comments Digg this

Save the last post

Vorrei scrivere mille cose. Duemila, forse.

Ma non trovo le parole. Ho partecipato alla Blogfest e, sempre forse, sarà l’ultima. Io non sono più la stessa. Non sono più una maledetta blogger da troppo tempo. E non sono più l’allegra cazzara che si accoppia annegando il cervello in ettolitri di spritz.

E questo sarà il mio ultimo post.

C’è un’aggressività in Rete che non mi appartiene. Ho già troppi problemi per accollarmi l’insicurezza degli altri, espressa attraverso gratuita cattiveria e non posso permettermi il lusso, in questa vita, di sprecare altre preziose ore di analisi perché qualcuno non ha di meglio da fare che belare in un gregge di imbecilli.

Io. Che dell’involuzione sono stata testimone. Io, che ho visto consumarsi talenti e amori. Dico no.

Dico no al falò delle vanità che gira in questo mondo, alle bacheche del dolore come barzellette su Totti e Cassano, alla necessità di nascondersi dietro un fake perché qualcuno ti prenda sul serio.

Siamo alla metafisica delle stronzate.

E se, da un lato, la Rete mi ha regalato momenti splendidi e sorrisi sinceri, dall’altro ha sottratto linfa e spirito, fino a non farmi più capire chi sono e che cosa voglio dalla Matrix che ci avvolge, fingendosi un caldo e rassicurante ventre materno…

Pillola blu o pillola rossa.

Io faccio la mia scelta.

1 comment Digg this

Pari.

Dovevo farti vedere i dinosauri. Sorseggiare birra artigianale sotto il cielo d’Agosto. Cantare per te ubriaca alla luna, in piazza, in mezzo alla gente.

Dovevi portarmi a Villa Borghese. Al Gianicolo e a Cinecittà.

No. Per dire.

 

Adesso siamo pari.

No comments Digg this

Tema:del perché la duttilità non paga.

Sei “plasmabile”e, con la scusa, ti ritrovi immediatamente dei tentacoli addosso. Sei “poliedrica” e si cospargono le mani d’amuchina in gel (convinti si tratti di una malattia). Sei “flessibile” e ti scambiano per un pungiball. Sei “multitasking” e fai troppe cose per farle bene tutte. Sei “disponibile” e sottolineano che non c’è posto per le ragazze facili…

Domani mi esibirò, proponendomi come “totalmente amorfa”.

E stiamo un po’ a vedere.

1 comment Digg this

Gelosia

Riflettevo. Della e sulla gelosia.

E pensavo. A quanto sia, più che “il termometro dell’amore”, l’esponente periodico di un numero indefinibile di zebedei rotti.

Direttamente proporzionale all’incomprensione tra uomo e donna. Inversamente alla loro affinità sessuale, leggenda narra, vada a trarre le sue origini in quel periodo di sciagure e catastrofi a cavallo tra il Peccato Originale e il Diluvio Universale.

In pratica, è l’inconfutabile prova che Dio c’è. Sa come farci scontare determinate pene. E  lo fa nel più sadico dei modi possibili e/o immaginabili.

Bei tempi quelli delle carestie e delle cavallette.

Bei tempi.

No comments Digg this

Còre de ‘sta città

Riassunto delle puntate precedenti.

Trasferta lampo nel mese di Marzo. La nostra eroina, s’imbatte volontariamente in giUovane ameriGGano nato a Pozzuoli. I due scoprono l’aMMore e decidono di non limitarsi all’accoppiamento. In meno di tre mesi, la Capitale, acquista una nuova cittadina di origini pugliesi.

Quando mio fratello decise che i suoi colori calcistici sarebbero stati quelli della Roma, pensai subito al Colosseo, alla Dolce Vita, ai Paparazzi e alla lupa che allattava Romolo e Remo. Ah sì. Anche alle nozze tra la Blasi e il Pupone.

Poi venne mio padre. Con il ritornello da disco rotto.

“a Roma verresti capita professionalmente. Perché a Roma c’è gente in gamba. Fossi nata a Roma sarebbe tutto diverso.”

Oggi, a Roma, ci vivo. Trovandola stranamente meravigliosa. E dico stranamente perché tutti quelli che me ne parlavano, abitandola, avevano sempre qualcosa di cui lamentarsi. Se non erano i mezzi era il traffico, se non era il traffico erano le aree pedonali e il centro storico, se non era il centro storico erano i turisti.

A me, Roma, piace.

Nei suoi tramonti e nelle albe sonnacchiose. Le bombe delle sei non fanno male. Con i gabbiani che-non so come-arrivano finanche a Ponte Lungo. Con le cineserie di Piazza Vittorio Emanuele e quel vestire così libero e disinvolto qualsiasi pezza trovata nell’armadio prima di uscire.

Perché, Roma, mica se ne preoccupa tanto del tuo abbigliamento. L’unico fashion che conta è l’emozione. E il brivido convenzionale della star con le buste della spesa, incontrata appena girato l’angolo.

Qui, a Roma, sono tutti attori. E se non sono attori sono registi o fotografi. Un set continuo di signore al mercato e vecchietti sceneggiatori. Caleidoscopio di storie, Roma. E di voci. E di un dialetto che è lingua universale. Anche per l’arabo fruttarolo e il cingalese delle borse tarocche.

“fàmo mezzo chilo de zucchine?” “dàmme venti sacchi e sémo amici!”

C’è un cuore che batte, nel cuore di Roma. Ed è bello fargli l’elettrocardiogramma un giorno sì e uno pure. Se gira dritto o gira storto. Non è importante.

Quel che conta è saper dire grazie. Come m’insegnarano le suore. Ora non so cosa mi riservi. Quali saranno le sfide e le guerre. O quanto durerà. Comunque sia.

Grazie, Roma.

5 comments Digg this

Dimmelo tu

Quel che mi inquieta non è sentirti russare, la notte.

Mi ci ero già abituata a tal punto che, con il telefono, sapendo di doverti distare per qualche giorno, ti registrai per riuscire a prender sonno senza averti al mio fianco.

Quel che mi inquieta è non riuscire più a farne a meno.

E’ prendere i difetti per pregi e i pregi per difetti. Un po’ come fanno le coppie sposate da secoli. Mentre io e te siamo insieme da 60gg o poco più.

Questo, mi inquieta.

Che, ok, la deviazione del setto nasale. Che, ok, la digestione lenta. Ma se non è amore questo, allora, dimmelo tu cos’è…

No comments Digg this

La Felicità.

Citare Baricco è un po’ snob e banale, lo so. Ma è proprio vero…

accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.

Pensavo la mia vita non avesse più domande. O, tantomeno, risposte abbastanza interessanti per coinvolgermi nelle sue discussioni. Le attese erano inutili, i silenzi abitudine, il quotidiano respiro routine…

Un sacco di panno vuoto sotto l’albero nel giorno di Natale, insomma. Immagine abbastanza desolante, credo.

Poi capitano robe. Ti piomba una stella sulla testa all’improvviso, trascinandosi dietro l’Universo intero. E mille mondi. E mille esistenze. E mille intensissime emozioni. Come se, quasi, mai prima di quel giorno avessi aperto gli occhi per guardare il sole diritto nella sua sfera di fuoco.

E’ strano, sì… tipo morire e rinascere, uh.

Assomiglia parecchio a quelle storie della gente uscita dal coma. Quando raccontano del tunnel, delle voci, del torpore, dell’esserci e non esserci, finché d’un tratto ci sei, e basta, non puoi farci niente. Sai solo che il tuo corpo prende piena consapevolezza del suo essere, e muovi il dito di un piede neanche fosse la prima volta in assoluto. Ogni gusto sulle papille assume sapidità inedite  ed ogni fiore sotto le narici profuma di Dio. E il cuore ricomincia a pompare sangue talmente in fretta da non darti il tempo di sentirlo, quel fluido denso e caldo che scorre nelle vene.

E’ strano, sì. E intenso. E così surreale da svilupparsi in una proiezione onirica.

Un Suo sorriso. Una Sua carezza. Un Suo pensiero. Una Sua parola.

Quelli che sperimento, sono i primi trenta giorni della mia nuova vita. Perché la vecchia era bella, ma solo in prestito. Perché questa è mia e mia sola. E si specchia, giorno dopo giorno, nella vita Sua e Sua sola. Come luce rifratta nelle mille sfaccettature di tutti i sogni passati presenti e futuri, rilasciando i colori dell’iride in un semplice e affascinante miracolo quotidiano…

La Felicità.

Nuda. Serena. Splendida. Pura.

3 comments Digg this

Pagina successiva »